Scuola: bullismo contro uno studente disabile

Di Valeria Roscioni.

I compagni lo usano come un posacenere e spengono le sigarette su di lui. La madre fa partire la denuncia

Si chiama Manuel, soffre di un ritardo cognitivo, ha diciannove anni e da quattro, da quando ha iniziato a frequentare il primo anno di superiori in un istituto della periferia di Roma, torna a casa con addosso evidenti segni di bruciatura da sigaretta perché, come ha raccontato sua madre Matilde, alcuni compagni a ricreazione lo usano come un portacenere.

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È questa la storia inquietante raccontata da Il Messaggero.it dopo l’ennesima denuncia della donna ai carabinieri. Una storia che va avanti dal 2009 perché la donna non vuole cambiare scuola al figlio dato che quello è l’istituto da lui scelto, quello è il posto dove vuole studiare, quello è il suo sogno: “Perché devo essere io a togliere la vittima e non loro il carnefice?” ha risposto a coloro che le consigliavano di fare quella che, effettivamente, appare come la scelta più facile.

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Così sono quattro anni che suo figlio sopporta di tutto nella speranza di essere accettato perché nessuno fa nulla per aiutarlo. Neanche denunciare due compagni per “atti persecutori” lo scorso anno si è rivelato utile perché l’inchiesta è stata archiviata in quanto il ragazzo non era “in grado di rendere testimonianza”. Matilde però non si arrende e la sua lotta contro i bulli continua: chiede che, se non bastano le foto delle cicatrici, Manuel venga affiancato da qualcuno che lo aiuti a testimoniare.

COME DIFENDERSI DAL BULLISMO

La scuola, però, dal canto suo continua a negare questo crudele atto di bullismo e la preside, stando a quanto si legge su Il Messaggero ha dichiarato: “Nel nostro istituto sono state eseguite indagini approfondite, ma non è emerso nulla. Il ragazzo è seguito anche da insegnanti di sostegno. Noi sappiamo quello che accade qui dentro, non possiamo sapere ciò che succede fuori”. Come andrà a finire?