Scienze della Comunicazione è una laurea inutile? Secondo i dati di Almalaurea è vero il contrario

Di Andrea Maggiolo.

Giovanna Cosenza, professoressa dell'Università di Bologna, ha analizzato i dati di Almalaurea: "I laureati del 2004 in Scienze della Comunicazione, a cinque anni dalla laurea, lavorano nell'87% dei casi, mentre la media nazionale è dell'82%". Le note negative per coloro che prendono una laurea in questo settore sono la maggiore precarietà e gli stipendi più bassi rispetto alla media

Tante le polemiche dopo che il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini ha definito "inutile" la laurea in Scienze della Comunicazione. "Piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle Comunicazioni (sic) o in altre amenità - ha detto la Gelmini a Ballarò- servono profili tecnici competenti che incontrino l'interesse del mercato del lavoro".

La lettera alla Gelmini
Simona Melani, una laureata, ha scritto una lettera aperta alla Gelmini chiedendo un risarcimento per gli anni spesi a studiare "inutilmente". Ma davvero i laureati in Scienze della Comunicazione sono così inutili sul mercato del lavoro? C'è chi ne dubita, come Giovanna Cosenza, professoressa dell'Università di Bologna.

I dati di Almalaurea
Sul suo blog la professoressa Cosenza spiega nel dettaglio come dai dati di Almalurea emerga l'esatto contrario: "Dall'osservatorio Almalaurea emerge innanzitutto - scrive Giovanna Cosenza - che i laureati del 2004 in Scienze della Comunicazione, a cinque anni dalla laurea, lavorano nell'87% dei casi, mentre la media nazionale è dell'82%.Anche i neolaureati triennali in Scienze della Comunicazione del 2008 - continua la docente - lavorano più della media nazionale: 49% contro 42,4%"

Quanto alle lauree specialistiche nel settore della comunicazione anche qui i dati riportati dalla Cosenza non sono affatto negativi per i laureati in Scienze della Comunicazione: "60% di occupati nel settore della comunicazione, contro il 57% della media nazionale".

"Precarietà e stipendi bassi sono i lati negativi"

Le vere note negative per coloro che prendono una laurea in questo settore sono la maggiore precarietà e gli stipendi più bassi rispetto alla media: "Il 33% dei laureati in Comunicazione nel 2004 hanno ancora un lavoro precario, contro una media nazionale del 24%; e percepiscono uno stipendio lievamente più basso: 1.279 euro mensili netti contro i 1.328 del complesso".

"Ci sono pregiudizi"
Il mercato del lavoro quindi non valorizza i laureati in Scienze della Comunicazione come a volte senz'altro meriterebbero. Ha poco "appeal" per i datori di lavoro la laurea in Sci De Com. O almeno così sembra. "A causa di questi pregiudizi - scrive la Cosenza - se un'azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l'ingegnere vale di più a priori".

Link utili
Lettera di una laureata al ministro Gelmini
Il blog della professoressa Giovanna Cosenza