Saturae Menippeae

Di Redazione Studenti.

Composizione in prosa dell'opera di Varrone, i temi affrontati e la fonte d'origine

Nelle "Saturae Menippee", raccolse e concentrò la sua umanità pensosa, si ritrova il Varrone saggio, moderato, severo, bonario reatino, con il suo carattere semplice e schietto, legato al popolo e alla terra da una vivezza di sentimenti amorosi.
Egli infatti pone a fuoco i più grandi problemi morali, religiosi e sociali, che travagliarono quell’ultimo secolo della Repubblica Romana.

La composizione delle Saturae Menippeae (prosa e versi d'argomento vario in chiave etico-didascalica, in 150 libri) cominciò intorno all'80 a.C. e si protrasse a lungo. Dell'opera restano circa 600 versi (brevi frammenti) e una novantina di titoli.

Il tema della tristezza dei tempi e della decadenza dei costumi romani, la satira pungente dei vizi dei contemporanei è l'altro aspetto dello sguardo commosso e nostalgico che l'antiquario Varrone rivolgeva al passato ponendo a fuoco i più grandi problemi morali, religiosi e sociali, che travagliarono quell'ultimo secolo della Repubblica Romana.

Gli argomenti dovevano essere molto vari, spaziando dalla mitologia all'attualità romana.
Alla varietà dei soggetti corrispondeva la varietà dei registri e delle tonalità dello stile, il linguaggio era colorito e ricco di inventiva, di giochi di parole, arcaismi, volgarismi; le parti in prosa si alternavano, secondo il modello di Menippo, a quelle in versi, in una ricchissima varietà dì metri. Nella letteratura latina, le Menippeae diedero inizio al genere letterario al quale si ricollegano il Satyricon di Petronio è la Apokolokyntosis di Seneca.

Lo scrittore trovò un modello in Menippo di Gàdara (Siria), un liberto, filosofo itinerante, che, nel III secolo a.C., aveva composto satire che rompevano violentemente con le tradizioni aristocratiche della cultura greca. Altri modelli Varrone trovò nelle Saturae di Ennio e di Lucilio, ma da Menippo egli trasse soprattutto la mescolanza di realismo crudo e libera immaginazione fantastica ed il tono amaro e tagliente.
Interamente in prosa erano i Logistorici, che svolgevano per lo più argomenti morali illustrandoli con esempi tratti dalla storia e dal mito, i titoli erano doppi e indicavano il personaggio principale, dal quale era condotta l'esposizione e l'argomento di sua competenza (Marius de fortuna, Catus de liberis educandis). Nell'ultimo decennio della sua vita, con i nove libri delle Disciplinae, Varrone organizzò tutto il sapere della scienza antica in una forma che condizionò il futuro ordinamento degli studi nell'Europa occidentale: egli prefigurò, infatti, la distinzione delle arti liberali che, nelle scuole medievali, si articolò in Trivium (grammatica, dialettica, retorica) e in Quadrivium (geometria, aritmetica, astronomia, musica). Nei due ultimi libri egli trattava medicina e architettura, le due arti più tecniche che erano, di fatto, escluse dalle arti liberali.



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