Satira: significato e definizione

Satira: significato e definizione A cura di Silvia Corelli.

Satira: significato, definizione e storia del genere letterario che nasce nell'antica Roma con Lucilio ed è ancora oggi di grandissima attualità

1Che cos’è la satira?

Una delle vignette di Makkox, esponente della satira contemporanea
Una delle vignette di Makkox, esponente della satira contemporanea — Fonte: ansa

Social network, televisioni e giornali ci tengono in contatto col mondo della satira quotidianamente. Non è quindi difficile capire di cosa parliamo quando parliamo di satira: fare satira significa fare polemica con sarcasmo, ironia e spesso anche con comicità attraverso uno spettacolo, una vignetta, un’opera letteraria. Questa definizione non deve far pensare che sotto il concetto di satira ci sia solamente un gioco canzonatorio. La satira è una pratica piuttosto complessa e ha un intento moraleggiante; chiama in causa una serie di meccanismi profondi che vanno dall’etica agli artifici retorici necessari per suscitare straniamento e riso, come ad esempio fa l’ironia. Un personaggio interessato a fare satira deve conoscere molto bene la sua realtà contemporanea, le falle delle classi sociali o di quella politica, i meccanismi del mondo circostante per saper cogliere gli elementi più suscettibili di critica. Oltre a questo, la satira ha alle sue spalle una storia millenaria. Fin dall’antica Grecia la satira ha avuto una larga diffusione e un largo successo, è stata oggetto di attacchi e di censura da parte dei poteri forti proprio per i suoi caratteri polemici e dissacranti.
Vedremo, nell’appunto che segue, le tappe fondamentali di questo genere. 

2Percorsi di un genere: la satira nel mondo antico

2.1Il prototipo di satira in Grecia

Nell’Antica Grecia non esiste un vero e proprio genere che possa essere definito “satira”. A posteriori, e cioè dopo la vera nascita della satira, si è potuto indagare alcuni componimenti di lingua greca, come le diatribe ad esempio, e rintracciare al loro interno elementi e atteggiamenti retorici che possono essere effettivamente riconosciuti come satirici e che confluiscono, successivamente, nella letteratura latina dove la satira trova un suo spazio autonomo e ragionato. Ovviamente c’è un intento polemico in questi componimenti greci, ma non c’è una vera concezione della satira come genere letterario autonomo.

2.2La satira è romana

È nell’antica Roma che nasce e si afferma, consapevolmente, la satira: Quintiliano, nel suo libro Institutio oratoria, afferma «satura tota nostra est», la satira è tutta nostra, è un’invenzione nostra.
Il termine satura da cui il nome del genere ha origine, fa riferimento all’espressione “lanx satura” che indica dei piatti colmi di varie offerte donati alle divinità. La satira, quindi, era un “miscuglio” di argomenti diversi che potevano essere esposti sia in poesia che in prosa e che all’inizio non avevano necessariamente un intento polemico.

A Roma abbiamo diverse tipologie di satira: la satira drammatica e la satira letteraria che, come spiegano i termini, sono destinate rispettivamente al teatro oppure a componimenti scritti, propriamente letterari. Fra quelli letterari ci sono testi sia in prosa che in poesia e non mancano esempi di satira in prosimetro (cioè un componimento misto di versi e prosa).

Da quanto detto notiamo che nei suoi esordi la satira non ha una regolarità formale interna, e sarà con Gaio Lucilio, nel II° secolo a.C., che la satira verrà codificata. Lucilio scrive trenta libri di satire utilizzando il metro esametro (un verso composto da sei piedi) che da questo momento diviene il metro standard della satira, e assegna a questo genere esclusivamente gli scritti di tipo polemico. 

Da questo momento si afferma poi un altro particolare tipo di satira, che costituisce una forma di sottogenere: la satira menippea. Questo componimento prende il nome dal suo ideatore, Menippo di Gadàra, di cui non sappiamo quasi nulla e che conosciamo solo attraverso fonti indirette. Secondo queste fonti, e secondo chi, dopo di lui, afferma di scrivere “satire menipee” (come ad esempio Varrone, ma sono molto importanti anche le satire di Orazio) sappiamo che le sue satire erano in prosimetro, l’argomentazione prevedeva che la storia si articolasse su tre piani diversi (terra, inferi e cielo) e lo stile era grottesco, comico, popolareggiante. 

Fra i più importanti autori latini che si ispirarono al tipo di satira menippea c’è Seneca. Nel suo Apokolokynthosis, Seneca si scaglia contro l’imperatore Claudio, responsabile di averlo condannato all’esilio, e mette in scena un componimento incentrato sulla vita di Claudio nell’Aldilà. Giunto alle porte dell’Olimpo chiede di essere ammesso fra gli dèi perché si sente egli stesso una divinità. Nell’Olimpo, però, nessuno lo conosce e viene quindi condannato a passare l’eternità nell’Ade (una sorta di inferno) passando però prima per la Terra dove assiste al suo funerale carico di critiche. 

So di essere diventato padrone di me stesso, il giorno in cui se ne andò finalmente all'altro mondo quello che aveva dimostrato la verità del proverbio: «conviene nascere re o scemi».

Lucio Anneo Seneca, Apokolokyntosis

3La satira dal Medioevo alla contemporaneità

3.1Il Medioevo

Come molti altri elementi culturali del mondo latino, anche la satira passa al sistema culturale medievale ma risulta camuffata rispetto a quanto avveniva nella letteratura antica. La satira non è più solo un componimento satirico in forma di esametro e si esprime attraverso componimenti più vari, come i ritmi latini, le profezie, le epistole. Non possiamo definire vere e proprie “satire” questi componimenti, perché sono testi con dei loro caratteri e una poetica precisi, e dobbiamo quindi pensarli come argomentazioni in cui semplicemente si insinua uno stile satirico.

Il romanzo allegorico è la sede in cui è possibile capire meglio questo meccanismo. L’allegoria è una figura retorica molto usata nel Medioevo: consiste nella rappresentazione di un significato nascosto ravvisabile sotto il significato letterale del testo. Per esempio, se parliamo di una lupa (come fa Dante nel primo canto della Commedia) il significato letterale è quello di un comune animale ma quello allegorico, riprendendo l’atteggiamento del lupo che ha sempre fame, è quello dell’avarizia, uno dei vizi capitali che affliggono l’uomo.
Un tipo di romanzo allegorico in cui è presente la satira è ad esempio il Roman de Renart. Composto in lingua d’oil fra il XII e il XIII secolo, è un’opera che raccoglie racconti – a volte anche anonimi - di animali ripresi dalle fiabe latine. In questi racconti gli animali, come la lupa per Dante, sono delle allegorie, ma non rappresentano solo dei vizi: gli animali, con i loro difetti e le loro prevaricazioni reciproche, simboleggiano i componenti del clero e dei poteri laici contro cui si vuole polemizzare.

Giovanni Boccaccio, autore del Corbaccio
Giovanni Boccaccio, autore del Corbaccio — Fonte: ansa

Abbiamo visto che gli scritti satirici medievali tendono ad attaccare la classe politica e quella ecclesiastica ma ci sono anche componimenti che polemizzano contro i costumi della società. La satira contro la classe politica si esprime in particolare attraverso il genere dei sirventesi, un tipo di componimento caratteristico della poesia provenzale che passerà successivamente anche in Italia. Anche fuori dai sirventesi la satira trova ottime espressioni in Italia nei componimenti di Guittone d’Arezzo, nelle canzoni politiche contenute nel Canzoniere di Petrarca, e bisogna ricordare anche Dante, che in disparati luoghi della Commedia attacca regnanti, reggenti degli stati italiani, papi e uomini di chiesa. Quello che hanno in comunque questi componimenti è una critica contro la corruzione e la mondanità del clero che non si occupa della vita spirituale ma solo del potere terreno, e un’aspra polemica contro i regnanti italiani che lottano l’uno con l’altro e che non riescono a mantenere la pace.

Uno scritto satirico contro un gruppo sociale è invece il Corbaccio di Boccaccio che, composto in vecchiaia, si scaglia contro le donne. È un componimento in effetti molto divertente che si articola attraverso l’espediente del sogno. Un uomo si innamora di una vedova e sogna il marito defunto che cerca di convincerlo a lasciar stare la moglie, non per gelosia, ma perché quella donna è davvero insopportabile e come lei, tutte le altre donne andrebbero smascherate (non sono docili e belle come sembrano) e criticate.

Fuori dall’Italia, in Francia, si afferma un tipo di componimento satirico grottesco che avrà largo successo: la danza macabra (o danse macabre, in francese). In questo tipo di opere venivano rappresentati personaggi estratti dalle varie classi sociali, nobili, chierici, mercanti, medici, contadini mentre ballano con degli scheletri. Il significato di questa danza è semplice: davanti la morte siamo tutti uguali e le ricchezze terrene che tanto teniamo ad accumulare non solo che un’illusione passeggera.
Insomma, in un periodo difficile e controverso come il Medioevo, storicamente ricco di battaglie politiche e religiose, la satira si insinua nei discorsi di numerosissimi poeti e anche nella poesia popolare e fiabesca.

4La satira moderna

La statua del Pasquino, ai piedi della quale si appendevano le satire conosciute con il nome di Pasquinate
La statua del Pasquino, ai piedi della quale si appendevano le satire conosciute con il nome di Pasquinate — Fonte: ansa

Anche l’età cosiddetta moderna, da fine Quattrocento alla fine dell’Ottocento, ha diversi punti nevralgici che ben si prestano alla polemica e quindi agli scritti satirici. Come detto in precedenza, troviamo la satira all’interno di componimenti che non sono satire ma anche in nuove forme letterarie che nascono nel Cinquecento come le Pasquinate.
Le Pasquinate sopravvivono fino all’Ottocento, sono dei piccoli manifesti con intento tutto satirico che venivano appese sotto la statua di Pasquino e che potevano essere composte da chiunque nel popolo romano con l’intento di attaccare i papi. Soprattutto per la morte dei papi vennero scritte Pasquinate satiriche ad effetto, ad esempio per la morte di Clemente VII, deceduto per l’incompetenza del suo medico a curarlo, attaccarono sotto la statua il ritratto di questo modico con la scritta «Ecce qui tollit peccata mundi» (ecco quello che toglie i peccati dal mondo) con l’insinuazione nascosta che proprio il papa sia un peccatore. 

Ritratto di Ludovico Ariosto
Ritratto di Ludovico Ariosto — Fonte: ansa

Oltre questo nuovo tipo di genere la satira ha avuto un ruolo determinante nell’opera di Ludovico Ariosto. L’autore del celebre Orlando Furioso ha disseminato, come fece Dante, di spunti critici e ironici il suo poema cavalleresco. Si scaglia contro la società che ha perso i valori della cavalleria, tanto amati dal pubblico incapace di rimetterli in atto (lo stesso atteggiamento è quello di Cervantes nel suo Don Chisciotte). Ma Ariosto è anche autore di vere e proprie satire. Fra il 1517 e il 1525 Ariosto compone sette satire in terzine; in questi componimenti l’autore prende ad esempio le satire latine di Orazio e finge di dialogare con vari personaggi chiamando in causa la sua società contemporanea. Ariosto funge da modello per la satira successiva: composta in metro, la satira torna ad essere un vero e proprio genere letterario a partire dal Cinquecento, assume caratteri autobiografici, come ha fatto Ariosto, ed ha un profondo e aggressivo intento moralistico.  

Un ultimo passaggio in cui la satira assume un ruolo fondamentale nella storia italiana è a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento quando, ormai maturi i tempi, comincia a caratterizzare la poesia civile e a sollevare problematiche e critiche che porteranno ai moti risorgimentali e all’Unità d’Italia.  

5Fino a dove può spingersi la satira?

Charlie Hebdo: la satira ha limiti?
Charlie Hebdo: la satira ha limiti? — Fonte: ansa

Come sappiamo, oggi la satira è una componente essenziale della comunicazione pubblica. Troviamo su facebook, su twitter, in tv, nei programmi come Gazebo, o nelle vignette di Makkox, un tipo di satira intelligente e pungente. Anche all’estero, con il famosissimo Charlie Hebdo, abbiamo esempi di satira contemporanea. C’è un dibattito intorno a questo tipo di satira oggi, nato soprattutto negli ultimi tempi a seguito degli attentati di Parigi al giornale satirico francese e in seguito alle vignette di Hebdo contro il terremoto dell’Umbria o del disastro di Rigopiano in Abruzzo. Il dibattito è in atto ed è molto stimolante: je suis charlie è stato il motto contro il terrorismo, ma quando la satira di Charlie attacca l’Italia siamo meno tolleranti con le sue battute? C’è davvero del cattivo gusto dietro queste vignette? È interessante approfondire.