San Martino di Giosuè Carducci: testo e parafrasi

San Martino di Giosuè Carducci: testo e parafrasi A cura di Silvia Corelli.

San Martino: testo, parafrasi, commento, spiegazione e figure retoriche della più celebre poesia di Giosuè Carducci, divenuta anche una canzone

1Introduzione a San Martino

Ritratto di Giosuè Carducci
Ritratto di Giosuè Carducci — Fonte: ansa

Questa poesia, una delle più celebri e amate del poeta maremmano, compare nel terzo libro della sua più completa e organica raccolta poetica, le Rime Nuove.
Alcuni studiosi sostengono che, essendo presenti nella poesia dei termini identici a quelli utilizzati da Ippolito Nievo in una sua poesia del 1858, Carducci si sia ispirato direttamente a questo scrittore, noto patriota italiano ottocentesco e autore, fra le altre cose, de Le confessioni di un italiano.   

2Temi

Nel linguaggio semplice e diretto di questo componimento, effettivamente scorrevole e piuttosto semplice alla lettura, ritroviamo delle tematiche molto care a Carducci.   

  • Primo fra tutti il paesaggio naturale che si staglia distruttivo e malinconico sullo sfondo di una festa di paese in cui si scorge un’unità quasi familiare. I due concetti si oppongono con il “Ma” che apre la seconda quartina: il mare è in tempesta, la nebbia avvolge le colline ma il borgo è in festa, inebriato dal vino dopo la recente vendemmia autunnale. Si crea un ben riuscito contrasto fra un mondo chiuso e protetto dentro il borgo e un mondo esterno, pericoloso e rabbioso, che è quello appunto della natura grigia e distruttiva.
  • Si passa poi dalla collettività della strada ad uno scenario domestico e più intimo: il cacciatore arrostisce la cacciagione sulla brace mentre osserva, al tramonto (elemento naturale malinconico per eccellenza) uno stormo di uccelli neri, colore ragionato in quanto indica un chiaro presagio di morte insieme all’idea della notte che si avvicina.
    La vacuità della vita è resa dall’allontanamento di questo stormo che si confonde fra le nuvole rosse, ricordando al poeta un mucchio di pensieri ormai vani e dimenticati.

3Metrica e figure retoriche

Il verso utilizzato in questa poesia è definito anacreontico: comprende quattro quartine di settenari (di cui i primi tre piani e il terzo tronco) con schema rimico ABBC DEEC FGGC HIIC.    

  • È presente in larga misura l’allitterazione che vuole rendere attraverso la ripetizione di /r/ un senso di asprezza: irti/maestrale/aspro odor..rallegrar
  • Troviamo poi un bell’esempio di sinestesia, ossia l’accostamento di termini appartenenti a campi sensoriali diversi: urla e biancheggia il mar
  • Molto frequente anche l’anastrofe, ossia l’inversione del normale ordine sintattico degli elementi nella frase: la nebbia a gl’irti colli piovigginando sale/gira su ceppi accesi lo spiedo/stormi d’uccelli neri nel vespero migrar
  • Similitudine nell’ultima quartina nell’accostamento degli uccelli a dei pensieri che vagano nell’aria: stormi d’uccelli neri com’esuli pensieri

Un ultimo accenno va fatto alla scelta dei tempi verbali. Carducci preferisce tempi che non rendano chiaramente un tempo storico ma un presente continuo, quasi un’eternità immutabile: si alterna l’uso del presente, del gerundio e dell’infinito che, insieme all’assenza di coordinate precise (non sappiamo dove o quando il poeta sta osservando questo scenario) rendono perfettamente un’idea di immobilità.   

4Testo e parafrasi

Testo

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar
;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.


Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar


tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Parafrasi

La nebbia sale, lasciando una lieve pioggia, verso i colli carichi di alberi spogli, mentre il mare è in tempesta, pieno di onde e di schiuma, sotto il vento Maestrale. Ma le vie del borgo sono in festa e fermenta il mosto nei tini, diffondendo un odore apro di vino in tutto il paese, che rallegra gli animi. Sulla brace accesa e scoppiettante gira poi lo spiedo mentre il cacciatore sta fermo sulla soglia di casa a guardare ra le nuvole rosse al tramonto, uno stormo di uccelli neri che, come pensieri vagabondi, si allontanano verso la notte.