Rosso Malpelo di Giovanni Verga: trama e analisi

Rosso Malpelo di Giovanni Verga: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

Analisi e trama di Rosso Malpelo, una delle novelle più famose di Giovanni Verga. Scopri tematiche e caratteristiche stilistiche del racconto

1Introduzione

Rosso Malpelo è probabilmente la novella più famosa di Giovanni Verga. Attraverso la presentazione di un giovane personaggio della classe umile siciliana, Verga ci offre un esempio perfetto della sua poetica verista.  

2Genesi e storia editoriale

Immagine dello scrittore Giovanni Verga
Immagine dello scrittore Giovanni Verga — Fonte: ansa

La novella viene pubblicata per la prima volta tra il 2 e il 5 agosto del 1878 nella rivista «Fanfulla della domenica» e in seguito venne inserita in Vita dei campi (1880), la prima grande raccolta di novelle di Verga. La versione definitiva risale al 1897.        

Nella scelta dell’ambientazione e del tema l'autore si ispira a un dibattito molto attuale nella società dell’epoca, quello sulle condizioni di lavoro nelle miniere e sullo sfruttamento del lavoro minorile. In particolare lo spunto venne a Verga dall’inchiesta Il lavoro dei fanciulli nelle zolfatare siciliane di Leopoldo Franchetti e Giorgio Sonnino, contenuta nel libro La Sicilia del 1876.
Come aveva già fatto per Storia di una capinera, in cui trattava il tema delle monacazioni forzate, anche qui Verga si ispira a un problema sociale di attualità e si schiera dalla parte dei più deboli, dei vinti.

3La trama

La novella inizia con la presentazione del personaggio di Malpelo, un giovane che lavora in una cava di sabbia siciliana e che è ritenuto da tutti essere malvagio a causa dei suoi capelli rossi. Per questo motivo il giovane è malvoluto dalla sua famiglia, che si vergogna di lui, e maltrattato dai suoi compagni di lavoro. In risposta a questo Malpelo vive completamente isolato. Nel racconto si dice che lo tenevano a lavorare lì solo perché il padre era morto nella cava in seguito al crollo di una parete. 

Fonte: istock

Viene descritta la morte del padre, a cui Malpelo è presente. Tutti gli uomini giunti in soccorso rinunciano subito a salvarlo, giudicando l’impresa impossibile, e solo Malpelo continua a scavare inutilmente per tirarlo fuori dalle macerie.
Tornato a lavoro dopo la morte del genitore, Malpelo è ancora più solitario e i compagni si accaniscono di più su di lui. Gli vengono affidati tutti i lavori più duri e pericolosi e il ragazzo sfoga la sua rabbia contro un vecchio asino.    

A questo punto entra in scena un altro personaggio, il giovane Ranocchio, momentaneamente zoppo dopo un incidente. Malpelo inizia a tormentare il ragazzo, ma in questo comportamento si cela il suo modo di essergli amico e di prepararlo per il mondo.
Viene descritto anche un ritorno a casa del protagonista, che si reca dalla madre e la sorella. Le due donne però si vergognano di lui e non vedono l’ora che torni alla cava a lavorare.
In questo momento viene ritrovato il cadavere del padre, evento che sconvolge moltissimo Malpelo. Il ragazzo prende i vestiti del genitore e inizia a custodirli con gelosia.    

La scia di morti, però, non è finita: anche l’asino che Malpelo usava picchiare viene trovato morto e il suo cadavere viene mangiato dalle bestie. Il protagonista porta Ranocchio a vedere la scena per dargli una lezione sulla vita, ma il ragazzino non vivrà mai la vita a cui Malpelo lo sta preparando: Ranocchio, infatti, si ammala e Malpelo fa appena in tempo ad andare a trovarlo prima che muoia.    

Dopo la morte di Ranocchio arriva alla cava un uomo evaso di prigione che si sta rifugiando per sfuggire alla cattura, ma che alla fine decide di andar via, preferendo il carcere alla vita sottoterra.      

Nel finale Malpelo viene mandato in esplorazione in una zona pericolosa della cava e non fa più ritorno, presumibilmente morto nel labirinto dei cunicoli.       

Così si persero persin le ossa di Malpelo, e i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui nel sotterraneo, ché hanno paura di vederselo comparire dinanzi, coi capelli rossi e gli occhiacci grigi.

Giovanni Verga, Rosso Malpelo

4Il narratore verista

4.1Rosso Malpelo come prima novella verista

Rosso Malpelo può essere considerata la prima novella del tutto verista di Verga. In Nedda (1874) aveva già trattato l’argomento del mondo contadino siciliano, ma non aveva abbandonato il punto di vista esterno, quello del narratore che descrive i fatti e li giudica. In Rosso Malpelo invece adotta la tecnica dell’impersonalità: l'autore assume il punto di vista dell’ambiente che descrive.  

4.2Il narratore popolare

Il narratore di Rosso Malpelo è un narratore popolare, che ci racconta i fatti già conclusi. Non dobbiamo però pensare che il narratore popolare corrisponda alla voce di un solo personaggio, in quanto esso rappresenta piuttosto la voce di tutto il popolo, un coro, il punto di vista della comunità. Questo è evidente già nell’incipit della novella: «Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo». Appare chiaro che questo non è il punto di vista di Verga, ma quello della gente del popolo e in particolare degli abitanti del paese in cui Malpelo vive e lavora. Verga in quanto persona è completamente assente e l’autore regredisce adottando un punto di vista che non è il suo.     

Nota scritta a mano da Giovanni Verga
Nota scritta a mano da Giovanni Verga — Fonte: ansa

A parlare è la voce del pregiudizio, che presenta una spiegazione irrazionale come perfettamente logica. Bisogna sottolineare che l'utilizzo di questo punto di vista non comporta l’adesione dell’autore a ciò che viene detto. Al contrario, il lettore va oltre ciò che il narratore popolare dice ed è indotto a contestare il pregiudizio, a svelarne la falsità.
Ci troviamo allora di fronte a un narratore inattendibile alle cui parole non possiamo credere perché non riporta la verità, ma un punto di vista distorto. Questo narratore non capisce le azioni di Malpelo e le attribuisce tutte alla sua presunta malvagità derivante dai capelli rossi.      

4.3Lo straniamento

Per il lettore è chiaro che Malpelo ha dei valori autentici, come la pietà verso il padre, il senso della giustizia, l’amicizia e la solidarietà. Il punto di vista del narratore, con i suoi pregiudizi e le sue incomprensioni, crea su questi valori un effetto di straniamento. Questo accade perché il narratore è portatore di un punto di vista disumano, che ignora i valori e conosce solo gli interessi privati e la logica del più forte.  

Lo straniamento ha dunque l’effetto di negare che possano esistere dei valori in un mondo dominato dalla lotta per la sopravvivenza, e in questo Verga esprime il suo pessimismo. Dall’altra parte l’insensibilità del narratore, che dovrebbe apparire strana, appare invece normale: abbiamo qui uno straniamento al rovescio.  

4.4La lingua

Il punto di vista è popolare ma la lingua usata ha a volte ancora caratteristiche del registro alto e letterario, o perlomeno dell’italiano grammaticale. Essa accoglie molti elementi del parlato, ma non scende mai fino al dialetto, la vera lingua parlata dal popolo alla fine dell’800.
Quello che Verga riprende dal siciliano è piuttosto l’immediatezza e la rapidità delle formule, che vivacizzano il discorso e modernizzano le forme dell’italiano, creando una lingua più diretta e incisiva.  

5Il pessimismo di Malpelo

Malpelo è un emarginato, rifiutato dalla famiglia e dai compagni di lavoro. La sua diversità si riconosce in un particolare fisico, i suoi capelli rossi in cui il popolo vede un segno di malvagità.
Come altri personaggi di Verga, Malpelo è vittima di una serie di sventure. 

Per Malpelo la vita si configura come un’eterna lotta per la sopravvivenza dominata dalla legge del più forte. Lo vediamo anche negli insegnamenti che dà a Ranocchio, con il quale intrattiene un rapporto ambiguo tra l’amicizia e il bullismo. Il fine è far capire a Ranocchio che la vita è una lotta in cui dominano il male e l’ingiustizia. Dalla vicenda di Ranocchio, così come dal rapporto con la famiglia, emerge un contrasto forte tra amore e violenza nel personaggio di Malpelo.

La concezione della vita di Malpelo è priva di speranza. Per questo motivo egli decide di non ribellarsi contro le ingiustizie che subisce perché gli sembrano inevitabili. A volte sogna un destino diverso, ma subito ne comprende l’impossibilità e torna alla realtà. È come se Malpelo si facesse carico del male del mondo. Il suo destino è quello del padre, sia nella vita che nella morte. Nel finale Malpelo si trasforma, per coloro che rimangono, in un fantasma che vaga nella cava, in una leggenda paurosa.
In questo pessimismo assoluto e senza uscita, che porta Malpelo ad affermare che «se non fosse mai nato sarebbe stato meglio», vediamo lo stesso pessimismo di Verga. L’autore, che si era eclissato dal testo attraverso la tecnica dell’impersonalità, vi rientra in modo brusco imponendo al protagonista della vicenda la propria concezione del mondo.