Il Romanticismo italiano nella letteratura

Il Romanticismo italiano nella letteratura A cura di Redazione Studenti.

Il Romanticismo italiano nella letteratura: i protagonisti, la polemica con i classicisti, la nascita della poesia romantica e della romanza

1Il Romanticismo in Italia

Il Romanticismo penetra in Italia con un ritardo di circa vent’anni rispetto al resto d’Europa, e non diventa mai l’unica e principale corrente artistica presente nella Penisola. L’ingresso delle idee romantiche scatena anzi un acceso dibattito, a causa della continua presenza di sostenitori italiani degli ideali neoclassici.  

Il principale mezzo di diffusione degli ideali romantici in Italia sono i periodici stampati a Milano e Firenze.

1.1Il Romanticismo a Milano

La Milano del secondo decennio dell’Ottocento poteva vantare una classe intellettuale che si sentiva erede delle conquiste illuministiche, ed era reduce del periodo di straordinaria fioritura culturale che aveva segnato la città durante la dominazione napoleonica. Milano era inoltre divenuta il centro più importante per quanto riguarda l’industria editoriale.

Ritratto di Madame de Staël
Ritratto di Madame de Staël — Fonte: istock

La data di inizio del Romanticismo in Italia è solitamente fatta coincidere con il gennaio 1816, quando, sulle pagine del primo numero della rivista «Biblioteca italiana», è pubblicato il saggio Sulla maniera e utilità delle traduzioni di M.me de Staël, che segna lo scoppio della polemica fra classicisti e romantici.

La «Biblioteca italiana» (1816-1840) è un periodico milanese vicino al governo asburgico, e diretto fino al 1825 dal letterato Giuseppe Acerbi. Attraverso la «Biblioteca italiana» il governo di Vienna aveva tentato di distogliere dall’impegno politico gli uomini di cultura che avrebbe potuto opporsi al governo austriaco.

Il Romanticismo proveniva dal mondo tedesco, e dunque si sperava che la sua diffusione potesse rafforzare lo spirito di appartenenza degli italiani allo stato austriaco. L’esito fu però diverso: gli ideali romantici divennero ben presto sinonimo di progressismo e di indipendenza italiana, mentre i sostenitori del regime asburgico rimasero per lo più legati al gusto neoclassico.

Ritratto di Giovanni Verri
Ritratto di Giovanni Verri — Fonte: ansa

Su posizioni politiche e ideali completamente diversi si colloca «Il Conciliatore», un’altra importante rivista milanese, che comincia a uscire due volte alla settimana dal giugno 1818, ma che deve cessare le pubblicazioni per l’intervento della censura austriaca nel dicembre del 1819. Questo periodico, sostenuto finanziariamente da un gruppo di aristocratici progressisti, si presenta come l’erede del «Caffè» dei fratelli Verri (giornale fondato nel 1764 ed espressione delle cultura illuminista). La rivista – alla quale collaborano molti intellettuali liberali come Giovanni Berchet, Pietro Borsieri, Ludovico Di Breme e Silvio Pellico – è uno specchio del programma di modernizzazione della società sostenuto dai romantici: infatti «Il Conciliatore» non tratta solo di letteratura, ma anche di statistica, di economia, di problemi scientifici e di temi industriali e agricoli.

La stessa fusione di ideali progressisti e di forte attenzione a una cultura utile e applicabile si riscontra nella rivista fondata da Carlo Cattaneo, «Il Politecnico», attiva fra il 1839 e il 1845.

1.2Il Romanticismo a Firenze

L’altro centro fondamentale per la diffusione del movimento romantico in Italia è Firenze, dove nel 1819 un ricco commerciante di origine francese, Giovan Pietro Vieusseux, apre un gabinetto di lettura, cioè un luogo che raccoglieva periodici italiani e stranieri e nel quale si discutevano i problemi culturali e scientifici. 

Nel 1821, per iniziativa dello stesso Vieusseux, nasce l’«Antologia», rivista soppressa dalla censura nel luglio del 1833, che, come «Il Conciliatore», era interessata soprattutto a programmi di sviluppo dell’agricoltura toscana. L’«Antologia» esprimeva le posizioni liberali, moderate e cattoliche di alcuni dei grandi proprietari terrieri toscani (posizioni non gradite al Granduca di Toscana).

2La poesia romantica in Italia

Ritratto di Alessandro Manzoni
Ritratto di Alessandro Manzoni — Fonte: ansa

Se escludiamo la produzione di poche figure eccellenti, come quella di Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni o quella dialettale di Giuseppe Gioacchino Belli e di Carlo Porta, possiamo dire che la poesia romantica della prima metà dell’Ottocento italiano non raggiunga mai grande qualità ed eccellenza.

La resistenza della tradizione classicista, più forte in Italia che nel resto d’Europa, pone infatti alla diffusione delle novità romantiche un ostacolo difficilmente superabile; tra tutti i generi letterari, la poesia è quella che maggiormente ne soffre. Il genere lirico – la principale novità romantica – fatica a impiantarsi in Italia per via della preferenza accordata a una poesia ‘impegnata’, che toccava tematiche civili e patriottiche (delle quali, più avanti nel secolo, si sarebbero nutriti gli ideali risorgimentali).

2.1Le forme della poesia romantica

In questo periodo si registra una crisi delle due forme metriche principali della tradizione italiana, la canzone e il sonetto. Anche in questo senso, può essere considerata eccezionale l’esperienza di Giacomo Leopardi, che perfeziona la canzone libera, cioè con strofe non vincolate a uno schema metrico e rimico fisso. Anche il sonetto, che proprio all’inizio del secolo aveva trovato in Ugo Foscolo uno dei suoi interpreti più raffinati, perde la sua tradizionale centralità, continuando a venire praticato per lo più da poeti dialettali (Belli) o dilettanti.  

2.2La ballata romantica

La ballata romantica, o ‘romanza’, non indica una forma metrica precisa, ma un genere poetico: ricorre infatti a una varia tipologia di metri della tradizione letteraria ‘alta’, accentuandone, però, la ‘popolarità’ attraverso dei ritmi molto scanditi. A questo genere appartengono poesie di impianto narrativo, incentrate su un fatto o realmente accaduto o immaginario, che adottano forme semplici, ritmate e cantabili.

Ritratto di Johann Wolfgang von Goethe
Ritratto di Johann Wolfgang von Goethe — Fonte: ansa

In Inghilterra e in Germania le ballate avevano conosciuto grande successo già a fine Settecento (celebri sono quelle di Goethe); esse prendevano spunto soprattutto da leggende o da racconti popolari di ambientazione medievale; in Italia mantengono l’aspetto ‘popolare’, ma mettono in seconda linea i miti e i racconti medievaleggianti. Il più delle volte, quando non si abbandonano a storie commoventi e sentimentali, prendono spunto dalla storia per celebrare esempi di lealtà verso i connazionali e di eroismo patriottico. Insomma, anche le ballate, come la poesia più esplicitamente politica, mirano a forgiare nei lettori la coscienza delle comuni radici nazionali.