Quattro Atti Profani di Antonio Tarantino (Stabat Mater, Passione secondo Giovanni, Vespro della Beata Vergine, Lustrini) al Teatro Eliseo A Roma dal 2 al 14 marzo 2010
Sacra Rappresentazione, mistero, via crucis, auto sacramental… L’umanità portata in luce in modo intenso e straziante, ma anche dolorosamente ironico, dai Quattro atti profani di Antonio Tarantino è quella nascosta nelle pieghe oscure della città e delle coscienze. L’autore dà voce ai “dimenticati” di questi quattro “drammi torinesi”; “fantocci di parole rilegate in pelle” li chiama Tarantino, facendoli esprimere in una inaspettata e musicalissima lingua, che riesce a comunicare e ad emozionare sfruttando un ampio e articolato spettro espressivo.
PROMOZIONE STUDENTI.IT
Stampa questa pagina e portala con te alla cassa del teatro: pagherai 10 € il primo biglietto e 1 € il secondo biglietto.
TEATRO ELISEO Via Nazionale, 183 − Roma
ORARIO SPETTACOLI Martedì, giovedì, venerdì – ore 20,45 Sabato – ore 16,30 e 20,45 Mercoledì e domenica – ore 17,00

Da un italiano ossessivo, rotto, si passa a un violento corpo a corpo con la lingua italiana “alta”, infettandola con la lingua della strada e il dialetto; inventando irresistibili neologismi e infine inoltrandosi nel solco di un classicità rivisitata, in cui l’olimpo greco può ospitare e consacrare ladri e puttane. Antonio Tarantino, nato a Bolzano nel 1938 e residente a Torino sin dall’infanzia, si è affacciato di prepotenza all’attenzione del mondo teatrale italiano nel 1993 conquistando il Premio Riccione Ater per il teatro proprio conStabat Mater e Passione secondo Giovanni. I due testi, insieme a Vespro della Beata Vergine e Lustrini vennero poi pubblicati dalla Casa Editrice Ubulibri nel 1997.
Per questo spettacolo, che ha debutto lo scorso maggio al Teatro stabile di Torino, coproduttore con Eliseo, Valter Malosti ha scelto di riunire in un unico corpus i “quattro atti”«Affronto questo lavoro con un cast straordinario e inaspettato che darà voce e corpo alle creature estreme dei Quattro atti profani di Antonio Tarantino – spiega -. Ho immaginato che le creature di questi quattro testi, in realtà autonomi, condividano la scena in una nuova creazione. Nuova creazione cui l’autore ha coraggiosamente aderito. Torino è per queste creature un luogo cruciale, e dentro lo spazio della città, che diviene un luogo-non luogo beckettiano o metafisico, com’è appunto il cuore segreto di Torino, li vedo muoversi e vomitare i loro flussi inarrestabili di parole, commoventi e sgradevoli; quasi attori di un visionario avanspettacolo in un deserto urbano fattosi sacro».
L’autoreAntonio Tarantino è uno dei massimi drammaturghi italiani viventi. Dopo il folgorante e unanime riconoscimento del Premio Riccione per il Teatro con Stabat Mater (1994) – portato poi in scena da Piera Degli Esposti con la regia di Cherif – questo ex pittore nativo di Bolzano ma vissuto quasi sempre a Torino ha ininterrottamente continuato a comporre testi teatrali, dando sin dall'inizio conto delle sue incredibili potenzialità espressive. Subito dopo lo Stabat sono arrivati la Passione secondo Giovanni, il Vespro della Beata Vergine e Lustrini, tessere di un corpus dalle stranianti ascendenze evangeliche intitolato Tetralogia delle cure: con uno stile sempre oscillante tra la sonorità tragica e la gag comica, tra il parlare "alto" evangelico e classico e lo sberleffo sarcastico e grottesco, si insinuano nei quattro testi tematiche estremamente contemporanee e cruciali come il disagio, la diversità, la malattia e l'emarginazione. Ma il nostro autore dimostra anche un interesse speciale per la Storia, vista anch'essa però da un'ottica del tutto deformante e parodistica, pur nel maniacale rispetto dei dati di partenza. […]Il tutto sempre senza assumere un unico e ideologico punto di vista, ma cercando di leggere la complessità dell'esistenza con rigore e allo stesso tempo con indulgenza. Un autore insomma che è già divenuto un classico della nostra storia teatrale, e che continua a esprimersi in forme sempre cangianti, sia nei testi editi che nei molti non ancora pubblicati, che suscitano l'interesse dei numerosi paesi stranieri che li hanno tradotti e allestiti. (Tratto da
esperienze-giovaniateatro.it)
L’allestimento e gli attori Confermando di essere una delle personalità più vive e propositive del teatro italiano, Valter Malosti non si limita ad allestire dei copioni, ma cerca, inventa, osa, si avventura in percorsi drammaturgici complessi. Grande idea, rappresentare tutti insieme i Quattro atti profani di Antonio Tarantino. Un'impresa, per altro, niente affatto semplice, perché riunire quattro opere autonome in un'unica messinscena comportava tagli e assestamenti, col rischio di proporle in una chiave riduttiva. Ma Malosti è anche affidabile, difficilmente manca il bersaglio: e così, pur con qualche ridondanza, le ha assemblate senza troppi problemi.
Cosa sono i Quattro atti profani? Sono i primi testi che, all'inizio degli anni Novanta, hanno imposto all'attenzione questo pittore-autore dal linguaggio estremo, allucinato, lampeggiante di echi dialettali, spinto quasi alla violenza verbale. Ad accomunarli è la fisionomia dei protagonisti - che sono tutti degli emarginati, delle figure variamente sofferenti, malati di mente, omosessuali, prostitute - unita alla scrittura che li esprime, basata per lo più su dei lunghissimi monologhi, veri e propri soliloqui, nel senso di un rabbioso o delirante parlar da soli, rivolgendosi a interlocutori assenti o morti, al nulla, al silenzio che altrimenti li avvolgerebbe.
In questa tetralogia dialogano solo i due vagabondi che in Lustrini aspettano un ricco primario ospedaliero per qualche losco affare, mentre il matto che si crede Gesù in Passione secondo Giovanni sarebbe affiancato da un infermiere che qui, però, manca. Per il resto, in Stabat mater c'è una barbona che inveisce per l'arresto del figlio, sospettato di azioni sovversive, mentre in Vespro della Beata Vergine il padre di un travestito discorre col corpo del ragazzo morto. Sono inoltre costanti i richiami a una religiosità degradata, le identificazioni più o meno inconsce con figure evangeliche, le allusioni a calvari laici, a pagane Maddalene.
Così, la discarica in cui il regista ambienta le quattro storie che compongono lo spettacolo - prodotto dallo Stabile di Torino - con una montagnola di rifiuti su cui spiccano tre pali della luce simili a croci, fa pensare a un Golgota urbano dei nostri giorni, a un ecce homo delle periferie il cui vero supplizio non è la sofferenza fisica e neppure la miseria ma una totale, insanabile solitudine. In questa discesa agli inferi del disagio sociale, il regista - come l'autore - guarda soprattutto a Testori e Pasolini. Ma in quelle vane attese di qualcuno o di qualcosa, in quel parlare senza fine per non essere risucchiati dal vuoto si affaccia più di un'ombra beckettiana.
L'apporto degli attori è determinante, con una Maria Paiato dalla travolgente esuberanza sottoproletaria, un Mauro Avogadro dal dolore pensoso e come trattenuto, mentre lo stesso Malosti dà un livido risalto al farneticare di quel Cristo degli psicofarmaci. Le emozioni più alte le offre tuttavia la coppia di Lustrini, un Michele Di Mauro davvero stratosferico e un Mariano Pirrello dall'estro sottilmente stralunato. Peccato che il loro lancinante impatto venga in parte attenuato dalla scelta di affidare il finale alla donna di Stabat Mater, che fa da filo conduttore.
Il registaValter Malosti è anima e direttore artistico della compagnia Teatro di Dioniso. Regista, attore e artista visivo. I suoi spettacoli teatrali realizzati in gran parte con la propria compagnia (ma anche per il Gruppo della Rocca, il Ctb, il Cabaret Voltaire, il Teatro Stabile di Torino, Pontedera e altri) hanno raccolto numerosi premi della critica italiana e straniera. Ricordiamo La trasfigurazione di Benno il ciccione di Albert Innaurato (premio UBU per l’interpretazione particolarmente singolare ad Antonino Iuorio), Bedbound di Enda Walsh (premio UBU e premio DUSE per Michela Cescon), Inverno di Jon Fosse (premio UBU per il miglior testo straniero messo in scena in Italia) e su tutti Giulietta di Federico Fellini (Premio della Critica Teatrale 2003-2004 /Anct a Michela Cescon; premio Hystrio 2004 per la regia a Valter Malosti, PREMIO UBU 2004 come miglior attrice protagonista a Michela Cescon). Nel 1992 Malosti ha ricevuto una menzione speciale al Fringe Arts Festival di Melbourne come miglior performer interpretando Ella di H.Achternbusch in lingua inglese. Conduce un lavoro sospeso tra tradizione e ricerca alla scoperta di un teatro sensibile, dove l’emozione e il corpo dell’attore vogliono essere il punto focale del fare teatro, includendo trasversalmente nelle creazioni una grande attenzione per le arti visive e la musica. Proprio in campo musicale ha diretto opere di Nyman, Tutino, Glass, Corghi, Cage. Nel novembre del 2006 ha messo in scena per il Teatro Regio di Torino Le nozze di Figaro di Mozart. Come attore, ha lavorato in numerosi spettacoli di Luca Ronconi e con registi quali Giorgio Barberio Corsetti, Federico Tiezzi, Werner Stölz. Nel cinema ha lavorato, tra gli altri, con Mimmo Calopresti e Franco Battiato. Nel 2008 ha realizzato, con Luisa Raffaelli, Song to the siren, un’installazione per la Fondazione Merz di Torino. Tra gli ultimi lavori teatrali ricordiamo Nietzsche/Ecce Homo, Disco Pigs di Enda Walsh, Macbeth e Venere e Adone di Shakespeare, Passio Laetitiae et Felicitatis dal romanzo di Giovanni Testori, Concerto di tenebre dai racconti di E.A. Poe, La Scuola delle mogli di Molière (2010). Per Quattro atti profani ha vinto premio Ubu alla regia.
NOTE DI REGIAL’umanità portata in luce in modo intenso e straziante, ma anche dolorosamente comico, dai Quattro atti profani di Antonio Tarantino è quella nascosta nelle pieghe oscure della città e delle coscienze: i dimenticati. L’autore da voce a questi “fantocci di parole rilegate in pelle” facendoli esprimere in un’inaspettata e musicalissima lingua, che riesce a comunicare e a emozionare sfruttando un accidentato percorso linguistico. Questa lingua ha un suo spazio fisico molto concreto, è come un muro di parole che ci investe, una scrittura teatrale e antiteatrale allo stesso tempo, di sicuro politicamente scorretta, spesso sgradevole, incontinente.
Affronto questo lavoro con un cast straordinario e inaspettato di attori/autori, ognuno presente con la propria unicità. Agli interpreti solisti della troupe è richiesta una prova estrema e rischiosa: dovranno spingersi verso quel confine sottile della loro arte in cui ad una grande adesione emotiva e di verità, che coinvolge anche i loro corpi incarnanti oscenamente la sacralità del disagio, va unita una tecnica d’attore/atleta, come fossero funamboli che danzano sopra i fili sospesi del magma linguistico di Tarantino, pronti al lirismo più sublime e al più volgare sberleffo da avanspettacolo.
Ho scelto di riunire in un unico corpus i “Quattro atti profani”, immaginando che le creature di questi quattro testi, in realtà autonomi, condividano la scena in una nuova creazione; progetto cui l’autore ha coraggiosamente aderito. Torino è per queste creature un luogo cruciale, che mi pare di riconoscere dentro i fantasmi della mia infanzia e dentro lo spazio della città stessa, che diviene un luogo-nonluogo beckettiano o un luogo metafisico, com’è appunto il suo cuore segreto. Li vedo muoversi e vomitare flussi inarrestabili di parole commoventi e sgradevoli, attori di un visionario cabaret in un deserto urbano fattosi sacro.
Per rendere visivamente questo mondo ho pensato alla straordinaria coppia di artisti Botto & Bruno. Ho chiesto loro una crocifissione contemporanea, una sorta di Golgota suburbano che inglobasse una scena fissa per i diversi quadri, come nelle sacre rappresentazioni medievali. Il tutto arricchito dall’apporto creativo del mio gruppo di lavoro: i preziosi e articolati paesaggi sonori di G.u.p., le luci taglienti e allucinate di Francesco Dell’Elba e i costumi di Federica Genovesi, frutto di magnifici quaderni di visioni.
L’ambientazione non ha un volontario taglio storico, né volontarie implicazioni sociali, né un giudizio morale, perché le creature che Tarantino racconta sono schegge emozionali libere e come tali vanno vissute. Mi sottraggo perciò ad un possibile teatro di denuncia per approfondire e cercare le mie radici espressive e tentare di parlare con le armi della poesia.
TEATRO ELISEOVia Nazionale, 183 − 00184 Roma
tel. botteghino: 06 4882114 | 06 48872222
info@teatroeliseo.it
www.teatroeliseo.it ORARIO SPETTACOLI:
Martedì, giovedì, venerdì – ore 20,45
Sabato – ore 16,30 e 20,45
Mercoledì e domenica – ore 17,00
Lunedì riposo
COSTO DEI BIGLIETTI:
intero platea I 32 € − platea II 30 − balconata 28 € I galleria 17 € − II galleria 11 €