Rivoluzione francese | Video

Di Redazione Studenti.

La Rivoluzione Francese è la spallata che, alla fine del '700, viene data all'antico regime. Con essa viene abolita la monarchia assoluta che venne sostituita dalla repubblica

Negli ultimi anni dell’anciene régime in Francia era diffusa una profonda insoddisfazione per il modo in cui il paese veniva governato e a questo si aggiunse il malessere causato dalla crisi finanziaria del 1780. La filosofia degli Illuministi, intanto, si era diffusa tra la borghesia e la nobiltà liberale e al modello francese della monarchia assoluta fu contrapposto quello inglese di una monarchia limitata da un parlamento. All'obbedienza del soggetto furono contrapposti i diritti del cittadino.

Anche se nel 1789 le riforme erano ampiamente ritenute necessarie ben poco lasciava presagire una rivoluzione violenta. Luigi XVI aveva dei progetti di riforma ma cerco' di farli approvare aggirando i parlamentari e convocando a Versailles un’assemblea di notabili ma questa non diede a Luigi quell'appoggio arrendevole che egli cercava.

L'assemblea, anzi, insistette affinché ogni riforma fiscale venisse approvata dal parlamento o dagli Stati generali. A sua volta il parlamento Parigino rifiutò di registrare il decreto esigendo che per affrontare la crisi venissero convocati gli stati generali. Il re, infuriato, rispose esiliandone i membri a Troyes il 15 agosto.

Il 21 luglio a Vizille vennero finalmente convocati gli Stati generali. Il re però, ordinando loro di riunirsi alla maniera tradizionale -cioè in tre sessioni separate- metteva i deputati di fronte ad una prima scelta di fondo: obbedire al monarca oppure lanciare la sfida all’autorità regia, scelta che avrebbe spinto alla rivoluzione.

Primo e secondo stato erano indecisi sul da farsi e così, il terzo stato, che andava acquisendo sempre più potere, rifiutò di convalidare i risultati del consiglio fino quando gli altri due stati non si fossero riuniti con esso in seduta comune.

La seduta comune ci fu il 9 giugno e con questo gesto si sfidava inesorabilmente il re. L’11 luglio, giorno in cui Lafayette presentò la sua bozza della dichiarazione dei diritti dell’uomo, il re licenziò il primo ministro Necker.

Il timore di un intervento armato contribuì a mobilitare la folla di Parigi che qui, come nelle campagne, era  spinta dalla fame e dalla scarsità di generi alimentari. Durante il regno di Luigi XVI quasi ogni settore dell'agricoltura era stato gravemente colpito da una serie di depressioni cicliche.

La grande paura
La protesta contadina nacque dal disagio economico ma anche dalle tensioni sociali tra gruppi privilegiati e non, e dal diffondersi di false voci secondo cui i briganti avrebbero razziato i raccolti. Questa fase è denominata della “Grande paura” e portò migliaia di contadini ad armarsi contro i briganti salvo poi scaricare la loro ira anche sui nobili.
A questa situazione l'Assemblea reagì abolendo privilegi, diritti feudali e disuguaglianze fiscali.

Se le violenze rurali contribuirono a consolidare la vittoria del Terzo stato, lo stesso effetto ebbero quelle che si verificarono nelle strade di Parigi dove la scarsità di generi alimentari accentuò lo scontento.
Si faceva intanto strada la teoria del complotto che portava le persone a credere che la nobiltà, la Corte e i grandi commercianti di grano si fossero coalizzati per far crescere i prezzi riducendo l’offerta.

Nella primavera del 1789 l'aumento del prezzo del pane scatenò violenze e saccheggi. Il 14 luglio, dopo che i soldati del Re tentarono di reprimere una grande manifestazione popolare, la folla assaltò la Bastiglia, l'odiata prigione e fortezza reale.
Il giorno dopo questi eventi il re si recò all'Assemblea nazionale senza pompa e senza corteo e disse che da quel momento avrebbe lavorato con la nazione.

Il 14 luglio 1790, un anno dopo la presa della Bastiglia, sul Campo di Marte si celebrò la festa della Federazione. Il re prestò giuramento alla Costituzione appena stabilita e fu applaudito dalla folla.

Sembrava avesse accettato i cambiamenti seguiti alla Rivoluzione del 1789, ma in realtà non era così. Luigi XVI si destreggiò tra le diverse correnti per tentare di conservare la sua autonomia e di riconquistare il potere che aveva perduto. Come sincero cattolico appoggiò il papa e i preti refrattari.

La monarchia costituzionale, panacea invocata da quasi tutta la prima generazione di rivoluzionari, non riuscì a risollevarsi dalla crisi di credibilità provocata dal tentativo di fuga del re a Verennes nel 1791.
Si chiedeva la deposizione del re e la proclamazione della repubblica e queste richieste si fecero ancora più insistenti  dopo la dichiarazione di guerra di Austria e Prussia.

Il 10 agosto 1792 le forze radicali parigine assaltarono il palazzo delle Tuileries dove caddero oltre seicento guardie svizzere del re. La famiglia reale riuscì a fuggire ma non poté scongiurare il grave danno d’immagine: Luigi era il re che aveva usato mercenari stranieri contro il suo stesso popolo. L’Assemblea depose il sovrano e proclamò la repubblica.

A dicembre Luigi sarebbe finì sotto processo di fronte alla nuova assemblea, la Convenzione nazionale, con l'accusa di aver cospirato con gli austriaci contro il proprio popolo. Il re fu condannato a morte e giustiziato il 21 gennaio 1793 in Place de la Révolution a Parigi.