Jobs Act e riforma del lavoro: arriva la fiducia al Senato

Di Chiara Casalin.

Il Senato ha approvato la fiducia sul Jobs Act con 165 voti a favore, 111 contro e 2 astenutiEcco le posizioni delle associazioni studentesche

JOBS ACT, RIFORMA LAVORO – Intorno all’1.00 di stanotte è arrivata la fiducia al governo sul maxiemendamento interamente sostitutivo della legge delega sulla riforma del lavoro, presentato ieri in Senato dal ministro Maria Elena Boschi. Nelle prime ore del nuovo giorno, dopo una giornata agitata che ha visto anche il lancio di libri contro il presidente del Senato Pietro Grasso, i 279 senatori, di cui 278 votanti, hanno approvato la fiducia sul Jobs Act con 165 “sì”, 111 “no” e 2 astenuti.

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RIFORMA DEL LAVORO - Il Senato ha dato quindi un primo “sì” alla riforma del mercato del lavoro, che propone fra i punti più salienti i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti per i neoassunti, mansioni flessibili e la modulazione degli assegni di disoccupazione in relazione alla storia contributiva del lavoratore.
Nel maxiemendamento non si parla dell’articolo 18, punto sul quale si sta discutendo molto nelle ultime settimane. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, il Ministro del lavoro Poletti ha dichiarato che un decreto delegato limiterà il reintegro solo ai casi di licenziamenti discriminatori e ai casi più gravi di licenziamenti disciplinari.

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JOBS ACT DICHIARAZIONI SINDACATI STUDENTI – Riguardo alla fiducia sul Jobs Act, riforma del lavoro che interessa in particolar modo i giovani, le associazioni studentesche hanno subito fatto sentire la loro opinione tramite un comunicato.
Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari ha dichiarato: “Il Governo Renzi ha promesso una riforma che garantisse diritti a chi oggi non ne ha, ma in realtà il contenuto del Jobs Act, dai voucher alla mancanza di ammortizzatori universali, aumenterà la precarietà senza garantire nessuna tutela a chi entrerà nel mercato del lavoro. Una riforma portata avanti a colpi di fiducia e deleghe, senza ascoltare i giovani e rifiutando il confronto”.

Alberto Irone, Portavoce della Rete degli Studenti Medi, ha continuato: “La condizione sociale dei giovani non può essere usata come uno slogan mediatico dal Premier, bisogna dare risposte vere ad una generazione che vive l’incubo della precarietà e dell’assenza di futuro. Una generazione che si mobiliterà a partire dal 10 Ottobre per dire che è la Grande Bellezza di questo Paese e che ha fame di diritti e cambiamento”.

Anche la riforma del lavoro sarà quindi oggetto delle manifestazioni studentesche di domani, 10 ottobre.