Riforma di Giurisprudenza: studenti contro un nuovo “imbuto” selettivo alla fine del percorso

Di Elisa Chiarlitti.

No ai corsi di formazione ad accesso programmato per la formazione forense. L’Unione degli Universitari si oppone ad una riforma che tiene conto solo delle esigenze dell’Ordine degli avvocati

RIFORMA FORENSE PRATICANTI

Nei giorni passati il Ministero della Giustizia ha inviato al Consiglio Nazionale Forense (CNF) lo “Schema di decreto del Ministro della giustizia concernente: Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per la professione forense”, dando quindi attuazione a quanto disposto dall’articolo 43 della L. 247/2012. Con questo regolamento sono quindi istituiti e disciplinati i corsi di formazione obbligatori e propedeutici allo svolgimento della pratica forense.

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RIFORMA FORENSE ESAME AVVOCATO

Le associazioni studentesche sono preoccupate a fronte di una riforma che tiene conto solo delle esigenze dell’Ordine e non anche di quelle degli studenti. Ci sono poi preoccupazioni di ordine pratico: ad esempio non è indicato nella bozza di Regolamento né come questi corsi saranno distribuiti, né quanti posti saranno banditi. Gli ordini professionali avranno, poi, anche la massima libertà nel fissare la quota di partecipazione prevista, non essendo stata definita nessuna linea di indirizzo a livello nazionale.

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Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per questo schema di decreto: ci saremmo aspettati la definizione di un percorso che avrebbe reso la fase di abilitazione maggiormente accessibile ed agevole e invece abbiamo davanti un modello che rappresenta in maniera implicita il tentativo di creare una sorta di “imbuto” al termine del percorso di studi. Nascondendosi dietro la narrazione del “ci sono troppi avvocati in Italia”, assistiamo all’istituzionalizzazione del numero programmato anche al termine dei corsi di giurisprudenza. Come UDU ci siamo sempre battuti per un’istruzione che fosse libera e accessibile.

(…) non crediamo che la soluzione al problema sia il numero chiuso. E' innanzitutto necessario disegnare un corso di studi che tenga conto delle mutate esigenze didattiche e dell'evoluzione del diritto, e che, al contrario di come previsto dallo schema di decreto, non ostacoli l'accesso al praticantato, ma anzi lo agevoli. In tal senso è fondamentale rendere effettiva a tutti la possibilità di intraprendere il praticantato nell'ultimo semestre universitario.”

Conclude Dionisio: “(…) Quella che si prospetta è una riforma che riguarderà solo una elite, per questo chiediamo con forza che gli studenti siano veri protagonisti in questo processo di cambiamento, che per ora risponde in maniera preoccupante alle volontà dell’Ordine”.