Ricorsi Test Ingresso Professioni Sanitarie: confermata la violazione dell’anonimato

Di Valeria Roscioni.

Test ingresso Professioni Sanitarie: la violazione dell’anonimato è ancora un buon motivo per essere ammessi in sovrannumero

RICORSI TEST INGRESSO PROFESSIONI SANITARIE: UNA NUOVA SENTENZA. Quando si parla di ricorsi relativi ai test d’ingresso, bisogna sempre mettere in conto che, nel bene e nel male, le sentenze possono essere ribaltate. Proprio per questo qualche tempo fa aveva fatto discutere una sentenza del T.A.R secondo cui la violazione dell’anonimato non aveva comportato l’ammissione in sovrannumero degli studenti che avevano sostenuto il test di Professioni Sanitarie e poi avevano inoltrato ricorso per potersi iscrivere all'Università di Messina.

TEST INGRESSO PROFESSIONI SANITARIE: UNA NUOVA SENTENZA CONTRO IL NUMERO CHIUSO. Gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, però, non si sono arresi e hanno fatto sì che i cancelli del numero chiuso si aprissero nuovamente. Così il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del T.A.R. Lazio e ha ammesso in sovrannumero tutti i ricorrenti esclusi dai corsi di laurea in Professioni sanitarie dell'Università di Messina. “Il cerchio si è chiuso alla camera di consiglio del 17 marzo quando anche la Sezione giurisdizionale del Consiglio ha confermato la fondatezza del ricorso ed ammesso in sovrannumero i ricorrenti all'Università di Messina – si legge sul sito dell’Avvocato Santi Delia – È stato quindi confermato che la gestione del concorso, in mano ancora una volta al CINECA, è viziata per violazione dell'anonimato in quanto la documentazione che tale Consorzio mette a disposizione, nonostante ogni accortezza che possa essere messa in campo dagli Atenei, è inidonea ad escludere che la Commissione possa abbinare, con facilità, il nome dei candidati al codice segreto.”

TEST D’INGRESSO: LA VIOLAZIONE DELL’ANONIMATO E’ UN PROBLEMA. Appare dunque chiaro che la violazione dell’anonimato è ancora una falla del sistema del numero chiuso italiano. “Come sin dal 2007 aveva fatto notare il Commissario per la lotta all'anticorruzione nominato dall'allora Governo per individuare soluzioni idonee all'evitare il non ripetersi dei noti fatti del 2007 (il plico rubato a Catanzaro, i fatti di Bari e Chieti, l'aula 5 di Messina con i più bravi d'Italia), basterebbe eliminare il codice alfanumerico sotto quello a barre. Ad oggi, dopo 8 anni, il CINECA, il MIUR e gli Atenei persistono in tale illegittima scelta.” Le cose quest’anno cambieranno?

L'articolo fa riferimento alle sentenze che trovate qui e qui