L'eroe culturale e il culto degli antenati

Di Redazione Studenti.

Spiegazione dell'importanza del mito e dei suoi modi di espressione in tutta la cultura greca.


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Questi erano raggruppati nel numero canonico di dodici, con variazioni da città a città, tranne che per una decina di divinità di cui nessuna città sembrava poter fare a meno, per esprimere la propria cosmologia. La tradizione ionica, risalente almeno al sec. VI a. C., elencava i seguenti dei: Zeus (il sovrano), Era (sua sposa), Posidone, Demetra, Apollo, Artemide, Ares, Afrodite, Ermete, Atena, Efesto, Estia. La varietà delle tradizioni si spiega, oltre che con la loro rispondenza alle realtà particolari delle singole città-Stato, con la mancanza di una sistemazione teologica di tipo dogmatico-sacerdotale.
L'interpretazione, o la "rivelazione", delle figure divine era demandata ai poeti, ai quali si attribuiva tanta autorità in materia che le prime critiche filosofiche alle credenze religiose si rivolsero propriocontro i poeti, accusati di averle inventate e diffuse. Un riconoscimento, non "critico" ma "storico", della funzione del poeta è quello celeberrimo di Erodoto che attribuisce a Omero e a Esiodo la ricognizione e la denominazione degli dei greci. Era come se i poeti, narrando miti, svelassero la realtà divina del mondo. La realtà divina del mondo era intesa come un cosmo, un ordine universale, a cui si opponeva dialetticamente un anticosmo (caos), o una non-realtà. Ma anche la non-realtà era rappresentata da figure divine, in perfetta coerenza con la mentalità politeistica greca.
Ade
, fratello di Zeus inteso quasi come uno Zeus negativo, era il dio sovrano della non-realtà, come Zeus lo era della realtà: regnava sull'"irreale" mondo dei morti che i Greci concepivano in antitesi al "reale" mondo dei vivi. Dio della non-realtà – in quanto esprimeva un "divenire", contrapposto dialetticamente all'"essere" – era anche Dioniso. E lo erano tutte quelle divinità minori (satiri, ninfe, ecc.) che agivano nel non-abitato (selve, monti, ecc.) o extra-urbano, concepito come caotico rispetto al microcosmo delimitato dalla città.
La qualificazione negativa del caotico (o "irreale") diventava positiva quando venivano messi in crisi i valori del cosmico: erano crisi istituzionalizzate, come le feste di fine d'anno che realizzavano una temporanea sospensione dell'ordine per procedere quasi a un rinnovamento del mondo; oppure occasionali, dovute a calamità o a iniziative (fondazioni, immissione dei giovani nella società degli adulti, ecc.) che trasformavano in qualche modo l'ordine costituito. Ma poteva trattarsi anche di crisi inerenti alla condizione umana che dunque potevano risolversi soltanto con un rovesciamento di valori che, significando un rifiuto della "realtà", facesse diventare negativo il cosmico e positivo il caotico: si avevano allora formazioni religiose mistiche in permanente opposizione alla religione civica, in quanto edificatrice di un universo da rifiutare per poter accedere a una salvezza extra-mondana.
L'uomo greco trovava nel sistema politeistico una garanzia alla sua presenza in un mondo ordinato, in cui ciascuno aveva il proprio posto e chi superava i propri limiti peccava di hybris (superbia, tracotanza: il peccato per antonomasia nella cultura greca). Ma il sistema, che dava la certezza di una vita "civile", condannava anche alla infelice condizione di "mortali", inesorabilmente distinta dalla felice condizione degli dei "immortali". Per evadere da questa condizione si doveva rinunciare al sistema e a tutti i vantaggi civico-politici che esso offriva – e questo fu soprattutto facile per le donne e per le classi che, come le donne, erano escluse dalla vita politica – per rifugiarsi nell'anti-sistema, ossia nel campo d'azione delle divinità dell'irreale e del caotico.
Di qui ebbero origine quelle formazioni mistiche che fecero capo a Persefone, la regina dei morti, sposa di Ade, e a Dioniso, il dio delle trasformazioni, invocato contro una "immutabilità" indesiderata. Il culto mistico di Persefone, associata alla madre Demetra, si esplicò nei misteri di Eleusi, da dove si diffuse per tutta la grecità e oltre. Il culto mistico di Dioniso si espresse soprattutto in quelle formazioni che vennero chiamate orfiche dal mitico poeta Orfeo che ne avrebbe rivelato i principi fondamentali.



L'EROE CULTURALE E IL CULTO DEGLI ANTENATI

Una via non mistica per sfuggire alle strette del sistema potrebbe essere considerata la concezione dell'eroicità, una elaborazione tipicamente greca di retaggi prepoliteistici, quali la nozione dell'eroe culturale e il culto degli antenati.
L'eroe greco è un personaggio mitico che proprio per mezzo della morte, ossia per mezzo del marchio stesso della condizione umana, raggiungeva una condizione sovrumana caratterizzata da poteri divinatori, guaritori e genericamente salvifici. L'eroizzazione, oltre che un concetto, fu anche una pratica rituale riservata a personaggi storici che parvero ricalcare le imprese degli eroi mitici (guerrieri, agonisti, poeti, fondatori, ecc.).
Le fonti del comportamento religioso greco, sia a livello civico sia a livello individuale e mistico, furono soprattutto i santuari, di cui si ricordano quelli che ebbero importanza panellenica: i santuari di Olimpia e di Dodona che, sia pure diversamente (il primo con gli agoni e il secondo con un culto oracolare), imposero la sovranità di Zeus; il santuario di Delfi che con i suoi responsi oracolari esercitò un grandissimo influsso nella costituzione di una religione panellenica; il santuario di Eleusi che suggerì ai Greci le formule di una soteriologia a carattere mistico.