Quest’anno tutti in gita

Di Valeria Roscioni.

Nonostante la crisi economica i viaggi d’istruzione si faranno, ma le gite più pazze del mondo sono ormai un ricordo lontano

Si scrive “viaggio di istruzione” ma si legge “fare casino con la propria classe”. Per anni la gita scolastica è stata UN’occasione dorata per sfogare i propri bassi istinti con la scusa di tornare a casa culturalmente arricchiti.

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Uno scopo volendo anche legittimo (divertirsi con tutta la propria classe è un’esperienza da fare assolutamente!) che, però, mal si sposa con il regime di austerity in cui versa la scuola, quest’anno più che mai senza fondi, senza prof e spesso anche senza aule degne di tale nome.

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Quindi niente più gite? Fortunatamente no. A dirlo sono i dati del Touring Club italiano secondo cui le gite scolastiche sono aumentate del 24% (pari a 930mila studenti delle scuole superiori). Partire non è quindi messo in discussione, anzi, ma lo spirito con cui ciò avviene sembra essere decisamente cambiato. La tipologia dei viaggi scelti parla di mete in cui scatenarsi meno e imparare di più con l’82,7% delle mete scelte per approfondire arte e storia, e il 28,4%, invece, per migliorare la conoscenza delle culture straniere.

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È armata di questi nuovi buoni propositi che una classe su due lo scorso anno è andata in viaggio di istruzione scegliendo spesso l’estero: “I dati del nostro Osservatorio – ha spiegato il presidente del Tci, Franco Iseppi - confermano una tendenza all'internazionalizzazione dei viaggi già in atto da diversi anni”.

Il costo di tutto questo? Circa 288 euro ad alunno, una cifra non esattamente trascurabile all’origine, forse, di questa ritrovata voglia di apprendere.