ARTHUR SCHOPENHAUER - Schopenhauer e Nietzsche (II parte) -

è una creazione di Carlotta Ricci


Tuttavia, secondo Nietzsche, l’antica anima greca non è solo costruita di chiarezza plastica, di ordine razionale, di misura morale, ma anche collegata agli aspetti più irrequieti, oscuri e inquietanti della natura umana, là dove la razionalità sconfina nel proprio radicamento biologico e incontra umori e energie non spente, non controllate né risolte. E’ l’aspetto "dionisiaco", irrazionale e vitale che nell’antica Grecia ha saputo tragicamente mantenersi integro di fronte all’aspetto "apollineo" della ragione.

Comunque, quello che subito colpisce nelle filosofie di Schopenhauer e di Nietzsche è la loro non appartenenza all’area della cultura europea. Non si tratta né di originalità né di una operazione di innesto e di arricchimento. La loro profonda innovazione deve essere vista in senso "negativo": come rifiuto e rigetto di una civiltà. Schopenhauer e Nietzsche sanno, del resto, di essere al termine della modernità e della stessa storia europea. Nelle loro filosofie vengono rivisitati in forma critica e poi giudicati illusori l’ideale cristiano del medioevo e quello del Regnum hominis dell’evo moderno; l’ideale di perfettibilità del Settecento e l’ideale del progresso e della storia dell’Ottocento. Il loro pensiero può essere visto come lo spaccato di una crisi della coscienza europea di fronte alla completa vittoria della visione razionale e illuministica del mondo.

Questa visione razionale e illuministica, una volta affermatasi nei confronti di ogni dimensione, entra poi in crisi essa stessa, quasi per autocombustione. E spegne la sua carica vitale, un tempo progressiva e umanistica, in una visione nichilista. Sotto questo aspetto le due filosofie di Nietzsche e di Schopenhauer sono profondamente unite anche se arriveranno poi a conclusioni opposte nei confronti della vita: di negazione totale Schopenhauer; di adesione senza riserve Nietzsche.
Al di là di ciò rimane in esse una continuità di suggestioni e di atteggiamenti che contribuirà a formare, nei primi anni del nostro secolo, un unico clima culturale, oscillante, nei confronti della vita, fra gli estremi dell’accettazione passionale e del distacco ascetico e solipsistico.


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