Salvatore Quasimodo: le opere (II parte)

Di Carlotta Ricci.

Non conosci "Ed è subito sera"? Un capolavoro di Quasimodo. Dai un'occhiata a questa sintesi, chissà che non ti torni utile all'esame

La vita non è sogno
Sono appena nove poesie, composte fra il 1946 e il 1948. È poesia civile che fa leva sull'etica o meglio sul moralismo acceso, ardente e tesa nei sentimenti e nei risentimenti, sempre giocata su toni alti:

Più i giorni s'allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti

(Il mio paese è l'Italia)

Ritornano gli interrogativi e l'impossibilità di dare risposte che non siano nuove domande:

Ancora la verità è lontana.
E dimmi, uomo spaccato sulla croce,
e tu dalle mani grosse di sangue,
come risponderò a quelli che domandano?

(Colore di pioggia e di ferro)

Il falso e vero verde
Esce nel 1956; si tratta di una raccolta di 14 poesie divise in quattro gruppi: Il falso e vero verde, Dalla Sicilia, Quando caddero gli alberi e le mura, Epigrammi. Qui Quasimodo è fra i primi a dubitare della credibilità e della positività per l'uomo di una società capitalistica, divisa fra la miseria e il sottosviluppo e le apparenze dorate e lo spreco mentre è ancora vivo il ricordo della guerra. Al poeta e alla poesia è affidata la pesante responsabilità "di cambiare il mondo".

La posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli "modifica" il mondo. Le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell'uomo più della filosofia e della storia. La poesia si trasforma in etica, proprio per la sua resa di bellezza: la sua responsabilità è in diretto rapporto con la sua perfezione... un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente.
(Discorso sulla poesia)

Da quell'inferno aperto da una scritta
bianca: "Il lavoro vi renderà liberi!"
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all'alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all'acqua con la bocca
di scheletro sotto le docce a gas.

(Auschwitz)

La terra impareggiabile
Comprende poesie scritte tra il 1955 e il 1958, divise tra: Visibile, invisibile, Ancora dell'inferno, Dalla Grecia, Domande e risposte. Il tema è quello della deprecazione del nuovo costume sociale, iniettato come un veleno dalla "civiltà dell'atomo" (la civiltà neocapitalistica e tecnologica) in un tessuto sociale e popolare senza difesa.

In questa città c'è pure la macchina
che stritola i sogni: con un gettone
vivo, un piccolo disco di dolore
sei subito là

(In questa città)

La polemica diventa amara poiché il poeta constata che non è possibile modificare la realtà con la sola forza della poesia: gli interessi economici prevalenti provocano o accentuano una concorrenziale lotta per la vita, inaccettabile per il poeta. E su tutto incombe la paura della guerra, della bomba atomica.

Non ci direte una notte gridando
dai megafoni, una notte
di zagare, di nascite, d'amori
appena cominciati, che l'idrogeno
in nome del diritto brucia
la terra

(Ancora dell'inferno)

Dare e avere
Pubblicata nel 1966, la raccolta comprende 22 poesie. Presenta zone di serenità, tregue di animo in pace con se stesso che subentrano ai clamori del dopoguerra, ai gridi umani insofferenti, all'ira e all'impeto delle passioni; predomina l'opposizione vita-morte; il movimento è circolare: da una situazione di ospedale (il Botkin, a Mosca, dove Quasimodo era stato ricoverato per un infarto) per concludersi in una analoga situazione di ospedale (quello di Sesto San Giovanni, a Milano, nel 1965).

sono io che posso morire da un minuto all'altro;
[...]
Forse se non ricordo amore, pietà, la terra
Che sgretola la natura inseparabile, il livido
Suono della solitudine, posso cadere dalla vita.

(Varvàra Alexandrovna)

Uguale a sé la morte:
una porta si apre, si ode un piano
sul video nella corsia a tende
di narcotici. Entra nella mente
un dialogo con l'al di là,
di sillabe a spirale che avvolgono
Requiem su curve d'ombra;
un sì o un forse involontario.

(Una notte di settembre)

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