La poetica di Salvatore Quasimodo

Di Carlotta Ricci.

Non conosci "Ed è subito sera"? Un capolavoro di Quasimodo. Dai un'occhiata a questa sintesi, chissà che non ti torni utile all'esame

Nella prima fase della sua evoluzione Salvatore Quasimodo (1901-1968) aveva mostrato predilezione per le immagini rarefatte e per l'ambientazione in una Sicilia dal sapore mitico. In seguito la sua opera cominciò a riflettere in modo più diretto l'opposizione al regime fascista e l'orrore della guerra, particolarmente in Giorno dopo giorno (1947). In seguito prevalse un andamento di carattere narrativo, non di rado legato a temi di cronaca.

"La posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli "modifica" il mondo, abbiamo detto. Le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell'uomo più della filosofia e della storia. La poesia si trasforma in etica, proprio per la sua resa di bellezza: la sua responsabilità è in diretto rapporto con la sua perfezione. Scrivere versi significa subire un giudizio: quello estetico comprende implicitamente le reazioni sociali che suscita una poesia. Conosciamo le riserve a queste enunciazioni. Ma un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente. E poesia è libertà di quel tempo e non modulazioni astratte del sentimento". (Discorso sulla poesia, 1956)

La poetica di Quasimodo
Quasimodo figura tra i maggiori interpreti della condizione dell'uomo moderno. Egli svolse una funzione significativa nella letteratura del Novecento, come dimostrano i numerosi riconoscimenti a lui tributati dalla cultura internazionale, che culminarono nel 1959 con l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura.
Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Nelle prime raccolte Acque e terre (1930) e Ed è subito sera (1942) Quasimodo sviluppò i temi connessi con la solitudine, con lo sradicamento dell'uomo, che egli individuava anche nella sua personale condizione di esule profondamente legato al mondo della sua infanzia, ossia ad una dimensione di bontà e di sanità non più raggiungibile.

Egli aderì all'Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perchè vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo, il sentimentalismo, l'autobiografismo e qualcosa di utile per il raggiungimento di una più acuta visione delle cose; il suo ermetismo risultò in ogni caso originale, poiché egli aderì ad un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di tristezza.
Il paesaggio della Sicilia è quindi al centro della sua ispirazione nella prima parte della sua produzione letteraria ma non viene meno nei successivi momenti della sua storia spirituale. La sua stessa adesione alla sensibilità greca, che egli sentì come viva e importante, si collega in parte al legame affettivo che lo univa al mondo siciliano, che egli considerò particolarmente vicino a quello ellenico. Di tale adesione è frutto un libro di traduzioni di lirici greci (1940), importante come autentica opera di poesia, oltre che per l'aspetto culturale.

Alla traduzione dei poeti greci tenne dietro in particolare l'arricchimento del linguaggio poetico ed un approfondimento sul piano della concezione e della ispirazione. Di tali cambiamenti abbiamo validi esempi soprattutto nelle raccolte successive alla Seconda Guerra Mondiale.
Le tragiche esperienze del conflitto indussero in particolare il poeta ad allontanarsi dagli aspetti più rigidi dell'Ermetismo, ad abbandonare le meditazioni solitarie e ad avvicinarsi a tutti gli uomini, nel tentativo di aiutarli nella ricostruzione degli antichi valori. Ciò notiamo soprattutto in Giorno dopo giorno (1949) e nella raccolta successiva La vita non è un sogno (1949) e in genere in quella parte della sua produzione che è la più apprezzata dai critici e la più ricca di valori e di significati. Tra gli elementi più importanti di questo periodo appaiono il rinnovamento del linguaggio ed un arricchimento dei temi, nell'ambito dei quali trovano posto importanti istanze sociali. È significativa inoltre la volontà dell'autore di agire per la trasformazione della realtà e per la realizzazione di un mondo migliore.

Per la presenza di questo ideale, che in realtà illumina in vario modo tutta la produzione dell'autore e per la costante partecipazione al rinnovamento della letteratura, il messaggio di Quasimodo si riassume pertanto in una nota di notevole impegno.

Le opere
Ed è subito sera è un'antologia le cui sezioni Acque e terre; Oboe sommerso; Erato e Apòllion; Nuove poesie rispecchiano tappe che hanno lasciato segni rilevanti. Nell'edizione originaria, i testi erano in un ordine inverso, dalla sezione più recente (Nuove poesie) alla più antica (Acque e terre).
In Acque e terre il poeta desidera eliminare i riferimenti ad una realtà che non sia quella intima, di esperienze esistenziali uniche, di illuminazioni private irripetibili sostenute dal clima ermetico. Il contenuto di questa poesia è l'esperienza psicologica dell'immaginazione, il senso musicale risvegliato da ritmi verbali stretti e dissonanti nella libertà totale del verso.

Così in Dolore di cose che ignoro l'endecasillabo iniziale, a minore, è seguito da novenari con un ictus fisso sulla ottava sillaba di ogni verso; le due terzine sono separate da un verso isolato che è anche il tema centrale del componimento. Il novenario non assume l'andamento cantilenante che gli dovrebbe derivare dalla posizione fissa degli accenti tonici sulla seconda, quinta e ottava sillaba, in virtù di una costruzione sintattica in cui il soggetto, delle proposizioni principali così come delle secondarie è collocato sempre al termine della frase, separato dall'attributo o dal predicato verbale, che invece sono al principio. Di un sicuro effetto sono anche le opposizioni del primo verso, del terzo e del quinto: bianche-nere, acque-terre, nasce-morte.

Fitta di bianche e di nere radici
di lievito odora e lombrichi,
tagliata dall'acque la terra.
Dolore di cose che ignoro
mi nasce: non basta una morte
se ecco più volte mi pesa
Con l'erba, sul cuore, una zolla


Una volta eliminati i dati esterni, narrativi o descrittivi e realistici, emerge un linguaggio prodotto dall'immaginazione solitaria e che diventa autonomo: la lirica che ne deriva è solo apparentemente immediata, in realtà è molto meditata, e la sinteticità delle impressioni provocate nel lettore è determinata dalla ricerca di effetti e di precisione assoluta. Il poeta parla sempre di sé, si pone al centro del mondo:

Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.


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