Quali università dovranno chiudere i corsi?

Di Tommaso Caldarelli.

Quelle che non hanno abbastanza professori: attenzione a come scegli

La scure l'ha imposta il ministro Francesco Profumo che lo scorso gennaio ha firmato uno degli ultimi decreti attuativi della riforma voluta da Mariastella Gelmini: fra il 2013 e il 2017 le università italiane dovranno mettersi in regola e rientrare in alcuni criteri che riguardano il numero di professori di ruolo assunti. In breve: per ogni corso di laurea aperto in un singolo ateneo dovrà esserci un certo numero di professori contrattualizzati ed in regola. Altrimenti, si chiude.

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LE QUOTE - La quota di professori di ruolo necessaria per ottenere la certificazione ministeriale che è indispensabile per aprire un corso di laurea (o per ri-aprirlo, a settembre, all'inizio dell'anno accademico) è di un professore di ruolo per anno di corso - dunque: tre per le lauree triennali e due per le lauree magistrali, ma nel 2016 ne serviranno quattro per ogni corso di laurea.

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ASSUNZIONI - L'intenzione è quella di costringere gli atenei, se vogliono mantenere aperto un certo corso di laurea, ad assumere e mettere in regola i professori (che magari collaborano senza essere assunti o tengono lezioni come lavoratori autonomi) e di chiudere, così, i corsi di laurea a cui sono iscritti meno studenti e per i quali non valga la pena assumere nessuno. Ecco perché, quando si tratta di scegliere la facoltà universitaria, bisogna informarsi sullo stato del corso e sul numero di iscritti: e se nel bel mezzo del nostro corso di studi la facoltà fosse costretta a chiudere proprio la nostra laurea perché non è riuscita ad assumere i professori?

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SI CHIUDE -
Particolarmente colpite, secondo il Sole 24 Ore, saranno le università telematiche, che negli ultimi anni sono fiorite grazie alla domanda di apprendimento a distanza e corsi online: ad esempio l'università telematica Guglielmo Marconi, nell'esempio che fa il giornale economico, avrebbe 30 corsi di laurea aperti ma soltanto 22 professori assunti a ruolo, anche se per mantenere tutti i corsi aperti entro i criteri del ministero ce ne vorrebbero 220. Così, o l'ateneo telematico deciderà di iniziare ad assumere ed inserire in ruolo i suoi docenti, oppure dovrà rinunciare a 22 corsi, quasi tutti dunque quelli che attualmente offre.

QUELLE OK - Non solo, comunque, le università telematiche saranno colpite: pare che anche l'università di Genova o quella dell'Aquila siano ampiamente sopra i parametri del ministero, e dovranno dunque assumere i professori che tengono i corsi o rinunciare, rispettivamente, a 14 e a 13 corsi; seguono, nella classifica delle università "troppo grasse", la Lumsa di Roma, l'università Link e la telematica E-Campus. Sono al sicuro, invece, i grandi atenei come Roma la Sapienza, Milano e Torino.