risponde la Dott.ssa Anna Zanon ![]()
"Gentile dottoressa Zanon,
sono una donna di 43enne e, dopo aver trascorso svariati anni a realizzare il sogno di diventare madre, mi sono ritrovata sola senza lavoro e ancora in giro per il mondo seguendo il mio dolce marito nella sua carriera. I nostri tentativi di avere figli, infatti, sono tutti andati a vuoto ed io ho cominciato a sentirmi frustrata e lontana dalle altre donne della mia età con cui realmente avevo poche cose da condividere.
Seguire carrozzine, passeggini in parchi e ville pur di stare in compagnia, non è proprio il massimo, ma per chi cambia continuamente residenza c'è ben poco da scegliere.
Ora riconosco di aver stupidamente sacrificato il mio tempo dimenticandomi di me e che avrei potuto anche scegliere e fare qualcos'altro. Perché,allora? Maledetti quegli attacchi di panico che mi hanno tenuto imbrigliata in una vita non mia, dove è la paura a scegliere, dove si insinua e cresce il dubbio che sei sempre tu ad aver bisogno degli altri ma non il contrario.
Ormai quasi quarantenne, mio marito riceve un'offerta di lavoro all'estero che avrebbe cambiato radicalmente la nostra vita. Come sempre, mi chiede cosa vogliamo fare: le decisioni le prendiamo sempre di comune accordo. A quel punto faccio a me stessa una domanda: se non avessi paura e potendo scegliere liberamente, che cosa faresti? "Vorrei vivere", rispose il mio cuore.
Impulsivamente corsi al telefono, quasi temendo che la flebile vocina si azzittisse, composi tremando il numero e dissi al mio compagno di accettare.
E' stata la decisione più saggia della mia vita, non ponderata, non analizzata come facevo solitamente.
Allo scadere del tempo di permanenza all'estero, siamo tornati nella mia città perché desiderosi di un'adozione, speravamo di offrire una vera famiglia fatta di genitori, nonni e zii, ai bambini che attendevamo. Sono passati 6 anni dalla conclusione della pratica ma niente, nessuna proposta. Ci siamo attivati per cercare di capire se qualcosa fosse andato storto, se fosse possibile accelerare i tempi. Niente.
Ho cominciato allora a sentire il peso del vuoto, di giornate fatte di poco o nulla, senza lavoro, amici (i vari spostamenti e trasferimenti) una casa vera e, strano a dirsi, da quando sono qui mi sono anche allontanata dai miei genitori. La spiegazione sta nel fatto che gli occhi di mia madre sono trasparenti per me, e quando lei mi guarda con quella tenerezza sento il dolore e la desolazione nella mia vita, e un futuro fatto di deserto di sentimenti e di solitudine.
Seguendo un mio antico desiderio di completare gli studi, convinta che avrei trovato almeno in parte un po' di soddisfazione, mi sono iscritta alla facoltà di scienze, ma ben presto ho capito di aver commesso un errore di valutazione. Innanzitutto l'impatto con una realtà giovanile a me sconosciuta, legata anche al fatto di non avere avuto la sensazione di maturare attraverso i figli, e trovarsi spiazzata in mezzo ai ragazzi non sapendo come muoversi. Consapevole di essere io quella "diversa", ho deciso che avrei affrontato il loro sbigottimento e l'espressione incerta degli insegnanti comunque.
Poi mi sono ritrovata sommersa di nozioni matematiche mai conosciute, lezioni di chimica e stechiometria come se piovesse e una difficoltà oggettiva e soggettiva dovuta alla mia ignoranza e scarse conoscenze unite ad una mente non più sveglia, pronta e allenata. Ieri c'è stata la prima prova intercorso che ho affrontato da vero kamikaze: non ho saputo fare un solo esercizio e quelli che ho iniziato li ho sbagliati e cancellati. Insomma un vero disastro. Sono tornata a casa dove ho dato sfogo a tutta la mia disperazione ed ho continuato anche dopo. La notte scorsa ho dormito solo 4 ore, svegliandomi continuamente e pensando alla faccia del professore quando vedrà il compito e ho pianto ancora dalla vergogna. Vorrei almeno risparmiarmi l'umiliazione del confronto con la classe, (loro sono veramente ma veramente preparati) quindi non tornerò lì anche se rinunciare di nuovo al mio sogno mi pesa e contemporaneamente mi fa ancora sperare in lui, nel sogno. Sono scoraggiata e delusa ma soprattutto ho cambiato idea su me stessa, e quello che penso di me ora ha un nome: fallimento. Grazie per l'ascolto."
La risposta
"Gentile M.,
quando lei guarda la sua vita vede soltanto una serie di esperienze che non hanno portato i risultati desiderati, esperienze che lei giudica come fallimenti e che la fanno sentire a sua volta una " fallita". A 43 anni, lei si confronta con tutto quello che avrebbe voluto costruire e che sente di non essere ormai più in grado di realizzare : una laurea, una famiglia vera fatta di genitori, nonni e zii, un lavoro interessante, una rete di rapporti e di amicizie.
Se nella vita c'è un tempo per tutto, lei si sente "fuori tempo massimo" : rimpiange le occasioni che in passato non ha avuto il coraggio di cogliere e si sente troppo vecchia per poter cambiare la sua vita.
La sua tristezza nasce dal fatto che lei vede davanti a sé un futuro fatto di giornate vuote e senza scopo, alimentate dai rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.
Capisco il suo punto di vista, ma vorrei invitarla a valutare la sua vita e le sue possibilità in maniera più obiettiva e meno pessimistica, senza negare i limiti e le difficoltà della sua attuale situazione.
Sicuramente la sua esistenza non è stata solo un susseguirsi di occasioni mancate, io sono sicura che lei avrà fatto anche delle cose buone. Per esempio, mi sembra di intuire che lei sia felicemente sposata e questo non è un successo da poco. Instaurare e mantenere un buon rapporto di coppia è un traguardo che richiede impegno e capacità.
Le dico questo perché nei periodi di crisi tutte le persone tendono a sottovalutare le proprie risorse e potenzialità, e leggendo la sua lettera ho avuto l'impressione che lei abbia una serie di capacità ancora inesplorate.
Io credo che lei sia più forte di quanto non pensi di essere e quella stessa forza che ha dimostrato trasferendosi all' estero, la può utilizzare ora per migliorare la sua vita.
La saggezza popolare attribuisce una valenza speciale alla sua età : i quarant'anni sono un tempo non solo di crisi ma anche di cambiamento. Se è vero che certe possibilità si esauriscono (come quella di diventare madre dal punto di vista biologico), altre possibilità si aprono. Secondo gli psicologi, è proprio nella seconda parte della vita che la persona ha più possibilità di liberarsi dai condizionamenti del passato e di esprimersi pienamente.
Mi sembra di capire che uno dei suoi rimpianti maggiori sia quello di non essere riuscita ad avere figli. Ma se la vita le ha negato la possibilità di essere madre dal punto di vista biologico, non le nega la possibilità di esercitare la funzione materna dal punto di vista psicologico. Essere madre non significa solo generare dei figli, ma anche e soprattutto ascoltare, accudire, proteggere e prendersi cura degli altri. Ha mai pensato a fare del volontariato? Io credo che questo arricchirebbe moltissimo la sua vita , darebbe uno scopo alle sue giornate, ma soprattutto le farebbe capire quante cose lei può donare agli altri. Molte persone vivono nell' emarginazione, nella tristezza, nella malattia e aspettano solo un sorriso, una parola di incoraggiamento, un piccolo aiuto. Se lei riuscirà a portare un raggio di sole in queste vite segnate dal dolore , un raggio di sole illuminerà anche la sua vita.
Per quanto riguarda il suo desiderio di riprendere gli studi, non si scoraggi per una difficoltà iniziale. Io credo che il suo sogno possa ancora realizzarsi, a patto di rivedere tempi e modi. E' normale che dopo 20 anni di assenza dai banchi di scuola, lei si senta un po' arrugginita e abbia perso l' abitudine allo studio. In altre parole, lei non può aspettarsi di avere sin da subito lo stesso rendimento di un ragazzo appena uscito dalle superiori, con tutte le sue nozioni ancora fresche di studio. Il primo anno di università è spesso l'anno più difficile della carriera universitaria perché richiede l' acquisizione di un metodo di studio più impegnativo e complesso rispetto a quello utilizzato alle superiori. Questo passaggio non è semplice nemmeno per un neodiplomato, per lei che non tocca un testo scolastico da anni lo è doppiamente.
Con questo non intendo affermare che lei non sia più in grado di riprendere gli studi, ma deve farlo preventivando un lungo periodo di adattamento e ponendosi degli obiettivi più limitati e realistici.
La saluto con affetto e le faccio i miei migliori auguri per tutto.
Dottoressa Anna Zanon"
Per inoltrare i vostri questiti alla psicologa scrivere alla redazione![]()