La risposta
Gentile signora,
la ringrazio per i complimenti, le confesso, però, che non mi è facile rispondere in poche righe ad una questione così delicata senza dire delle banalità.
L' adolescenza è una fase della vita caratterizzata dalla ricerca della propria identità. Questo processo di crescita è raramente indolore sia per l'adolescente che per i genitori, spesso sconcertati dal repentino cambiamento del figlio. Nel processo di formazione della personalità, l'adolescente deve prendere le distanze dai valori e dai modelli familiari per elaborare una sua visione del mondo e della vita.
Per questo motivo, l'adolescenza è una fase caratterizzata da frequenti conflitti con i genitori. Questi conflitti, se non sono spinti all'eccesso, hanno una valenza positiva e di crescita.
Alcuni genitori,invece, di fronte alle provocazioni dei figli vanno in crisi perché pensano che il figlio non gli voglia più bene oppure si sentono dei genitori inadeguati e si chiedono che cosa hanno sbagliato.
Molto spesso è vero il contrario: è proprio perché alla base c'è una buona relazione che l'adolescente può trovare il coraggio di metterla in discussione.
Nei ragazzi che sono stati adottati la tematica dell'identità è ancora più sentita, la consapevolezza di essere stati abbandonati e -quindi rifiutati -dai genitori naturali amplifica l'insicurezza tipica dell'adolescenza. Forse, con il suo comportamento provocatorio, suo figlio vuole , da un lato, mettere alla prova la stabilità del vostro legame e dall'altro esprimere verso di lei la rabbia che non può esprimere verso la sua madre naturale.
Io credo che a dispetto della sua freddezza e ostilità, suo figlio sia profondamente legato a lei. Ma c'è anche un altro aspetto da considerare.
L'adolescente, deve emergere dalla simbiosi infantile con i genitori, diventando autonomo e aprendosi al mondo esterno.
A questo proposito mi chiedevo se i silenzi e la mancanza di comunicazione non siano un "mezzo" che suo figlio utilizza per mettere dei limiti nella vostra relazione, una relazione sentita forse come troppo coinvolgente.
Tutti gli adolescenti hanno bisogno di uno spazio psicologico separato da quello dei genitori, e per i genitori non è sempre facile accettare che la relazione diventi più distaccata e che il figlio, che prima raccontava tutto, adesso scelga di confidarsi con gli amici o preferisca tenere per sè emozioni e sentimenti.
Questo fa parte del normale processo dell'adolescenza e più un genitore cerca di forzare l'atteggiamento di chiusura del figlio, (specie se lo fa con insistenza o, peggio ancora, con rabbia) più quest'ultimo sprofonda in un ostinato mutismo. Infatti, più un adolescente si sente " obbligato" ad aprirsi meno ha voglia di farlo. Per motivare un adolescente a parlare , bisogna rispettare i suoi silenzi e il suo bisogno di spazi e naturalmente il suo diritto ad avere dei " segreti".
Ma suo figlio, come tutti gli adolescenti, non ha bisogno solo di essere rispettato ma anche di imparare a rispettare.
Nella sua lettera lei specifica che ama il suo figlio adottivo come una madre naturale. Nella mia esperienza ho spesso constatato che le mamme adottive amano il loro bambino persino di più di una madre naturale. Il bambino viene particolarmente amato non solo perché è stato molto desiderato ma anche perché è stato abbandonato. Le tristi vicende del piccolo suscitano nella madre un intenso desiderio di protezione e il desiderio di risarcirlo per le sofferenze subite. Questo se da un lato comporta l'instaurarsi di una relazione molto forte e amorevole, dall' altro lato può comportare da parte dei genitori una difficoltà a dare al figlio delle regole e dei limiti. Spesso ci si sente in colpa nel negare qualcosa ad un ragazzo che ha sofferto così tanto nella sua vita.
Tuttavia, per diventare un giorno degli adulti equilibrati e sicuri di sé, i figli non hanno bisogno solo d'amore ma anche di imparare a prendersi le loro responsabilità.
Io credo che lei decidendo di non sostituirsi più a suo figlio e chiedendogli con calma e fermezza di rispettare le regole e di assumersi le sue piccole responsabilità stia facendo molto per migliorare la relazione con suo figlio e favorire lo sviluppo della sua autostima.
La saluto con affetto.
Dottoressa Anna Zanon
anch'io
come madre adottiva mi sono ritrovata nella lettera della lettrice, sto passando la stessa cosa. Però io ho anche un figlio naturale e non so come compotarmi perchè come riprendo mio figlio adottivo, si vendica sul fratello.
Per quieto vivere mi tocca stare zitta
Sono stanca ed esaurita
adolescenza
Sono un genitore di un ragazzo di 15 anni, sono un po' preocuppato per mio figlio ha dificoltà ad avere rapporti con gli amici.
Non vuole mai uscire con amici ha difficoltà a confrontarsi con gli altri.
Io non so come comportarmi,se è il caso di spingerlo ad andare fuori, o lasciarlo libero di decidere.
Se qualcuno mi può aiutare ad affrontare questo problema mi scriva.
Grazie
Una precisazione competente
E'vero che l'adolescente adottato si trova a combattere con la ricerca di una doppia identità, solo chi è stato adottato può capire e i nuovi studi in tema di adozione e ricerca origini lo provano, basta confrontarsi con gli psicologi del resto del mondo, scevri da moralismi, visioni cattoliche, bigotte, genitocentriche, castranti, ma considerano la realtà adottiva come una triade, composta
da genitori adottivi, figli e genitori naturali.
Per questo è fondamentale e sacrosanto il diritto alla conoscenza per tutti delle proprie origini, ciò nn è affatto in conflitto con la famiglia adottiva e sempre più genitori adottivi ne sono consapevoli e aiutano il figlio in questo percorso, che purtroppo spesso per legge viene fermato perchè in ITALIA per una legge del 1927, integrata in successive, è IMPOSSIBILE conoscere il nome della madre naturale, la quale spesso e volentieri nn ha RIFIUTATO il figlio, ma è stata costretta da difficoltà davvero incredibili, ma nessuno parla di queste madri...pare che debbano diventare nullità e basta un pezzo di carta per far rinunciare ad una persona a una parte importantissima del sè. Pare che uno debba subire una cancellazione strutturale e nn avere conseguenze, imposta, senza contare i risvolti psicologici che accompagnano una vita e si fanno più marcati nell'adolescenza, quando si diventa genitori, etc.
Allora il figlio adottivo ribelle è "strano" proprio in virtu' del mistero di "dove viene, da chi viene" e viene a volte viziato come fosse handikappato, poverino, degno di commiserazione, nn è cosi': è solo una persona come le altre che ha subito una decisione giuridica quando era piccolo, una decisione che però va a toccare una parte fondamentale dell'essere. LE ORIGINI.
TUTTI HANNO DIRITTO ALLE PROPRIE ORIGINI, per sè stessi, a prescindere da che cognome porteranno o da chi saranno cresciuti.
Non tutti i genitori adottivi sono splendidi e super affettivi, glielo assicuro, anzi..
e non tutti i genitori naturali sono delinquenti senza cuore e felici di liberarsi di un fardello.
Basta con questi preconcetti.
Una figlia adottiva, 34 enne.
giusto!!
sono un adolescente come il ragazzo.. e quello che ha scritto la psicologa è giusto..
Libertà inflazionata
Voi che reclamate libertà "DA"i vostri genitori, chiedetevi piuttosto se siete degni d'avere libertà "PER" qualcosa.
La libertà non è un taglio, ma uno iato, una tensione del proprio spirito verso la propria realizzazione profonda.
La libertà non è il tempo con gli amici, ma saper distinguere il nemico dall'amico.
Non è la paghetta garantita, ma sapere che ciò che vale non è in vendita.
La libertà, parliamo di quella vera, è viagra e profilassi, è la gioia del vizio, senza catene al vizio.
La libertà è saper riconoscere il momento dell'inchino, da quello del balzo.
E' un disaccordo ben ragionato, che parla solo quando gli altri possono ascoltare.
Libertà è fare l'indicibile, senza protestare per il biasimo altrui.
Altrimenti si è solo pupetti, che battono i piedi in terra e reclamano "più tempo" o "più soldi", come quando chiedevano più latte dalle mammelle.