Protocollo di Kyoto: storia e approfondimenti

Protocollo di Kyoto: storia e approfondimenti A cura di Edoardo Angione.

Il protocollo di Kyoto: cos'è? Ecco la spiegazione dettagliata del trattato sul riscaldamento globale, completa di storia, risultati e limiti di esso

1Introduzione al Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto è un trattato per la diminuzione dei gas che contribuiscono al riscaldamento globale. Prende il nome dalla città giapponese in cui venne approvato nel dicembre del 1997.
In vigore dal 2005, il protocollo ha richiesto ai paesi firmatari di ridurre, tra il 2008 ed il 2012, le proprie emissioni di 6 diversi gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990.
Nonostante alcune critiche, il Protocollo di Kyoto è generalmente considerato il più significativo trattato per l’ambiente mai negoziato a livello globale.

2Nazioni unite e ambiente

Nella Carta delle Nazioni Unite del 1945 non si parlava espressamente di ambiente: gli stati membri si impegnavano però a lavorare insieme per il miglioramento dello standard di vita e per il progresso sociale in tutto il mondo. Questo obiettivo passava anche per un monitoraggio del clima globale ed efficace: a partire dal 1951 le Nazioni Unite iniziano ad impiegare a questo scopo un organo specifico: l’Organizzazione Metereologica mondiale (WMO)

Vista della sede generale dell'Organizzazione Metereologica mondiale, a Ginevra
Vista della sede generale dell'Organizzazione Metereologica mondiale, a Ginevra — Fonte: ansa

L’ambientalismo, soprattutto inteso come conservazione dell’ambiente, era un sentimento già presente dalla fine dell’800, ma aveva iniziato a coinvolgere la società civile, attraverso manifestazioni e movimenti ecologisti, soprattutto a partire dagli anni ‘60 del Novecento.

Sotto queste spinte, nel 1968, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite convoca la prima conferenza mondiale per l’ambiente, che si svolgerà a Stoccolma nel 1972, dal 5 al 16 giugno del 1972, senza la partecipazione dell’Unione Sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia. Le conseguenze principali saranno due:

  • la nascita del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), con sede a Nairobi, che si occupa tuttora di monitorare l’ambiente in tutto il mondo, coordinare le attività dell’ONU relative all’ambiente, ed incoraggiare la formazione di politiche ambientali.
  • la Dichiarazione di Stoccolma: una carta che raccoglie 26 principi che definiscono i diritti e le responsabilità dell’uomo in rapporto all’ambiente, individuando nella tutela e nel miglioramento dell’ambiente una priorità per tutta l’umanità.

3Il riscaldamento globale

Hoesung Lee, attuale presidente del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico
Hoesung Lee, attuale presidente del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico — Fonte: ansa

Verso la metà del XX secolo gli scienziati avevano iniziato ad interrogarsi sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici: c’era un ruolo dell’umanità, o si trattava di fenomeni puramente naturali?
Il dibattito, sia scientifico che politico, si intensifica in particolare negli anni ‘80, quando gli scienziati iniziano a chiedere a governi, industrie e cittadini di ridurre le emissioni di gas serra. I gas serra vengono rilasciati dall’uomo in molti modi: combustione di carburanti per il riscaldamento, per il trasporto, per l’energia elettrica e per l’industria, ma anche, tra le altre cose, decomposizione di materiale organico e deforestazione. La comunità scientifica iniziava ad ipotizzare che il rilascio di gas serra prodotti dall’uomo poteva causare cambiamenti nel clima del pianeta

Per approfondire questi problemi, nel 1985 l’UNEP e la WMO danno vita, insieme all’ICSU (organizzazione internazionale per l’avanzamento della scienza), all’Advisory Group for Greenhouse Gases, un corpo scientifico incaraicato di monitorare i Gas Serra, che verrà rimpiazzato a partire dal 1988 dal Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), tuttora incaricato di identificare e divulgare in tutto il mondo dati sul riscaldamento globale. Già nel 1988 l’IPCC segnalava che il riscaldamento globale avrebbe potuto causare, tramite lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare con conseguenti inondazioni e possibili sparizioni di intere isole, con seri rischi di estinzione per più del 20% delle specie animali sul pianeta.

Il primo rapporto di valutazione dell’IPCC, pubblicato nel 1990, affermava ufficialmente che i gas serra prodotti in eccesso dall’uomo, come l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido d’azoto (N2O) ed altri, vanno a modificare il bilancio energetico dell’atmosfera in modalità tale da provocare un aumento della temperatura globale media. Gli scienziati, in altre parole, dichiaravano al mondo che il riscaldamento globale era almeno in parte provocato dall’umanità, pur non riuscendo ancora ad individuare la gravità della situazione e delle tempistiche. A questo punto, il passo successivo non poteva essere che una concreta politica per il clima. 

4Gli accordi di Rio

Dal 3 al 14 giugno del 1992 presso Rio de Janeiro, in Brasile, le Nazioni Unite organizzano il più grande incontro di leader politici che si fosse mai visto nella storia: 117 capi di stato, ed i rappresentanti di 178 paesi, si incontrano per parlare di clima e di sviluppo. Il nome ufficiale dell’incontro è Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED), ma viene ricordato semplicemente come Summit della Terra (Earth Summit).

Per la prima volta nella storia, la salvaguardia dell’ambiente sembra essere al centro degli interessi della politica internazionale. Tutti, almeno nominalmente, si dichiarano favorevoli a trovare nuove vie per lo sviluppo economico in grado di proteggere l’ambiente del pianeta, ratificando importanti documenti, tra cui la convenzione sulla diversità biologica (CBD) e la Dichiarazione di Rio sull’ambiente e sullo sviluppo.

Per iniziare ad affrontare il problema del riscaldamento globale, a Rio viene stipulata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che entrerà in funzione a partire dal 21 marzo del 1994. I paesi firmatari si impegnano a stabilizzare la concentrazione di gas serra nell’atmosfera ad un livello tale da impedire cambiamenti nel clima. L’impegno riguarda in particolar modo i paesi industrializzati o in corso di industrializzazione.

Manifestazione di alcuni attivisti Oxfam durante il raduno del 2007 dei membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
Manifestazione di alcuni attivisti Oxfam durante il raduno del 2007 dei membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici — Fonte: ansa

La Convenzione prevedeva inoltre che ogni anno i paesi firmatari si sarebbero incontrati in una serie di Conferenze delle Parti (COP) per definire i modi in cui tali impegni sarebbero stati rispettati. La più importante sarà la terza, che si svolgerà  l’11 dicembre del 1997 a Kyoto, in Giappone: in questa occasione verrà approvato il primo protocollo della Convenzione, quello di Kyoto, che quantificherà in modo preciso che genere di impegno si chiedeva ai singoli stati nel limitare le emissioni di gas serra.

5Il Protocollo di Kyoto

Con il protocollo di Kyoto, i paesi industrializzati si impegnano alla riduzione dei principali gas serra inquinanti: biossido di carbonio, metano, protossido di azoto, idrofluorocarbuti, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo. I principali settori interessati sono l’industria pesante, lo smaltimento dei rifiuti, l’agricoltura e l’energia. Gli obiettivi di riduzione di emissioni variano per i singoli paesi in base alle circostanze. 

Manifestazione a favore del Protocollo di Kyoto
Manifestazione a favore del Protocollo di Kyoto — Fonte: getty-images

Non sono soggetti agli obblighi del protocollo i paesi in via di sviluppo. Per due motivi: da una parte, naturalmente, perché inquinavano meno rispetto ai paesi industrializzati , dall’altra perché lo sviluppo economico e sociale e la lotta alla povertà erano considerati prioritari rispetto alle emissioni di gas serra. 

Il trattato offriva ai paesi varie possibilità, tra cui alcuni ‘meccanismi flessibili’. Un primo possibile approccio era l’utilizzo di metodi naturali, “sink”, per rimuovere i gas serra dall’atmosfera. Ad esempio piantando alberi per assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera. Un’altra opzione proposta era il Clean Development Mechanism (CDM): investire in tecnologia ed infrastrutture per facilitare la riduzione di emissioni nei paesi in via di sviluppo. Una terza opzione poteva essere l’Emission Trading (ET), tramite cui i paesi firmatari potevano comprare o acquistare diritti sulle emissioni, che in questo modo andavano ad assumere un valore economico, diventando a tutti gli effetti un bene che può essere scambiato.

Manifestazione di alcuni attivisti Greenpeace contro la mancata adesione degli USA al Protocollo di Kyoto
Manifestazione di alcuni attivisti Greenpeace contro la mancata adesione degli USA al Protocollo di Kyoto — Fonte: ansa

Perché il protocollo di Kyoto entrasse davvero in azione, era richiesta la ratifica del protocollo da parte di 55 paesi industrializzati firmatari dell’UNFCCC. Questi 55 paesi dovevano essere collettivamente responsabili del 55% delle emissioni totali di monossido di carbonio. Per raggiungere questa condizione bisognerà aspettare ben otto anni: soltanto nel febbraio del 2005, infatti, la Russia perfezionerà la propria adesione al protocollo. Per quanto riguarda invece la prima potenza industriale del mondo, gli Stati Uniti, pur tra i firmatari dell’UNFCCC, non ratificheranno mai la propria adesione al Protocollo.

6Conclusioni, risultati e limiti

Da un punto di vista diplomatico, il protocollo di Kyoto è stato una pietra miliare. Da un punto di vista ambientale è stato sicuramente un importante primo passo, i cui risultati non sono stati del tutto soddisfacenti. Durante la prima fase, tra il 2008 ed il 2012, non è chiaro se i paesi firmatari, pur riuscendo a diminuire le proprie emissioni, abbiano effettivamente ottenuto il proprio obiettivo.

La situazione inquinamento a Pechino, capitale della Cina, uno dei Paesi non tenuti a rispettare il Protocollo di Kyoto
La situazione inquinamento a Pechino, capitale della Cina, uno dei Paesi non tenuti a rispettare il Protocollo di Kyoto — Fonte: getty-images

Ad oggi, il principale problema è sicuramente che alcuni tra i paesi maggiormente responsabili di emissioni di gas serra, la Cina, l’India e gli Stati Uniti, non sono stati tenuti a rispettare il protocollo. La Cina e l’India, tra gli stati firmatari, avevano infatti lo status di paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda gli Stati Uniti: non hanno mai ratificato il protocollo di Kyoto. I paesi non aderenti sono responsabili di circa il 40% della totale emissione di gas serra in tutto il mondo.

Le ultime Conferenze delle Parti, a partire da quella che si è svolta a Doha, in Qatar, nel 2012, stanno efinendo gli obiettivi per un secondo periodo del Protocollo di Kyoto. L’ultima Conferenza delle Parti, la COP22, si è svolta a Marrakech, in Marocco, nel novembre del 2016. In questa occasione molti paesi si sono impegnati all 100% di utilizzo di energie rinnovabili.