Aggettivi e pronomi indefiniti

Di Micaela Bonito.

Regole di grammatica latina sugli aggettivi e pronomi indefiniti.

Pronomi e Aggettivi indefiniti
Argomenti trattati: - Indefiniti con senso positivo - Indefiniti con significato di “ciascuno” “ogniuno”, “qualsivoglia” - Indefiniti composti di uter - Indefiniti con senso negativo

 Si dicono indefiniti quei pronomi ( o aggettivi prenominali) che, in contrapposizione ai pronomi dimostrativi, indicano persona o cosa in maniera generica, indeterminata. essi sono per lo più composti di quis (qui) o di uter con prefissi o suffissi indeclinabili. possono essere usati tanto come pronomi quanto come aggettivi.
Possono essere divisi in due grandi categorie:

  1. indefiniti con senso positivo.
  2. indefiniti con senso negativo.

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- Indefiniti con senso positivo

Indefiniti con significato di “qualcuno”, “quache cosa”.

Al nostro “qualcuno”, “qualche cosa” o “qualche” (uomo, donna, cosa) corrispondono in latino vari pronomi, e precisamente:

m

f

n

 

 

aliquis

(manca)

aliquid

(pron.)

qualcuno, qualche cosa

aliqui

aliqua

aliquod

(agg.)

qualche

quispiam

(manca)

quidpiam

(pron.)

qualcuno, qualche cosa

quispiam

quaepiam

quodpiam

(agg.)

alcuno

quisquam

(ulla)

quidquam (quicquam)

(pron.)

alcuno

ullus

ulla

ullum

(agg.)

alcuno

quidam

quaedam

quiddam

(pron.)

un certo, un tale, uno

quidam

quidam

quoddam

(agg.)

un certo, un tale, uno

- aliquis, aliquid                                             aliqui, aliqua, aliquod

PRONOME

AGGETTIVO

Singolare

Singolare


Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

m.                       n.            
aliquis            aliquid
alicuius          alicuis rei
alicui              alicui rei
aliquem          aliquid
aliquo             aliqua re

m.                    f.                      n.
aliqui             aliqua        aliquod
alicuius          alicuius      alicuius
alicui             alicui          alicui
aliquem         aliquam      aliquod
aliquo            aliqua        aliquo

Plurale

Plurale

Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

aliqui               aliqua
aliquorum        aliquarum rerum
aliquibus          aliquibus rebus
aliquos            aliqua
aliquibus          aliquibus rebus

aliqui            aliquae            aliqua
aliquorum     aliquarum        aliquorum
aliquibus       aliquibus         aliquibus
aliquos         aliquas             aliqua
aliquibus       aliquibus          aliquibus

Quispiam sia pronome che aggettivo è di uso alquanto limitato e può essere adoperato in espressioni di senso tanto negativo che positivo. Si declina come quis, restando invariato il suffisso -piam.
Es.: Si pecuniam cupiam ademeris, te tradam magistrati.
       Se avrai tolto il denaro a qualcuno, ti consegnerò al magistrato.

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Quisquam, quicquam (pron.); ullus, ulla, ullum (agg.). Il pronome quisquam come l’aggettivo ullus si usano soltanto in espressioni di senso negativo, e sostituiscono in frasi negative rispettivamente aliquis (pron.) e aliqui (agg.), il cui uso è ammesso solo in frasi positive.

Es.:Numquam in ulla (e non aliqua) re te offendi.
       Non ti ho mai offeso in alcuna cosa.

Pertanto espressioni come ”senza alcuna speranza, senza alcun aiuto” si rendono “sine ulla spe, sine ullo ausilio”, perché di senso negativo.

Quidam (pron. e agg.) indica persona o cosa reale, ma che non si vuol nominare.
Es.: Quidam vestrum praeceptis meis non obtemperavit.
      Qualcuno (uno) di voi non ha ubbidito ai miei ordini.

- Indefiniti con significato di “ciascuno” “ogniuno”, “qualsivoglia”

m.

f.

n.

quisque

(manca)

quidque

pron.

ognuno, ciascuno

quisque

quaeque

quodque

agg.

ogni

Tanto il pronome che l’aggettivo sono composti di quis declinabile e di -que indeclinabile: hanno senso distributivo. il loro posto non è mai in principio di frase; si usano infatti:

  1. dopo un pronome relativo o interrogativo;
    Es.: Quod quisque habet, teneat.          
    Ciascuno tenga ciò che ha.
  2. dopo un pronome riflessivo;
    Es.: Se quisque noscat.                        
    Ognuno conosca se stesso.
  3. dopo un superlativo
    Es.: Optimum quemque diligimus.   
    Amiamo ciascuno (che sia) il migliore (=tutti i migliori).
  4. dopo un numerale ordinale.
    Es.: Quarto quoque anno.                
    Ogni tre anni (lett.=ad ogni inizio del quarto anno).

All’infuori di questi casi, “ciascuno” si rende con:

m.

f.

n.

unusquisque

(manca)

unumquidque

(pron.)

unusquisque

unaquaeque

unumquodque

(agg.)

Tanto il pronome che l’aggettivo sono composti di unus e di quis entrambi declinabili e di -que indeclinabile: gen. uniuscuiusque, dat. unicuique, acc. unumquemque, ecc.

Es.:Unicuique suum tribue.
       Dà a ciascuno il suo.

m.

f.

n.

quivis

quaevis

quidvis

pron.

chi tu voglia, checché tu voglia

quivis

quaevis

quidvis

agg.

quale tu voglia

Pronome e aggettivo sono formati da quis declinabile e vis (=vuoi, 2a pers. di volo) indeclinabile: gen. cuiusvis, dat. cuivis, acc. quemvis ecc.

m.

f.

n.

quilibet

quaelibet

quidlibet

pron.

chi piaccia (o si voglia)

quilibet

quaelibet

quidlibet

agg.

quale piaccia (o si voglia)

Pronome e aggettivo sono formati da quis declinabile e da -libet (=piace, verbo impers.) indeclinabile: gen. cuiuslibet, dat. cuilibet, acc. quemlibet, ecc.


- Indefiniti composti di uter

1) Uterque, utraque, utrumque (pron. e agg.) = l’uno e l’altro, entrambi, ciascuno dei due.E’ composto di uter declinabile e di -que indeclinabile: gen. utriusque, dat. utrique, ecc. Come con uter, così con uterque e gli altri composti dirai: “uterque vestrum, uterque eorum” = “l’uno e l’altro di voi, l’uno e l’altro di essi”, perché segue un pronome. Viceversa “l’uno e l’altro dei fanciulli, l’una e l’altra delle fanciulle, l’uno e l’altro dei premi” si traduce “uterque puer, utraque puella, utrumque praemium” ponendo al singolare il sostantivo a cui è unito questo indefinito.

2) Utervis, utravis, utrumvis (pron. e agg.) = qualsivoglia dei due. E’ composto di uter declinabile e di -vis(=vuoi, 2a pers. di volo) indeclinabile. Gen. utriusvis, dat. utrivis, ecc.

3) Uterlibet, utralibet, utrumlibet (pron. e agg.) = qualsivoglia dei due. E’ composto di uter declinabile e di -libet (=piace) indeclinabile: Gen. utriuslibet, dat. utrilibet.

Alius, alia, aliud; alter, altera, alterum.

1) Alius, alia, aliud = “un altro, altro”. Indica persona o cosa diversa da quella di cui si parla; il suo opposto è idem = il medesimo.

2) Alter, altera, alterum =”l’altro”, cioè il secondo di due persone o cose oppure di due gruppi di persone o cose.
Sia alius che alter hanno la declinazione tipica pronominale, e cioè gen. in -ius e dat. in -i (alius, alii; alterius, alteri); per il resto seguono il paradigma degli aggettivi della prima classe.
Si osservi:

alius…, alius…, alius… ecc.

uno…, un altro…, un altro…, ecc. (enumerazione di più persone o cose).

alii…, alii…, alii…, ecc.

alcuni…, altri…, altri…, ecc. (enumerazione di gruppi di più persone o cose).

alter…, alter

l’uno…, l’altro (il secondo), (distinzione di due persone o cose).

alteri…, alteri

gli uni…, gli altri (distinzione di due gruppi di persone o cose).

Un esempio del tipo “dei due fratelli l’uno è buono, l’altro è cattivo” si può rendere “exduobus fratribus unus bonus est, alter malus” oppure “alter bonus est alter malus”.E’ così: “zoppo da un piede” si dirà “claudus altero pede”, perché i piedi sono due.

Come si rendono in latino le espressioni: “gli altri”, “le altre”, “le altre cose”.

Le espressioni “(gli) altri”, “(le) altre”, “(le) altre cose” si rendono in latino secondo il diverso significato che hanno nella frase italiana:

1) con alii, aliae, alia: nel senso indeterminato di “altre persone”, o di “altre cose”.
Es.:Vitia aliorum cernimus, nostra non videmus.     
       Vediamo i difetti degli altri, non vediamo i nostri.

2) con reliqui, reliquie, reliquia =”gli altri”, “le altre”, “le altre cose”: nel senso di “rimanenti”, specie in espressioni numeriche come “resto” di un tutto.
Es.: Duas legiones Caesar secum, duxit, reliquas in castris reliquit.
       Cesare condusse con sè due legioni, lasciò le altre (=le rimanenti) nell’accampamento.

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3) con ceter, ceterae, cetera = “gli altri”, “le altre”, “le altre cose” nel senso sempre di “rimanenti”, ma per lo più in contrapposizione con un termine, col quale sia implicita l’idea di paragone.
Es.:Caesar ceteros duces laude bellica superavit.       
      Cesare superò in gloria militare tutti gli altri (i rimanenti) condottieri.

- Indefiniti con senso negativo

Nemo, nullus, nihil, neutre.

  1. Nemo =” nessuno” (da ne-homo) è pronome di persona ed è per lo più usato come sostantivo, raramente come aggettivo (nemo poeta per nullus poeta).
    Es.: nemo venit - Nessuno è venuto
  2. Nullus, nulla, nullum = “nessuno” (da ne-ullus) è aggettivo e si usa quindi in unione con il nome. Es.: Nullus homo venit = nessun uomo è venuto. Si tenga presente che “nessuno” è aggettivo anche quando è solo, ma si riferisce a nome noto, sottinteso: Es. “vennero molti uomini, ma io non (ne) ho visto nessuno” = multi homines venerunt, sed ego nullum (e nin neminem) vidi. Sostituisce con valore di sostantivo le forme mancanti di nemo (nullius, nullo).
  3. Nihil = ”niente, nulla, nessuna cosa” E’ il corrispondente pronome neutro di cosa, usato solo nel nom., acc., sing., come risulta dal sottostante specchietto.

    nemo

    nihil

    Nom.

    nemo

    nihil

    Gen.

    nullius

    nullius rei

    Dat.

    nemini

    nulli rei

    Acc.

    meninem

    nihil

    Abl.

    nullo

    nulla re

  4. Neuter, neutra, neutrum = “né l’uno né l’altro, nessuno dei due”. Si declina come uter di cui è composto. Come con uter, si dice: neuter vestrum, neuter eorum venit = “nessuno di voi (due), nessuno di loro (due) è venuto”; ma: neutra acies ex certamine laeta discessit = “nessuna delle due schiere uscì lieta dal combattimento”.
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