I prof si schierano contro le gite scolastiche

Di Barbara Leone.

Gli studenti in gita si scatenano: alcol, droga, sesso. Ed aumentano gli insegnanti che si rifiutano di accompagnarli nei viaggi d'istruzione. Tu come ti comporti in gita?

La gita d'istruzione all'estero o in un'altra città d'Italia è uno dei momenti scolastici preferiti che molti studenti attendono con trepidazione durante l'anno. In genere la gita viene vista come un momento di libertà, durante la quale potersi divertire e dar libero sfogo alle proprie pulsioni. Ma se gli studenti non vedono l'ora di trascorrere qualche giorno lontano da casa, senza il controllo dei genitori, lo stesso non vale per i professori che accompagnano gli studenti e che devono "vegliare" su di loro. Così sta aumentando sempre di più il numero degli insegnanti che non vogliono andare in gita scolastica, per non prendersi una responsabilità spesso considerata troppo grande.

Il caso è stato sollevato da alcuni istituti di Milano, in cui molti professori hanno deciso di dire basta alle gite. Ma se non ci sono insegnanti disponibili ad accompagnare gli studenti in gita, allora queste non possono aver luogo. Un insegnante di un liceo di Milano ha deciso di non accompagnare più i suoi studenti nei viaggi d'istruzione dopo una serie di situazioni complicate, che si sono verificate durante le gite: "la più memorabile è stata quella ad Amsterdam. Una studentessa tornò incinta. E quando non c’è di mezzo il sesso, ci sono altri problemi: in gita girano droga, alcol, i ragazzi sono ingestibili. L’errore più grande? Chiuderli in camera. Si calarono dal balcone" ha dichiarato la prof di un liceo milanese al Corriere della Sera.

Ed è proprio di questi giorni la notizia di una tragedia avvenuta durante la gita dell'ultimo anno. Maria Cristina Schiani, una studentessa di 18 anni iscritta al Liceo Classico Niccolò Macchiavelli (ex Gaio Lucilio) di Roma, mentre era in gita a Londra con la classe, è caduta dal sesto piano dell'albergo ed è morta. Secondo gli agenti di Scotland Yard, che sono intervenuti, la ragazza si sarebbe buttata volontariamente dalla finestra. Ed ora tutti si chiedono il motivo di questo gesto: pare infatti che la ragazza non avesse problemi a scuola e fosse una ragazza tranquilla. Alcuni vicini di casa, che la conoscevano, intervistati dai quotidiani in questi giorni, hanno dichiarato di non credere al suicidio e di pensare, piuttosto, che si sia trattato di un incidente, magari di "qualche spintone di troppo", perché durante le gite i ragazzi fanno delle "bravate". La madre della giovane pensa invece la ragazza si sia sentita male ed abbia perso l'equilibrio. Un giallo su cui gli investigatori londinesi stanno ancora lavorando, ma che ha già segnato la vita dei compagni di scuola della ragazza.

Accompagnare gli studenti nei viaggi d'istruzione è diverso rispetto a dover fare lezione in classe. Bisogna controllare che non succeda nulla ed assicurarsi che tutti i ragazzi siano al sicuro. Ma non sempre ci si riesce. Per questo diversi insegnanti ritengono che non ne valga la pena: troppi rischi e troppe implicazioni (penali e civili). Meglio continuare a fare lezione soltanto a scuola. Così negli ultimi 10 anni il numero degli insegnanti disponibili ad accompagnare gli studenti in gita si è dimezzato.

Michele D’Elia, preside del Liceo Scientifico Vittorio Veneto di Milano ha dato al Corriere una spiegazione di questo cambiamento: "È ovvio che le cifre si siano ridotte: per portare in gita i ragazzi prendiamo un euro all’ora, non ci viene riconosciuto il lavoro notturno e in più la gente pensa che siamo in vacanza. Ma si sbaglia: ci vogliono nervi d’acciaio per portare in giro una classe". Secondo Giacomo Merlo, docente dell'Istituto Professionale Albe Steiner, "È difficile evitare tutto questo. Viviamo in una società abituata allo sballo. Il controllo è possibile fino a un certo punto". Per Carola Feltrinelli, preside dell'Istituto Moreschi, "i ragazzi non sono educati ad affrontare questa esperienza. Per questo i docenti che li accompagnano sono sempre meno".

Carlo Columbo, preside dell'Istituto Porta, ritiene che ci sia "uno zoccolo duro che crede ancora al valore educativo della gita e lo fa con spirito missionario". Ma sono troppi gli insegnanti che non vogliono prendersi questo impegno. Molti si giustificano con problemi personali, figli troppo piccoli o genitori troppo anziani da controllare. Ma secondo Giorgio Castellari del Liceo Vittorini "i motivi di famiglia sono spesso una scusa: la verità è che non vogliono rischiare". D'altronde chi vorrebbe prendersi la responsabilità di accompagnare e controllare un gruppo di adolescenti che non vede l'ora di stare in libertà per fumare, ubriacarsi, fare sesso o organizzare feste nelle camere d'albergo senza alcun limite?

C'è una soluzione a tutto ciò? Secondo Rodolfo Rossi, preside dell'Istituto Giorgi, si dovrebbero organizzare "soggiorni in famiglia (i ragazzi sono più controllati), scelta ragionata dell’albergo (evitare quelli enormi pieni di ragazzi italiani che assaltano le stanze di compagne consenzienti) e, per i più piccoli, agriturismo". Ma basterà questo a calmare i giovani?

E tu che cosa fai o hai fatto durante una gita scolastica? Raccontaci la tua esperienza.

Fonte: Corriere della Sera