Lo studio della Personalità

Di Micaela Bonito.

Cos'è la personalità e quali orientamenti attuali nello studio della personalità stessa

Definizione del termine e del problema - Orientamenti attuali nello studio della personalità - Lo schema di riferimento teorico centrato sulla "risposta"- Lo schema di riferimento teorico centrato sullo "stimolo"- Lo schema di riferimento teorico centrato sull’ "organismo"

Definizione del termine e del problema
Possiamo definire la "personalità" come l’insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, creano il nucleo inflessibile di un individuo che resta tale nella pluralità e differenza delle fasi ambientali in cui si esprime e si trova ad operare.
Lo studio della personalità è solo da pochi decenni passato dalle speculazioni filosofiche di vario tipo alla osservazione del tutto scientifica.
L’analisi deve combattere numerosi dubbi di grande difficoltà, quali ad esempio:
- se la condotta umana debba essere capita in senso meccanicistico o finalistico;
- se i determinanti della condotta siano regolati dalla riduzione della preoccupazione dei bisogni (principio del piacere o dell’appagamento) o, al contrario, da una naturale spinta all'autorealizzazione;
- se nella strutturazione della personalità sia principale l’esperienza delle prime fasi dello sviluppo, oppure anche nella vita matura siano possibili grandi riordini;
- se la personalità si sviluppi solamente come risultato di forze biologiche innate, oppure si costituisca come un prodotto della interazione socio-culturale.

Apparirà chiaro come sul concetto esistano varie e contrastanti teorie interpretative ed chiarificatrici.
Nella fattispecie, secondo R. S. Lazarus (1963), il sistema di analisi S-O-R (stimolo-organismo-risposta) costituisce un ottimo metodo di distinzione fra i numerosi schemi di riferimento delle varie teorie della personalità: infatti, alcuni teorici pongono l’accento sull’analisi della risposta, altri sullo stimolo, altri ancora sulle strutture centrali dell’organismo.

Orientamenti attuali nello studio della personalità
Nella ricerca attuale, la descrizione dei tipi o dei tratti è superata, mentre suscita sempre maggiore interesse la descrizione diagnostica in termini di "sindrome" o "stile" (vale a dire, schema coerente di comportamenti di fronte a compiti analoghi).
I vantaggi nell’adozione della nozione di "sindrome" o "stile" sono che essa:
- non intende essere esauriente o totalizzante o categorizzante (identità tra modello e persona) nei confronti degli individui e della loro personalità; bensì, di contro, elastica e suscettibile allo sviluppo;
- è uno strumento utile per la ricerca sperimentale, tanto che è stata adottata da studiosi di diversa estrazione teorica:

a Witkin (1954, approccio trasversale): nell’ambito della psicologia della percezione, ha introdotto il concetto di "dipendenza dal campo" (vedi sopra: Lewin), per chi, nell’orientamento spaziale, si affida più al contesto visivo che ai segnali posturali e gravitazionali del proprio corpo. [A mo’ di informazione, c’è da dire che in questa sede si è constatato che le donne sono più dipendenti dal campo degli uomini, che la dipendenza dal campo diminuisce con l’età ed è collegata alle caratteristiche della personalità].

b Gorge Klein (1951, psicoanalista): ha studiato la "tendenza al livellamento" (ovvero, quella modalità del percepire, negli adulti, per cui si tende a mantenere una percezione costante, quando uno stimolo esterno si modifica), e ha realizzato a tal proposito la distinzione – tra soggetti di fronte ad appositi compiti percettivi – in "livellatori di differenze" (molto influenzati dal contesto) e "accentratori di differenze" (indipendenti dal contesto, più capaci di cogliere i particolari, di aderire alle caratteristiche proprie dello stimolo isolato).

c Rotter (1971, psicologo dell’apprendimento): ha studiato situazioni sperimentali in cui è stato possibile evidenziare la condotta di soggetti convinti che la propria abilità (cioè il proprio "controllo interno") fosse determinante alla riuscita di una determinata prestazione, e quella di soggetti convinti che fosse invece il caso (il "controllo esterno") a determinare il rendimento.