Primo Levi: la fuga e l'ignoranza voluta

Di Redazione Studenti.

Terza parte dello speciale di Studenti.it sullo scrittore che meglio di chiunque altro ha saputo rappresentare l'immenso dolore, l'angoscia e le sofferenze dei lager nazisti

La comunicazione
Nei Lager una sofferenza terribile è data dall’impossibilità di comunicare con il mondo esterno (parenti, amici..), ma neppure col mondo in cui si vive. I linguaggi diversi causano smarrimento, incomprensioni, sofferenze e umiliazioni specialmente ai nuovi arrivati che non capiscono neppure gli ordini e vengono annientati; si capisce il significato delle comunicazioni solo dai gesti e dal tono della voce aggressivi ( urla, spinte, botte..). Così ci si disorienta, si diventa individualisti "isole".

La ribellione e la fuga
Uno degli ultimi capitoli del testo vuole sfatare alcuni stereotipi che dimostrano come chi non c’era tenda a semplificare e a non capire fino in fondo. Levi infatti risponde alle domande che spesso gli vengono rivolte fino ai suoi ultimi anni di vita: perché non siete fuggiti? perché non vi siete ribellati?

L' autore fa osservare che i prigionieri erano ridotti talmente male da non avere più alcuna forza; erano circondati da compagni assuefatti a tutto, da spie; non avevano armi o strumenti; una volta fuori, non avrebbero saputo dove cercare rifugio (tante volte i prigionieri non sapevano neppure dove si trovavano):

I tentativi di ribellione e di fuga ci sono stati (persino da parte dell’ultima squadra speciale), ma erano tentativi quasi folli, destinati a fallire e a cui seguivano terribili punizioni e rappresaglie. Ecco perché nella maggior parte dei casi si rinunciava e si moriva prima con la mente e poi con il corpo.

L'ignoranza voluta
Quando cominciarono a diffondersi le notizie riguardanti le infamie dei Lager, il pubblico le rifiutava, diceva che non potevano essere vere, perché erano troppo mostruose (atteggiamento che del resto era stato previsto dallo stesso sistema nazista).

Alla fine della guerra sono state soppresse o si è cercato di sopprimere le prove dei campi di concentramento (si è persino cercato di far sparire i cadaveri), ma sono rimaste rovine e testimonianze.

Del resto già prima c’erano stati molti segnali che avrebbero dovuto far sorgere dei dubbi anche nei civili; i Lager, chiamati anche "univers concentrationnaire"(universo concentrazionario) specialmente negli ultimi anni di guerra, avevano stretti rapporti con la vita quotidiana del paese (fornivano mano d’opera gratuita ad aziende agricole, ad industrie grandi e piccole, a fabbriche di armamenti; altre industrie guadagnavano procurando materiale ai Lager stessi). E’ impossibile pensare che nessuno degli operai di certe fabbriche non si domandasse come mai era così aumentata a dismisura l’ordinazione dei forni crematori o del gas velenoso, acido cianidrico, che prima di allora veniva richiesto ed utilizzato per la disinfestazione delle stive delle navi!

Sicuramente i dubbi sono sorti, ma venivano soffocati per motivi molto diversi fra loro: per paura, per desiderio di guadagno, per stupidità, per adescamento ideologico, per fanatica obbedienza. Così si fingeva di non sapere, di non conoscere il dramma che si stava svolgendo per milioni di persone. Levi dice che la cosa peggiore è stata proprio la " viltà entrata nel costume".

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