Prima Guerra Mondiale: cronologia, battaglie, protagonisti

Prima Guerra Mondiale: cronologia, battaglie, protagonisti A cura di Edoardo Angione.

Cause della Prima Guerra Mondiale: cronologia, eventi e schieramenti del devastante conflitto che mise in ginocchio l'Europa e il mondo intero

1Introduzione alla Prima Guerra Mondiale

Ci sono molti motivi per cui la Prima Guerra Mondiale è anche chiamata “Grande Guerra”. Sono quasi tutti drammatici, e tutti contribuiscono a rendere questa guerra uno spartiacque epocale. Eccone alcuni: 

  • sono coinvolti Stati e territori di gran parte del mondo
  • grazie alla tecnologia, gli eserciti sono diventati più letali: i morti causati dalla Prima Guerra Mondiale saranno più di 10 milioni
  • la Prima Guerra Mondiale segnerà la fine di ben quattro grandi imperi: russo, asburgico, tedesco, turco.
  • gli Stati Uniti si affermeranno nel ruolo di superpotenza mondiale al posto della Gran Bretagna
  • la Prima Guerra Mondiale determina l’avvento definitivo della moderna società di massa

Nessuno all’epoca si rendeva conto di che genere di cambiamenti radicali sarebbero scaturiti da questa guerra, anche dopo che era scoppiata. Oggi, a circa un secolo di distanza, è lecito farsi una domanda: la Grande Guerra si poteva in qualche modo evitare? 

2La Prima Guerra Mondiale: una guerra inevitabile?

Ritratto di Francesco Ferdinando
Ritratto di Francesco Ferdinando — Fonte: ansa

Il 28 giugno del 1914 Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria-Ungheria, viene assassinato insieme a sua moglie a Sarajevo, dove si trovava in visita ufficiale. L’attentatore, Gavrilo Princip, è uno studente appartenente ad un gruppo irredentista bosniaco. Per il governo austro-ungarico, la responsabilità è in gran parte della Serbia, un giovane stato in rapida crescita, nonché un punto di riferimento per il nazionalismo slavo (e dunque anti-austriaco) nei Balcani. Con l’appoggio tedesco, il 23 luglio l’Austria impone un provocatorio ultimatum alla Serbia, chiedendo che l’’inchiesta sull’attentato sia condotta da rappresentanti austriaci. In nome della propria sovranità nazionale, la Serbia rifiuta, peraltro abbastanza cordialmente. Il dado è ormai tratto: il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. È l'inizio della Prima Guerra Mondiale.

C’erano stati altri conflitti nei Balcani, ma stavolta la presenza dell’Austria attiverà una complicata serie di alleanze su scala globale:     

  • La Russia mobilità immediatamente le proprie truppe in sostegno alla Serbia per due ragioni: la comune fede ortodossa, l’interesse ad avere un ruolo guida nei Balcani
  • La Germania, alleata dell’Austria, chiede alla Russia di ritirarsi e alla Francia di rimanere neutrale: entrambe le potenze rifiutano. La Germania dichiara guerra ad entrambe all’inizio di agosto. Il 4 invade il Belgio, che si rifiutava di far passare i soldati tedeschi
  • La Gran Bretagna scende in campo in appoggio a Francia e Belgio
  • L’Italia, formalmente alleata di Austria e Germania, si dichiara per il momento neutrale
  • Il Giappone dichiara guerra alla Germania il 23 agosto, perché una minacciosa flotta tedesca si trovava in estremo oriente
  • A novembre, l’Impero Ottomano dichiara guerra alla Russia
Gavrilo Princip, resposabile dell'attentato del 28 giugno 1914  che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale
Gavrilo Princip, resposabile dell'attentato del 28 giugno 1914 che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale — Fonte: ansa

Sarebbero in seguito intervenuti innumerevoli altri paesi, tra cui l’Italia, gli Stati Uniti, la Romania e la Grecia sul fronte Russo-Francese, la Bulgaria sul fronte Tedesco-Austriaco. Ma la Prima Guerra Mondiale coinvolge anche, tra gli altri, l’America Latina, la Cina, il Medio Oriente ed il Portogallo.  

Non sappiamo davvero se la Grande Guerra poteva essere evitata. Sicuramente, gli atteggiamenti oltranzisti delle grandi potenze lasciavano poco spazio a soluzioni diplomatiche, perseguite per un po’ soltanto dalla Gran Bretagna. Gli Stati europei basavano le proprie strategie sulla guerra offensiva, ed ogni Stato perseguiva obiettivi propri, che spesso non coincidevano affatto con quelli degli altri. Ogni paese soffriva inoltre di problemi interni a cui il nazionalismo e le politiche di potenza sembravano offrire una soluzione. Ma se tutti sapevano che tutto questo avrebbe portato ad una guerra, nessuno poteva sapere in che modo la Prima Guerra Mondiale sarebbe stata radicalmente (e tragicamente) innovativa.  

3La Prima Guerra Mondiale: una guerra innovativa

Battaglia di Caporetto del 1917: una linea di sbarramento protegge la ritirata italiana
Battaglia di Caporetto del 1917: una linea di sbarramento protegge la ritirata italiana — Fonte: ansa

Il piano tedesco di offensiva del Belgio prevedeva una campagna veloce ed efficace, ma si infrange contro le difese anglo-francesi sulla Marna, un fiume a sud-est di Parigi, nel settembre del 1914. Presto i due schieramenti si ritrovano impelagati in un’infinita linea di trincee e reticolati. Gli sviluppi sono analoghi sul fronte orientale per i Russi e per gli Inglesi: già alla fine dell’anno la Prima Guerra Mondiale è una guerra di posizione

Nel 1915 la Triplice Alleanza riporta importanti successi nei Balcani, ma sul fronte Francese, nel febbraio del 1916, i tedeschi vengono bloccati a Verdun, e poco dopo le forze anglo-francesi riportano una vittoria sulla Somme. L’Italia era entrata in guerra nel 1915 a fianco dell’Intesa, tenendo occupati gli Austriaci sull’Isonzo, fino alla sconfitta di Caporetto nell’ottobre del ‘17, contenuta poi sul Piave. Nell’estate del 1918 i tedeschi tentano il tutto per tutto ancora una volta sulla Marna, e ancora una volta vengono fermati: da quel momento l’Intesa partirà al contrattacco, che si intensifica ad Amiens.

Tutte queste battaglie avevano qualcosa in comune:  

  • le forze in campo erano spesso equivalenti: questo rendeva molto difficile una vittoria sul campo
  • i fronti rimanevano statici: veniva conquistato poco terreno
  • la strategia si basava quasi sempre sull’attacco frontale, risultando in bagni di sangue ben poco produttivi

Ma la Prima Guerra Mondiale è anche teatro di altre innovazioni, spesso tragiche. Una di queste è il genocidio: dopo gli insuccessi bellici, il governo turco individua nella minoranza armena un capro espiatorio ideale, deportandone e massacrandone a centinaia di migliaia. Un’altra innovazione è il gas asfissiante, utilizzato per la prima volta dai tedeschi nel 1915.  

Prima guerra mondiale. La fine del sottomarino tedesco UC-38, 1917
Prima guerra mondiale. La fine del sottomarino tedesco UC-38, 1917 — Fonte: ansa

Il potenziale industriale dei paesi europei, cresciuto a dismisura, viene utilizzato per la produzione di milioni di fucili, centinaia di migliaia di cannoni e mitragliatrici, miliardi di cartucce. I soldati e gli approvvigionamenti vengono trasportati sulle ferrovie, come già era avvenuto durante la guerra civile americana. Questa mobilitazione richiede sforzi immani da un punto di vista sociale, economico ed umano. Da questo punto di vista è determinante il blocco navale a cui la Gran Bretagna sottopone i tedeschi: non potendo più ricevere approvvigionamenti dall’estero, un’intera nazione è presto alla fame. 

I tedeschi, proprio nel momento in cui l’Impero russo era al collasso, reagiscono con l’utilizzo di sottomarini, provocando l’ingressoin guerra degli Stati Uniti, che sarà determinante nella vittoria dell’Intesa. Austria e Germania, ormai stremate, tentano una serie di offensive, ma il 4 ottobre del 1918 sono costrette a chiedere un armistizio. Si chiude un’epoca anche da un punto di vista strettamente militare: l’ingresso in guerra del carro armato, durante la battaglia di Amiens nell’agosto del 1918, aveva segnato la fine della guerra di posizione.  

4Le condizioni economiche e sociali durante la Prima Guerra Mondiale

Industria Pirelli durante la Prima Guerra Mondiale
Industria Pirelli durante la Prima Guerra Mondiale — Fonte: ansa

Le armi potevano guastarsi, e le munizioni potevano finire: fabbricanti di armi, acciaierie, aziende chimiche, industrie automobilistiche si mobilitano per soddisfare l’intensa domanda di strumenti di morte. La Prima Guerra Mondiale è dunque, in un certo senso uno stimolo per l’industrializzazione, specie in paesi che erano rimasti indietro, come l’Italia. Per controllare al meglio la produzione, gli Stati sono costretti ad intervenire sistematicamente nelle proprie economie, attraverso uffici per la pianificazione della produzione bellica, finanziamenti pubblici, e comitati governativi. In Italia, ad esempio, la Fiat, che dal 1912 aveva introdotto la catena di montaggio, inizia a produrre mitragliatrici ed esplosivi. L’economia, irreggimentata dalla guerra, subisce il peso delle requisizioni di mezzi di trasporto e dei razionamenti di cibo. Nei paesi in prevalenza agricoli, come l’Italia e la Russia, milioni di contadini vengono chiamati alle armi, aggravando ulteriormente la scarsità di derrate alimentari.  

Questa intensificazione del rapporto tra Stati ed economie provoca un’enorme dilatazione della burocrazia, mentre il ruolo dei parlamenti passa in secondo piano rispetto a quello dei governi e degli eserciti. Siccome la Prima Guerra Mondiale è molto costosa, poi, gli Stati aumentano le tasse, provocando un calo dei consumi, un innalzamento dei prezzi e la svalutazione del denaro: i paesi dell’Intesa sono costretti ad indebitarsi, in particolare con gli Stati Uniti. 

Donne al lavoro in un fabbrica di munizioni, durante la Prima Guerra Mondiale
Donne al lavoro in un fabbrica di munizioni, durante la Prima Guerra Mondiale — Fonte: ansa

Se gli stati irreggimentano da una parte sempre di più le popolazioni, dall’altra parte non possono rinunciare al loro consenso. Durante la Prima Guerra Mondiale nascono gli uffici di propaganda, la stampa viene rigidamente controllata e censurata. Si cerca di tenere alto il morale delle truppe attraverso spettacoli dietro le linee, mentre volantini e manifesti invadono le città. Le libertà individuali sono fortemente condizionate, lo stato sta invadendo sempre di più la vita privata dei cittadini, ma al contempo si verificano progressi nel campo dell’assistenza sociale: crescono le pensioni e le provvidenze per invalidi, vedove, orfani e ammalati.

Ma uno degli aspetti forse più importanti introdotti dalla Prima Guerra Mondiale è un generale inserimento della manodopera femminile nella produzione, dato che la popolazione maschile era impegnata sul fronte. Questo è un primo riconoscimento di metà della popolazione mondiale, che inizia ad uscire da un secolare stato di inferiorità. Ancora prima della fine della Grande Guerra, in Inghilterra, le donne con più di 30 anni acquisiscono il diritto di voto.  

5Il ‘fronte interno’ ed il caso italiano

Foto di Benedetto XV
Foto di Benedetto XV — Fonte: ansa

La Prima Guerra Mondiale viene inizialmente accolta con entusiasmo, in particolare dai ceti medi, dagli intellettuali, dagli artisti: da decenni in Europa c’erano stati conflitti brevi e localizzati, mentre le masse si andavano nazionalizzando, assorbendo a scuola e in caserma non soltanto i valori nazionali, ma anche una retorica patriottica sostanzialmente ostile agli altri popoli. Russi, Inglesi, Francesi, Italiani: ognuno aveva il proprio nemico. 

Lo stesso movimento socialista in molti paesi si dichiara a favore della guerra, con l’eccezione dei paesi inizialmente neutrali, come l’Italia. Nel mondo Cattolico, all’aperta condanna della Prima Guerra Mondiale da parte di papa Benedetto XV fanno fronte gli atteggiamenti favorevoli alle armi di molti esponenti delle gerarchie ecclesiastiche. In tutta Europa, comunque, gli oppositori vengono isolati dalle propagande governative e bollati come ‘disfattisti’: soltanto verso la fine inizierà a prevalere un sentimento critico diffuso nei confronti della guerra, ma c’erano voluti anni prima che gli Europei imparassero a conoscere fino in fondo i suoi orrori.  

[...] giungere così quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale, ogni giorno più, apparisce inutile strage.

Benedetto XV, Lettera ai Capi dei popoli belligeranti

Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo visto che il regno si mantiene all’inizio neutrale. Ma già da subito il dibattito sull’entrata nella Prima Guerra Mondiale era stato intenso:  

  • Per i vecchi liberali, come Giolitti ed il primo ministro Salandra, restare neutrali era un’opportunità
  • Per i democratici, come Salvemini e Bissolati, l’interventismo era legato a sentimenti risorgimentali anti-austriaci
  • L’Associazione nazionalista italiana, fondata nel 1910, portava questi sentimenti all’estremo
  • Tra i socialisti andava per la maggiore il neutralismo: Benito Mussolini, inizialmente contrario alla Prima Guerra Mondiale, cambierà idea e verrà espulso dal partito a novembre
  • I cattolici, ufficialmente contrari, si adeguano tuttavia all’obbedienza patriottica
  • Le masse popolari, ed in particolare i contadini, non volevano l'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra
Foto di Luigi Cadorna
Foto di Luigi Cadorna — Fonte: ansa

L’Italia entra nella Prima Guerra Mondiale il 24 maggio del 1915, contro la maggioranza del parlamento. Gli obiettivi non sono soltanto Trento e Trieste, ma anche un allargamento dei propri confini nazionali verso i Balcani ed il Mediterraneo e l’ottenimento di un maggiore prestigio internazionale. I momenti di crisi saranno molti, ed il governo sarà costretto a numerosi rimpasti. 

La gestione dell’esercito da parte del generale Luigi Cadorna, basata su una disciplina ferrea, mette in secondo piano le esigenze e le vite dei soldati. E tuttavia non viene messa seriamente in discussione prima dell’ottobre del 1917, quando le linee italiane vengono sfondate a Caporetto, al prezzo di un arretramento del fronte e della perdita del Friuli: in questa occasione, gli alti quadri dell’esercito tentano di scaricare la responsabilità sul ‘disfattismo’ dei soldati. Sarà Armando Diaz a sostituire Cadorna fino alla vittoria finale, il 24 ottobre a Vittorio Veneto.

Per mantenere un minimo di consenso interno si tenta di attenuare la durezza della vita al fronte, si intensificano l’assistenza e la propaganda, e si arriva a promettere la terra ai contadini, ma l’estraneità popolare alla Prima Guerra Mondiale continua a crescere. Anche perché, nel frattempo, l’inflazione è salita alle stelle: l’Italia uscirà dalla guerra con un debito estero altissimo, in una situazione non troppo diversa da quella dei paesi sconfitti.  

6La Russia nella Prima Guerra Mondiale

Già prima di entrare nella Prima Guerra Mondiale, il potere zarista in Russia si basava su fondamenta fragili: la società era arretrata, lo sviluppo industriale limitato ad alcune zone isolate, e le basi del potere erano radicate su un sistema di potere semifeudale. Tutte queste contraddizioni vengono messe a nudo sin dall’inizio, con le prime sconfitte del 1914: l’esercito era impreparato, l’equipaggiamento insufficiente. Nel corso della Grande Guerra, la Russia sacrificherà un numero altissimo di soldati, in gran parte contadini: la produzione agricola diminuisce di circa un terzo. I primi scioperi iniziano nel 1915.  

Nel marzo del 1917 a Pietrogrado, l’attuale San Pietroburgo, alcune agitazioni sfociano in uno sciopero generale. Gli insorti formano un consiglio (soviet) di soldati ed operai, mentre lo zar è costretto ad abdicare. Nei mesi successivi, il parlamento legittimo (duma) forma un governo provvisorio, tentando di portare avanti un discorso democratico e favorevole alla continuazione della Prima Guerra Mondiale, ma a prevalere è il radicalismo delle masse, che riconosce esclusivamente il potere dei soviet. Alle periferie dell’impero, i soldati smettono di obbedire agli ordini e i contadini sono in rivolte, mentre i soviet, dominati dai menscevichi appoggiano per un po’ il governo provvisorio.

Vladimir Lenin
Vladimir Lenin — Fonte: ansa

A questo punto emerge la figura di Lenin, leader dei bolscevichi, secondo cui era necessario opporsi alla Prima Guerra Mondiale e al governo provvisorio, incarnando in pieno le aspettative di operai, soldati e contadini. A luglio c’è una sollevazione armata, seguita da una violenta repressione dei bolscevichi. Lenin è costretto all’esilio in Finlandia, mentre altri leader, come Trockij, vengono arrestati. C’è un tentativo di colpo di stato controrivoluzionario, sventato anche con l’aiuto dei bolscevichi, che a questo punto prendono il controllo di Pietrogrado e delle campagne: per Lenin i tempi sono maturi per una rivoluzione armata. Il 25 ottobre del ‘17, che in realtà secondo il nostro calendario è il 7 novembre, Pietrogrado si solleva nuovamente, viene proclamata la Repubblica Sovietica, viene decretata la fine della guerra e l’assegnazione delle terre ai contadini. Il nuovo governo dovrà sottostare a pesanti condizioni di pace imposte dalla Germania.

7L’intervento Americano nella Prima Guerra Mondiale

Ritratto di Woodrow Wilson
Ritratto di Woodrow Wilson — Fonte: ansa

Il presidente Woodrow Wilson, che aveva vinto le elezioni del 1916, si apprestava ad iniziare il suo secondo mandato sulla base di una promessa che non poteva mantenere: la neutralità degli Stati Uniti nei confronti della Prima Guerra Mondiale. A cambiare le cose è l’aggressiva guerra sottomarina dei tedeschi, che mette a repentaglio gli interessi americani, violando il diritto internazionale. Nel 1917, dopo che l’autocrazia zarista è collassata e che gli Stati Uniti sono scesi in campo, la guerra combattuta dall’Intesa assume i connotati di una guerra democratica.  

Nel gennaio del 1918 Wilson espone al mondo un programma di pace e di ordine globale, espresso in 14 punti, tra cui spiccano i seguenti:

  • ridurre gli armamenti
  • rispettare le minoranze
  • rendere il commercio libero
  • conferire ai popoli il diritto all’autodeterminazione
  • formare una Società delle Nazioni in grado di risolvere pacificamente i conflitti internazionali

Nel frattempo però Austria e Germania avevano stipulato un trattato separato con la Russia, e questo le rendeva molto meno accomodanti: per una soluzione pacifica bisognava ancora aspettare che gli Imperi centrali arrivassero al limite estremo delle proprie forze.  

  • Bulgaria e Turchia cedono per prime verso la fine del 1918
  • L’Austria si arrende il 3 novembre, dopo che la scissione da parte di Ungheria, paesi Balcanici e Cecoslovacchia segnano la fine dell’impero
  • In Germania, il Kaiser aveva chiesto un armistizio ad ottobre, ma una serie di moti rivoluzionari dal Nord fino a Berlino lo costringono ad abdicare ancora prima di firmare la pace l’11 novembre

Finisce così l’11 novembre del 1918 la Prima Guerra Mondiale, una guerra che sembrava dovesse durare per sempre. L’Europa ne usciva devastata. Ma quel che è peggio è che erano state poste le basi per una serie di nuovi conflitti. Conflitti che sarebbero sfociati, pochi decenni dopo, in una nuova guerra mondiale.

Quando la guerra sarà finita, li costringeremo a pensare come noi, anche perché, fra l'altro, in quel momento saranno finanziariamente nelle nostre mani.

Woodrow Wilson