Il Pragmatismo: Peirce e Dewey

Di Carlotta Ricci.

Un approfondimento dedicato all'espressione più originale del pensiero americano

Il pragmatismo e Peirce
La filosofia negli USA all’inizio del 1900 perde la tendenza polemica che l’aveva fino ad allora caratterizzata e assume valenze ottimistiche, sostenute dall’influenza del puritanesimo, dell’illuminismo e trascendentalismo.

Il Pragmatismo rappresenta il primo pensiero filosofico originario americano e si basa sulla teoria che una dottrina filosofica va scelta considerando la sua utilità per la vita dell’individuo nella società, cioè la sua capacità di valere come guida della condotta pratica dell’uomo in ambito morale, religioso, scientifico e sociale (ogni verità è una regola d’azione, una norma per una condotta futura).

Secondo Peirce , la funzione del pensiero è quella di produrre credenze, regole di azione e ciò può avvenire in diversi modi:

  • metodo della tenacia: può condurre al successo la persona ostinata che non discute le sue credenze;
  • metodo dell’autorità: può condurre all’accordo, vietando le opinioni differenti ;
  • metodo metafisico: si basa sull’uso della ragione;
  • metodo scientifico: è il migliore perché non si ritiene infallibile e contempla la possibilità di correggere continuamente i propri risultati e va applicato anche alla filosofia.

A proposito del pensiero che produce credenze, James sostiene che è necessario avere fede in una determinata credenza e agire come se ci si credesse perché questo spesso conduce alla sua verificazione (amore, simpatia, fiducia).

John Dewey

Il più importante esponente del pragmatismo, o meglio dello strumentalismo, è John Dewey secondo il quale l’esperienza comprende anche i fattori di errore, esclusi invece nelle teorie empiriste classiche. L’esperienza comprende l’intero mondo degli eventi e delle persone.

Nella vita, nel mondo, sono quindi molto importanti gli elementi di instabilità, che invece la filosofia tradizionale tende ad eliminare per fornire all’uomo stabilità, garanzie per le sue speranze e desideri; persino Eraclito, Hegel e Bergson, pur fondando il loro pensiero sul mutamento continuo della realtà, finiscono per divinizzare il divenire, per farne un elemento di ordine.

Questa è la fallacia filosofica per eccellenza, a causa della quale i mali del mondo sono insolubili, ma questo è un falso problema perché tutto è realtà, le cose buone e stabili e le loro opposte, e piuttosto l’uomo deve cercare di ridurre la portata dell’errore, grazie alla logica strumentalistica.

Alla luce di quest’ultima, ogni ricerca deriva da una situazione problematica che in qualche modo suggerisce una soluzione, che va sviluppata con il ragionamento (intellettualizzazione del problema). Il momento successivo è quello dell’osservazione e dell’esperimento, al quale segue la rielaborazione delle ipotesi e la formulazione e verificazione delle nuove idee.

Dewey afferma che a fronte delle molte cose che possono soddisfarci in un certo momento, i beni immediatamente desiderati o valori di fatto, ne esistono altre che sono in grado di elevare la nostra esperienza: i valori di diritto.
Non esistono fini o valori assoluti; questi possono essere identificati solo nei problemi concreti e sono sempre in rapporto con i mezzi che ne permettono la realizzazione.

Da ciò proviene il rifiuto della massima machiavellica "il fine giustifica i mezzi", perché un fine conseguibile con mezzi ripugnanti è esso stesso ripugnante.

La giusta vita sociale non è un ideale statico ma dinamico. Dewey contrappone all’idea di una società pianificata, l’idea di una società continuamente pianificantesi.
Propone un liberalismo fondato sull’atteggiamento scientifico, una democrazia razionale.