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  Il dottorato, 2° parte

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Durata e borse di studio
I corsi hanno una durata non inferiore a tre anni e prevedono una borsa di studio la cui erogazione è pari all'intera durata del corso. Il dottorato dà diritto a una borsa di studio di 13 milioni l’anno e, contemporaneamente, si possono svolgere solo quei lavori ammessi e autorizzati dal Collegio dei docenti e che non diano un reddito superiore ai 15 milioni, altrimenti si perdono i soldi della borsa. Recentemente, però, sono stati introdotti dei "dottorati senza borse", ovvero non retribuiti, che hanno suscitato reazioni contrastanti: da un lato positive, perchè è aumentata la possibilità di restare all'interno dell'università e di fare ricerca; da un altro lato negative, perchè continuare ad attivarsi all'interno dell'università per altri quattro anni senza alcuna retribuzione può, per un neo laureato, essere difficile da sostenere.
Come si svolge
Durante il dottorato ogni studente viene seguito da un tutor anche se, in pratica, l’organizzazione della ricerca varia da sede a sede e tra le diverse discipline; si potranno, quindi, avere esami da sostenere, corsi da frequentare o periodi da trascorrere all'estero ma, in tutti i casi, alla fine viene discussa la tesi che da diritto al titolo di dottore in ricerca, considerato il miglior presupposto per chi decida di intraprendere una carriera universitaria. Negli ultimi anni anche le aziende hanno cominciato a mostrare interesse verso questa tipologia di "formazione post laurea", arrivando a finanziare alcuni dottorati in aggiunta a quelli banditi su richiesta delle università. In questi casi, chi supera il concorso ha la possibilità di scegliere tra la ricerca in università, accettando un posto tradizionale, e il programma stabilito dall’azienda.
Qual'è la differenza fra un dottorato in una stessa materia ma in due università diverse?
Una stessa materia, come ad esempio Diritto Amministrativo, è trattata diversamente da università a università perchè la scelta dei temi da trattare e dei libri di studio cambiano a discrezione del professore. Questo da una propria impronta alla materia, impronta che si avverte anche al momento della correzione del tema d'esame. Il professore, che fa parte della commissione esaminatrice insieme ad altri due o tre colleghi, tenderà a favorire chi esprime una visione aderente alla sua e, quindi, si torna al discorso di coloro che, dopo mesi di assistentato ufficioso, sono diventati i "pupilli" dei professori ed i vincitori naturali del concorso.

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