In pochi lo sanno e ancora meno ci provano: gli anni passati sui libri per arrivare alla laurea possono essere recuperati e trasformati in contributi per la pensione. Infatti, tutti i giovani neo-dottori possono chiedere il riscatto del loro diploma di laurea. Il periodo universitario in questo modo si va ad aggiungere agli anni lavorativi maturati per arrivare alla pensione. Per cui, ad esempio, una persona laureata nel tempo stabilito di cinque anni, se riscatta il titolo, si vedrà aggiungere ai contributi maturati lavorando, quelli ottenuti dai suoi cinque anni da studente. L'iter burocratico da compiere però, è un percorso zeppo di ostacoli in cui si devono tener presenti reddito, contributi integrativi, fondi pensionistici e dati finanziari. Tra calcoli da mal di testa e dati di cui spesso un giovane neolaureato ignora persino l'esistenza, il rischio è quello di imbattersi in cifre da capogiro che il più delle volte inducono il richiedente a ritornare sui suoi passi. Infatti il riscatto avviene tramite il versamento di una somma che spesso è molto alta. Questo fino ad oggi perché, secondo gli accordi tra Governo e Sindacati avvenuti a luglio, dovrebbe essere pubblicata una nuova legge entro l'anno. Quindi, oltre a tutto il resto, si deve capire anche se conviene riscattare subito o attendere la nuova normativa.
Come si chiede il riscatto
Il riscatto può essere chiesto sia all'Inps (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), sia agli Istituti di Patronato presso i sindacati da tutti i lavoratori dipendenti e autonomi, sono compresi anche i collaboratori a progetto. È valido sia per la laurea triennale che per la specialistica e comprende anche i dottorati di ricerca, il diploma di tecnico di audiometria, fonologopedia, audioprotesi e, dal 1997, si può riscattare anche la seconda laurea. La domanda può essere presentata in qualsiasi momento dal diretto interessato compilando i moduli "RL1" o "R.L.P" che si possono scaricare dal sito: www.inps.it/Modulistica . Condizione sine qua non è aver versato almeno un contributo settimanale all'Istituto di Previdenza Sociale in qualsiasi momento della vita assicurativa. Però, come spiega l'Inps stesso, è conveniente chiedere il riscatto al più presto perché, più ci si avvicina all'età del pensionamento, maggiore è la somma da pagare per il riscatto.
Costi e procedure
Per riscattare gli anni univarsitari si deve versare una somma, variabile da persona a persona, che serve a coprire l'aumento della pensione che deriva dal recupero del tempo universitario. La somma si definisce "riserva matematica" e rappresenta l'onere da pagare per far sì che i contributi derivanti dalla laurea siano considerati come se versati all'epoca degli studi. Inoltre, il totale da pagare varia in relazione all'età, al sesso, al periodo da riscattare e allo stipendio di chi fa la richiesta. L'importo è calcolato sulla base della retribuzione media pensionabile riferita alla data della domanda. Ovviamente prima di procedere alla richiesta ognuno può recarsi negli uffici o navigare sul sito dell'Inps per farsi calcolare preventivamente l'ammontare della spesa e verificare se, nella sua specifica condizione, il riscatto conviene. Comunque si deve sempre tenere presente che le cifre di cui si parla non sono mai irrisorie e possono arrivare, in casi limite, anche intorno ai 20.000 Euro.
I pagamenti
Effettuata la domanda, l'Inps invierà i bollettini da pagare a casa del richiedente. A quel punto si potrà decidere se pagare entro sessanta giorni o rateizzare tutta la somma in cinque anni. Si rivela però un dato interessante: il risparmio fiscale sarà più elevato quanto più sarà alto il reddito del richiedente. Questo significa che riscattare la laurea conviene soprattutto a chi ha già un reddito elevato. In sostanza, chi decide di affrontare la trafila burocratica del riscatto deve verificare se la somma che gli verrà richiesta sia utilmente proporzionata al totale dei contributi che riceverà in cambio. Il pagamento dei bollettini o delle rate è regolamenti da alcune norme che, se non rispettate, possono annullare tutto l'iter amministrativo. In particolare se non si paga la prima rata entro i termini prefissati, l'Istituto di Previdenza considererà il mancato pagamento come una rinuncia alla domanda, mentre il versamento della rata in ritardo potrà essere considerato come una nuova richiesta. Se invece si chiede la pensione quando ancora non si è finito di pagare le rate, si dovrà versare il resto della somma in un unico pagamento.
Farlo subito o aspettare la nuova legge
Come già anticipato, sappiamo che è prevista entro l'anno la pubblicazione della nuova legge sui riscatti. Grazie al decreto di legge sul protocollo del Welfare, rinviare di qualche mese la richiesta comporterà un risparmio notevole sul totale della somma. L'opportunità però non è per tutti, ma solo per chi ha iniziato a lavorare dal 1995 e non ha versato contributi prima del 1996. I vantaggi però non sono pochi. Con la legge attuale chi decide di pagare in forma rateale deve versare gli interessi di prolungamento sulle rate mensili che ammontano a circa il 10 % in più del totale. Grazie alla nuova legge gli interessi saranno eliminati e si pagherà solo la somma effettiva e le rate saranno spalmabili su dieci anni, il doppio del periodo massimo previsto ora. Inoltre, per la legge attualmente in vigore, i contributi ricavati dagli anni studenteschi valgono meno di quelli lavorativi, per cui il totale della pensione calcolata in questo modo è un po' più bassa di quella ricavata dai soli contributi di lavoro. Invece, il nuovo decreto fa sì che i contributi recuperati siano calcolati proprio come quelli lavorativi. A tutti questo si aggiunge un'ulteriore novità: potrà chiedere il riscatto anche chi non ha ancora trovato lavoro. La somma, non essendoci un reddito su cui basarsi, sarà calcolata riferendosi a una retribuzione minimale di 13.500 Euro annui. Infine, la nuova normativa prevede agevolazioni fiscali per il riscatto, tramite la detrazione dal reddito ai fini Irpef dell'interessato, se lavoratore, o del genitore, per i disoccupati.
Da questo quadro conviene aspettare la nuova normativa per riscattare la laurea, ma comunque si deve considerare che la legge ancora non è tale e, finchè non sara pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, potranno essere modificati cavilli e norme.