Mi spiace correggerti ma esistono tre categorie di persone che partecipano ai dottorati: la terza è rappresentata dai dipendenti del Presidente della Commissione. Basta vedere che è successo al dottorato in diritto amministrativo della statale, vinto da Calogero Miccichè che lavora per lo stesso studio legale del Presidente della Commissione (Mauro Renna). Per controllare basta andare su www.leone-torrani.it
I verbali delle prove parlano da soli: Miccichè era dodicesimo su quindici ai titoli e allo scritto batte tutti! Tutti gli altri (tranne uno) segati!
Basta controllare i verbali su: http://users.unimi.it/sdsg/dottorato.php?id=10
E' noto a chi studia davvero il diritto amministrativo che l'art. 51 cpc non consente rapporti economici tra commissari e partecipanti ai concorsi.
Ma non è noto alla Statale di Milano evidentemente!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Io ho "provato" un concorso di dottorato all'università della Statale di Milano, ed uno alla Cattolica, manco a dirlo che un umile studente di provincia come me, perlopiù sconosciuto ai prof.ri, che però ha sempre cercato di avere un pensiero critico ed autonomo, non è riuscito a superare il concorso.
Comunque ho richiesto l'accesso ai verbali dei giudizi, secondo la legge 241/90, così almeno capiscono che li vigilerò sempre, ogni volta, e voglio vedere quali fantasiose giustificazioni abbiano dato ai miei ed altrui elaborati.
Bisogna solo resistere, è questione di tempo, le baronie stanno per terminare.
Capita un po' in tutte le facoltà universitarie, non è strano... Piuttosto sarà raccomandato chi si attacca alla grammatica?
Meno male che non frequenti lettere date le tue scarse conoscenze della lingua italiana. Spereresti forse di vincere un concorso tu, che non sai concordare soggetto e verbo?
Sono assolutamente d'accordo con Marta, anzi direi che oggi il dottorato è diventato una tangente per entrare nel mondo della ricerca: stai anni a fare i comodi del professore di turno sperando che poi ti infili da qualche parte. Purtroppo al giorno d'oggi la laurea in questo modo è stata svalutata ed inoltre si permette così solamente a pochi di accedere ai posti più d'eccelenza non sempre per merito visto che in certe università l'accesso al dottorato è possibile solamente tramite lettere di presentazione (raccomandazione). Inoltre, per esperienza personale, l'accesso ai posti d'eccelenza si basa solamente su pressupposti politici, cioè: in questo centro ci fa comodo una persona e quindi vediamo di ficcarla lì. Allora questa persona comincerà a diffondere la teoria del professorone di turno poichè lì ci è andata e ci stà grazie a lui. Alla faccia che la scienza è libera e democratica come si legge su certi cartelloni appesi nelle università. Io penso che il dottorato di ricerca debba tornare alla sua funzione originale ovvero:
- per un neolaureato che vuole intraprendere la cerriera di professore universitario si fa un corso di dottorato basato sulla cultura generale in modo tale da poter dare un insegnamento il più ampio possibile agli studenti
- oppure come riconoscimento per un laureato che è andato in qualche centro di ricerca (sia per merito che non per merito)e che ha svolto un lavoro degno di lode. Per concludere voglio dire che comunque questo malcostume fa comodo purtroppo anche a certi studenti che essendo più bravi a leccare che a studiare, in questo modo possono scavallare più facilmente persone più meritevoli.
Rivalutiamo la laurea!
Benche' mi renda conto che i problemi segnalati nell'articolo esistano - probabilmente in alcuni posti piu' che in altri - bisogna pero' stare attenti a non pensare che scegliere i dottorandi in base al fatto che li si conosce sia sempre e soltanto una cosa negativa. Negli Stati Uniti l'ammissione al dottorato avviene solitamente per referenza: se le lettere di presentazione ricevute sono buone, e provengono da professori che sono noti ai professori che valutano l'ammissione, le probabilita' di essere ammessi aumentano moltissimo. Quindi, il sistema per conoscenze funziona anche negli Stati Uniti; la differenza e' che la' ciascun docente e' incentivato ad assumere gente brava perche' i fondi di ricerca che riceve, e a volte il suo stesso stipendio, dipendono direttamente dal prestigio del suo dipartimento. C'e' poi anche il discorso che valutare le competenze di un ricercatore soprattutto pre-dottorato e' piuttosto difficile e quindi assumere una persona che si conosce presenta notevoli vantaggi. Detto questo, sono anch'io d'accordo che mantenere l'aspetto di un concorso imparziale quando in realta' non e' cosi' e' davvero assurdo: bisognerebbe rendere la situazione piu' trasparente dando la possibilita' ai dipartimenti di stanziare fondi per assumere giovani promettenti a loro scelta, ed obbligare ad aprire un numero di posizioni riservate a studenti di altre universita' italiane o straniere. E poi, bisognerebbe indicizzare lo stipendio dei docenti, almeno in parte, alla produttivita' scientifica loro e del dipartimento in cui lavorano.
> Benche' mi renda conto che i problemi segnalati
> nell'articolo esistano - probabilmente in alcuni
> posti piu' che in altri - bisogna pero' stare
> attenti a non pensare che scegliere i dottorandi in
> base al fatto che li si conosce sia sempre e
> soltanto una cosa negativa. Negli Stati Uniti
> l'ammissione al dottorato avviene solitamente per
> referenza: se le lettere di presentazione ricevute
> sono buone, e provengono da professori che sono
> noti ai professori che valutano l'ammissione, le
> probabilita' di essere ammessi aumentano
> moltissimo. Quindi, il sistema per conoscenze
> funziona anche negli Stati Uniti; la differenza e'
> che la' ciascun docente e' incentivato ad assumere
> gente brava perche' i fondi di ricerca che riceve,
> e a volte il suo stesso stipendio, dipendono
> direttamente dal prestigio del suo dipartimento.
> C'e' poi anche il discorso che valutare le
> competenze di un ricercatore soprattutto
> pre-dottorato e' piuttosto difficile e quindi
> assumere una persona che si conosce presenta
> notevoli vantaggi. Detto questo, sono anch'io
> d'accordo che mantenere l'aspetto di un concorso
> imparziale quando in realta' non e' cosi' e'
> davvero assurdo: bisognerebbe rendere la situazione
> piu' trasparente dando la possibilita' ai
> dipartimenti di stanziare fondi per assumere
> giovani promettenti a loro scelta, ed obbligare ad
> aprire un numero di posizioni riservate a studenti
> di altre universita' italiane o straniere. E poi,
> bisognerebbe indicizzare lo stipendio dei docenti,
> almeno in parte, alla produttivita' scientifica
> loro e del dipartimento in cui lavorano.
Quoto tutto, a fare la differenza e' il risultato, mentre in Italia la cosiddetta cooptazione e' solo una strategia di comodo. Pero' l'articolo commenta solo la situazione italiana, ecco perche' e' veritiero.
Premesso che anche in Italia qualche rara isola felice si trova, direi che la risposta alla domanda posta dall'articolo e' ovvia: il presupposto per far crescere la ricerca e' la liberta' di sviluppare le proprie idee e i propri interessi. Che vuol dire, in altre parole, assumere un ricercatore e permettergli di proseguire con gli interessi di ricerca gia' sviluppati, o di consentire a chi continua il lavoro di un prof di dissentire dalle idee di quest'ultimo. Io personalmente non trovo strano che si recluti in base alle conoscenze personali (in Gran Bretagna, dove faccio il dottorato io, e' cosi certe volte), cio' che e' sbagliato e' assumere sulla base di simpatie o facendo in modo che ad entrare siano profili volutamente bassi, che fanno sembrare bravo un docente lavativo. Spesso questa e' la prassi delle universita' italiane (con le rare eccezioni di cui sopra), non si guarda tanto al risultato in termini di crescita che il neoassunto puo' portare, ma a quanto e' compiacente e obbediente col docente.
Non e' un caso che a vincere i posti retribuiti siano quelli che riescono a fare i "segretari" dei docenti, ricordando loro le scadenze o compilando i registri al posto loro. Cagliari, l'universita' da cui provengo, e' cosi, perlomeno la facolta' in cui mi sono laureata.
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