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Postlaurea

Dottorati in Italia, storia di un malcostume

a cura di Marta

redatto lunedì 12.03.2007

Il Dottorato di ricerca è una delle tre tipologie di formazione post laurea promosse dall'università (le altre due sono le scuole di specializzazione ed i corsi di perfezionamento) il cui obiettivo e quello di formare i laureati che aspirano ad intraprendere la carriera universitaria o specializzarsi nel campo della ricerca

Generalmente si tratta di laureati brillanti che, superato un concorso di ammissione, seguono corsi specialistici, lavorano autonomamente inseriti in un gruppo di ricerca e producono importanti risultati scientifici che si concretizzano, al termine dei tre anni, in una tesi di dottorato.

Come si accede, in teoria, al dottorato di ricerca
Al dottorato si accede per concorso , sulla base di una prova scritta e orale che, generalmente, si svolge in autunno ( grazie a una nuova normativa del novembre 1997 i risultati si conoscono già entro dicembre). È possibile concorrere per più di un dottorato e, in teoria, un fisico può fare domanda anche per un dottorato in archeologia.

...e in pratica?
La selezione non è sempre così "lineare"
; esistono infatti due categorie di persone che partecipano a questo tipo di concorso: chi, per sei mesi o più, ha seguito il professore a cui è assegnata la cattedra che ha bandito il concorso, instaurando con lui un rapporto di fidelizzazione e chi, pur avendo interesse a vincere la borsa di studio non ha contatti con il professore ed affronta questa selezione per ciò che effettivamente è, ovvero un normale concorso in cui il contatto a priori con il cattedratico non dovrebbe (in teoria, appunto) avere importanza. Mentre la prima categoria probabilmente passerà la selezione, la seconda probabilmente no.

Se ufficialmente si ammettessero questo stato di cose l'approccio da parte di tutti potrebbe essere diverso e più positivo : si potrebbero, ad esempio, riservare un numero di borse per chi, dopo la laurea, è rimasto nell'ambito universitario attivandosi in una sorta di assistentato ufficioso, ed un altro numero per chi, pur essendo esterno, ha comunque interesse per la materia ed ha continuato a studiare e a documentarsi fuori dalle mura universitarie e lontano dal "controllo" del professore.

Altrimenti, quale libertà di studio, di opinioni e di ricerca ci potrà essere in un sistema che permette al cattedratico di turno di controllare "gli accessi" alle carriere universitarie? Non si rischia così di perpetuare uno stesso pensiero, uno stesso orientamento scientifico e di limitare fortemente la ricerca, nel vero senso del termine? A voi la risposta.

Voto


Commenti dal 2 al 6
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Articolocinquantuno venerdì, 23 ottobre 2009

Dottorato assegnato al dipendente!

Mi spiace correggerti ma esistono tre categorie di persone che partecipano ai dottorati: la terza è rappresentata dai dipendenti del Presidente della Commissione. Basta vedere che è successo al dottorato in diritto amministrativo della statale, vinto da Calogero Miccichè che lavora per lo stesso studio legale del Presidente della Commissione (Mauro Renna). Per controllare basta andare su www.leone-torrani.it

I verbali delle prove parlano da soli: Miccichè era dodicesimo su quindici ai titoli e allo scritto batte tutti! Tutti gli altri (tranne uno) segati!

Basta controllare i verbali su: http://users.unimi.it/sdsg/dottorato.php?id=10

E' noto a chi studia davvero il diritto amministrativo che l'art. 51 cpc non consente rapporti economici tra commissari e partecipanti ai concorsi.

Ma non è noto alla Statale di Milano evidentemente!!!!!!!!!!!!!!!!!!

n° 6
Rino sabato, 6 dicembre 2008

Resistere, resistere, resistere

Io ho "provato" un concorso di dottorato all'università della Statale di Milano, ed uno alla Cattolica, manco a dirlo che un umile studente di provincia come me, perlopiù sconosciuto ai prof.ri, che però ha sempre cercato di avere un pensiero critico ed autonomo, non è riuscito a superare il concorso.
Comunque ho richiesto l'accesso ai verbali dei giudizi, secondo la legge 241/90, così almeno capiscono che li vigilerò sempre, ogni volta, e voglio vedere quali fantasiose giustificazioni abbiano dato ai miei ed altrui elaborati.
Bisogna solo resistere, è questione di tempo, le baronie stanno per terminare.

n° 5
Barbara mercoledì, 19 novembre 2008

Vergogna a storia antica di Bologna

Frequento correntemente il Dipartimento di storia antica di Bologna e non ho mai visto concorsi onesti. Addirittura nelle selezioni per assegni di ricerca partecipano sempre un solo candidato

n° 4
B*f* sabato, 28 febbraio 2009

Re: Vergogna a storia antica di Bologna

Beh, se un personaggio partecipa da solo a una selezione la risposta è implicita. In bocca al lupo a Barbara

Mi pare sì martedì, 17 febbraio 2009

Re: Vergogna a storia antica di Bologna

Capita un po' in tutte le facoltà universitarie, non è strano... Piuttosto sarà raccomandato chi si attacca alla grammatica?

ma ti pare! lunedì, 9 febbraio 2009

Re: Vergogna a storia antica di Bologna

Meno male che non frequenti lettere date le tue scarse conoscenze della lingua italiana. Spereresti forse di vincere un concorso tu, che non sai concordare soggetto e verbo?

tramontana mercoledì, 24 ottobre 2007

aboliamo i dottorati

Sono assolutamente d'accordo con Marta, anzi direi che oggi il dottorato è diventato una tangente per entrare nel mondo della ricerca: stai anni a fare i comodi del professore di turno sperando che poi ti infili da qualche parte. Purtroppo al giorno d'oggi la laurea in questo modo è stata svalutata ed inoltre si permette così solamente a pochi di accedere ai posti più d'eccelenza non sempre per merito visto che in certe università l'accesso al dottorato è possibile solamente tramite lettere di presentazione (raccomandazione). Inoltre, per esperienza personale, l'accesso ai posti d'eccelenza si basa solamente su pressupposti politici, cioè: in questo centro ci fa comodo una persona e quindi vediamo di ficcarla lì. Allora questa persona comincerà a diffondere la teoria del professorone di turno poichè lì ci è andata e ci stà grazie a lui. Alla faccia che la scienza è libera e democratica come si legge su certi cartelloni appesi nelle università. Io penso che il dottorato di ricerca debba tornare alla sua funzione originale ovvero:
- per un neolaureato che vuole intraprendere la cerriera di professore universitario si fa un corso di dottorato basato sulla cultura generale in modo tale da poter dare un insegnamento il più ampio possibile agli studenti
- oppure come riconoscimento per un laureato che è andato in qualche centro di ricerca (sia per merito che non per merito)e che ha svolto un lavoro degno di lode. Per concludere voglio dire che comunque questo malcostume fa comodo purtroppo anche a certi studenti che essendo più bravi a leccare che a studiare, in questo modo possono scavallare più facilmente persone più meritevoli.
Rivalutiamo la laurea!

n° 3
heliosphere venerdì, 19 ottobre 2007

dottorati e conoscenze

Benche' mi renda conto che i problemi segnalati nell'articolo esistano - probabilmente in alcuni posti piu' che in altri - bisogna pero' stare attenti a non pensare che scegliere i dottorandi in base al fatto che li si conosce sia sempre e soltanto una cosa negativa. Negli Stati Uniti l'ammissione al dottorato avviene solitamente per referenza: se le lettere di presentazione ricevute sono buone, e provengono da professori che sono noti ai professori che valutano l'ammissione, le probabilita' di essere ammessi aumentano moltissimo. Quindi, il sistema per conoscenze funziona anche negli Stati Uniti; la differenza e' che la' ciascun docente e' incentivato ad assumere gente brava perche' i fondi di ricerca che riceve, e a volte il suo stesso stipendio, dipendono direttamente dal prestigio del suo dipartimento. C'e' poi anche il discorso che valutare le competenze di un ricercatore soprattutto pre-dottorato e' piuttosto difficile e quindi assumere una persona che si conosce presenta notevoli vantaggi. Detto questo, sono anch'io d'accordo che mantenere l'aspetto di un concorso imparziale quando in realta' non e' cosi' e' davvero assurdo: bisognerebbe rendere la situazione piu' trasparente dando la possibilita' ai dipartimenti di stanziare fondi per assumere giovani promettenti a loro scelta, ed obbligare ad aprire un numero di posizioni riservate a studenti di altre universita' italiane o straniere. E poi, bisognerebbe indicizzare lo stipendio dei docenti, almeno in parte, alla produttivita' scientifica loro e del dipartimento in cui lavorano.

n° 2
Rondinella2006 venerdì, 7 dicembre 2007

Re: dottorati e conoscenze

> Benche' mi renda conto che i problemi segnalati
> nell'articolo esistano - probabilmente in alcuni
> posti piu' che in altri - bisogna pero' stare
> attenti a non pensare che scegliere i dottorandi in
> base al fatto che li si conosce sia sempre e
> soltanto una cosa negativa. Negli Stati Uniti
> l'ammissione al dottorato avviene solitamente per
> referenza: se le lettere di presentazione ricevute
> sono buone, e provengono da professori che sono
> noti ai professori che valutano l'ammissione, le
> probabilita' di essere ammessi aumentano
> moltissimo. Quindi, il sistema per conoscenze
> funziona anche negli Stati Uniti; la differenza e'
> che la' ciascun docente e' incentivato ad assumere
> gente brava perche' i fondi di ricerca che riceve,
> e a volte il suo stesso stipendio, dipendono
> direttamente dal prestigio del suo dipartimento.
> C'e' poi anche il discorso che valutare le
> competenze di un ricercatore soprattutto
> pre-dottorato e' piuttosto difficile e quindi
> assumere una persona che si conosce presenta
> notevoli vantaggi. Detto questo, sono anch'io
> d'accordo che mantenere l'aspetto di un concorso
> imparziale quando in realta' non e' cosi' e'
> davvero assurdo: bisognerebbe rendere la situazione
> piu' trasparente dando la possibilita' ai
> dipartimenti di stanziare fondi per assumere
> giovani promettenti a loro scelta, ed obbligare ad
> aprire un numero di posizioni riservate a studenti
> di altre universita' italiane o straniere. E poi,
> bisognerebbe indicizzare lo stipendio dei docenti,
> almeno in parte, alla produttivita' scientifica
> loro e del dipartimento in cui lavorano.

Quoto tutto, a fare la differenza e' il risultato, mentre in Italia la cosiddetta cooptazione e' solo una strategia di comodo. Pero' l'articolo commenta solo la situazione italiana, ecco perche' e' veritiero.

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