Se potessi avere 1.000 Euro al mese...

Borse di studio tra le più basse d'Europa e a volte anche inesistenti: continua la battaglia dei dottorandi per uscire dal limbo economico

di Flavia Grossi 9 novembre 2007

L'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani (ADI) continua la sua campagna per l'innalzamento delle borse di dottorato e la copertura finanziaria di tutti i posti banditi per chi fa ricerca scientifica. Stavolta hanno portato a casa un piccolo risultato che però è molto indicativo delle dimensioni del problema. La petizione "Se potessi avere 1.000 Euro al mese", bandita sul loro sito: www.dottorato.it , ha raggiunto e superato le 10.000 firme.

La campagna è stata indetta per chiedere che il limite minino della borsa di dottorato sia fissato a 1.000 Euro mensili e che tutti i dottorandi abbiano una borsa di studio garantita. Infatti, non si discute soltanto della cifra, estremamente bassa rispetto al resto d'Europa, in cui deve consistere la borsa di studio, ma si lotta anche per far sì che tutti quelli che abbiano vinto il concorso la ottengano.

Ad oggi la situazione è la seguente. Quando l'università pubblica il bando concorsuale, in genere ogni due anni a seconda dei fondi stanziati, mette a disposizione un numero definito di posti per dipartimento. La prassi vuole che tra i posti disponibili, alcuni siano forniti di borsa di studio e altri no, per cui non basta vincere il concorso per avere uno stipendio, ma si deve arrivare primi o al massimo secondi nella graduatoria.

Generalmente i posti a disposizione vagano tra i due e gli otto, ma di questi al massimo un paio saranno pagati. Il risultato è che chi accetta questa condizione lavorerà per tre anni, la durata del dottorato di ricerca, senza avere neanche un rimborso spese. Chi riceve la borsa invece, può cantare vittoria ma a mezza bocca, infatti il compenso, soprattutto se confrontato con i colleghi stranieri, è molto basso: si aggira intorno agli 800 Euro che a volte sono ripartiti in pagamenti bimensili.

Per questo l'Adi da tempo chiede un cambiamento delle condizioni economiche dei nostri ricercatori perché, come afferma dal sito Giovanni Ricco, il Segretario Nazionale dell'associazione: "l'aumento della borsa è il primo passo per assicurare l'indipendenza economica ai giovani ricercatori e riconoscere l'importanza sociale dei percorsi di formazione alla ricerca".

Inoltre, come spiegano ancora dall'Adi, il sistema dei "posti senza borsa" va a ledere anche la qualità della ricerca perché "da un ricercatore non pagato non si può esigere quell'impegno e quella dedizione sistemica che deve invece caratterizzare sempre la formazione alla ricerca". La campagna ha visto il coinvolgimento di molte personalità tra cui il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU); lo stesso Ministro Mussi ha dichiarato che il valore del Dottorato di Ricerca deve essere riconosciuto anche in termini economici.

Oltre alla petizione per i 1.000 Euro mensili l'Associazione ha lanciato anche l'iniziativa "Non mandarlo a dire, mandagli una cartolina" con cui si invitano tutti i firmatari della petizione a inviare una e-card al Ministro per la Ricerca Mussi e al Presidente del Consiglio.

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Commenti

nuna sabato, 19 gennaio 2008

nascere in italia

è una sfortuna. In europa ci è andato solo ki siede al parlamento, il resto..siamo tutti rimasti in Italia. Pensate che i paesi dell'est, africani, o del sud america siamo indietro? Vi sbagliate sono di fianco a noi.
L'Italia che veste Prada e non si lava perchè non ha i soldi per pagare la bolletta dell'acqua..

n° 1
Alice lunedì, 8 novembre 2010

R: nascere in italia

Qualcuno sa se è possibile affiancare al contratto di dottorato altri tipi di contratti lavorativi?
Grazie, Alice

Alessio martedì, 22 marzo 2011

R: R: nascere in italia

credo proprio di si

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