La condizione dei
dottorandi senza borsa è una delle più assurde che esistano nell'ambito accademico italiano: essi riescono a passare un
concorso pubblico nazionale, ma poi si trovano nella situazione in cui, non ricevendo nessun sostentamento finanziario,
spesso non riescono a portare pienamente avanti le loro ricerche.
Ma non solo: oltre a non essere retribuiti, i dottorandi senza borsa
devono anche pagare le tasse alla scuola di dottorato, che ammontano a
800-1000 euro annui; inoltre un'altra ingiustizia è che, mentre i dottorandi con borsa ricevono un ulteriore sostentamento in caso di periodi di studio all'estero, ai dottorandi senza borsa non è concesso
neppure un aiuto economico in caso abbiano bisogno di svolgere
qualche mese di ricerca in un altro paese.

L'Adi (
Associazione dottorandi italiani) si batte spesso per aiutare i colleghi senza borsa: stavolta si entra proprio nell'ambito
del pagamento delle tasse e chiedono che queste vengano abolite per coloro che non ricevono la borsa di studio.
La legge 240
prevede che sia eliminato il vincolo di posti con borsa e posti senza borsa (oggi fissato al cinquanta per cento): in base a questa eliminazione il Senato dichiarava "abolito" il dottorato senza borsa, mentre la Camera considerava gli
Atenei o le Scuole di dottorato liberi di decidere quanti posta senza borsa attribuire, indipendentemente dal numero delle borse di studio.
Inutile sottolineare come
il Ministero ad oggi abbia sposato quest’ultima interpretazione e nel regolamento non fa cenno ad alcun tipo di rapporto numerico
tra i posti con borsa e quelli senza e non prevede l’eliminazione delle tasse di dottorato.
Volete firmare la petizione dell'Adi? Potete farlo qui