Il Positivismo

Di Carlotta Ricci.

Studenti.it vi offre un approfondimento sulla concezione che caraterizzò la visione del mondo delle classi colte e borghesi nella prima metà dell'Ottocento

Introduzione
Il termine "positivismo" designa un movimento filosofico che ebbe larga diffusione nell'Europa dell'Ottocento, influenzando il pensiero filosofico e quello scientifico, storico e letterario.
Esso fonda la conoscenza sui fatti reali e deriva la certezza esclusivamente dall'osservazione propria alle scienze sperimentali.
Le origini del positivismo sono da ricercarsi nell'illuminismo inglese e francese: dal primo dedurrà le matrici empiristica e utilitaristica, dal secondo il principio che il progresso di tutta la conoscenza dipende dal progresso della scienza positiva.

Il pensiero positivista trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo a partire dal 1830: progresso delle scienze naturali, prime applicazioni tecniche delle scoperte scientifiche e loro riflessioni in campi sociali ed economici. Il maggiore rappresentante del positivismo fu il francese A. Comte, ma il positivismo si diffuse anche in Inghilterra, soprattutto per merito di John Stuart Mill, impegnato a sottrarre la scienza morale alle sue consuete incertezze per stabilire invece per essa un fermo complesso di regole. Il maggiore esponente in Inghilterra fu Charles Darwin, ma una certa importanza ebbe anche Herbert Spencer.

In Germania il positivismo si colloca in una posizione più propriamente definita "materialismo": deriva dal positivismo franco-inglese e dal forte progresso compiuto dalle scienze naturali e dalla biologia. In Italia seguaci del positivismo furono Carlo Cattaneo e Roberto Ardigò, il quale concepì la filosofia come disciplina dell'organizzazione dei dati scientifici e operò un'originale riforma delle dottrine evoluzionistiche dello Spencer.

Le caratteristiche del Positivismo
Il Positivismo si caratterizza come reazione agli esiti irrazionalistici del romanticismo e la riconnessione con alcune istanze della riflessione illuministica. Fiducia nella ragione, nella scienza e concezione deterministica dell'agire umano. Estensione del metodo sperimentale a campi in passato di pertinenza della morale o della metafisica. Fondazione di nuove discipline, come la sociologia o il rinnovamento metodologico di varie discipline aventi per oggetto l'uomo, quali medicina, fisiologia, biologia e psicologia. Nozioni quali evoluzione, lotta per la sopravvivenza ed ereditarietà o presupposti culturali quali il determinismo, il metodo sperimentale e la dipendenza dei comportamenti umani dalle condizioni ambientali.

Assunzione della razionalità scientifica a unico paradigma, criterio e modello del sapere. Il sapere scientifico, dicono i positivisti, si basa sui fatti e non su intuizioni irrazionali e arbitrarie o su idee vaghe e confuse metafisiche. La nuova scienza non vuole scoprire il "perché" dell'esistenza di un comportamento, ma più concretamente il "come" e quali ne siano le leggi di funzionamento. Il positivismo considera l'uomo e lo spirito come fenomeni da studiare con lo stesso distacco e obiettività con cui sono osservati i fenomeni fisici e chimici.

Il tema principale del positivismo è il progresso: la convinzione cioè che lo sviluppo dell'umanità proceda secondo uno schema implicante il raggiungimento di gradi di conoscenza scientifica e di benessere socioeconomico via via più elevati. Di conseguenza, le estetiche e le poetiche direttamente connesse con esso privilegiarono gli aspetti sociali del fenomeno artistico e individuarono come essenziale al poeta e all'artista l'impegno sociale (con inevitabile riduzione del diritto all'espressione individuale). L'uso del termine "positivo" rivela un'ideologia o un programma d'azione economica, sociale, politica che vede nella scienza e nella tecnica il fondamento dei suoi ideali e lo strumento per realizzarli (ogni conoscenza riguardante questioni di fatto è basata, quindi, sui dati "positivi" dell'esperienza). La sua fede assoluta e quasi mistica nella scienza lo fa diventare, in certi casi, come la metafisica (infatti considera la scienza come unica conoscenza valida e efficace).

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