Eugenio Montale: poetica in sintesi

Di Barbara Leone.

Riassunto della poetica di Eugenio Montale: dal male di vivere alla poetica degli oggetti

EUGENIO MONTALE, POETICA - Eugenio Montale è stato definito il “poeta della disperazione” perché, chiuso in un freddo e insensibile dolore, proietta il suo “male di vivere” sul mondo circostante, dando quasi origine ad una sofferenza che non è solo umana, ma addirittura cosmica e universale. La sua visione pessimistica dell’esistenza, specie nella consapevolezza della negatività di ogni mitologia o ideologia, che però non significa isolamento e rifiuto di vivere, lo spinge verso l’impegno a oggettivare le cose, i paesaggi, i modi di sentire e gli eventi che possono tradurre ogni sua particolare emozione. Vivere, per lui, è come andare lungo una muraglia "che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia", come scrive nella poesia "Meriggiar pallido e assorto".

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poesia_libroPENSIERO E POETICA DI EUGENIO MONTALE - Per Montale la vita è una terra desolata in cui gli uomini, gli oggetti e la stessa natura sono soltanto squallide e nude presenze senza significato. In tal modo il Vivere precipita verso il Nulla. Ciò nonostante, Montale è alla ricerca di un varco da cui poter fuggire per salvarsi. La sua è una negatività che, anche se vanamente, ricerca la positività. Infatti, nella negazione totale si offre una speranza di salvezza, di una grazia riservata a chi saprà fuggire da se stesso e dalla propria chiusura.
L’originalità della nuova e profonda poetica montaliana nasce da un’intima rielaborazione della tradizione che fa pensare ad una sorta di “compromesso” realizzato dall’autore, appunto tra la tradizione letteraria e le istanze innovative così vivacemente espresse dalla letteratura novecentesca. Infatti, mentre Ungaretti, ad esempio, si distacca dalla tradizione per riscoprire la forza autonoma della parola, facendo di essa uno strumento di liberazione, capace di attingere dalle fonti dell’assoluto, per Montale questa risulta una soluzione troppo ottimistica e consolatoria.

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EUGENIO MONTALE, POETICA IN SINTESI - Egli ritiene che tra l’uomo e l’assoluto sussista una realtà ineliminabile che Ungaretti, invece, tende a trascendere o addirittura ad eliminare. È il mondo della realtà fenomenica che comprende la natura, le cose e la storia in cui esse stesse risultano inserite, nel quale è quasi impossibile individuare uno spiraglio della verità da cui poter derivare risposte definitive a quei quesiti che l’uomo quotidianamente si pone. Alla realtà fenomenica si contrappone una realtà metafisica che fa riferimento al destino ultimo dell’uomo che sarà da compiersi in un ulteriore dimensione che lo trascende.
La parola, per Montale, non può aspirare a raggiungere direttamente l’assoluto in quanto essa deve prima confrontarsi con il reale che però costituisce una barriera nella quale resta inevitabilmente impigliata. Ciò, tuttavia risulta l’unica speranza di accedere al mistero dell’esistenza. La parola di Montale indica con precisione degli oggetti definiti e concreti e stabilisce tra di essi una trama di relazioni complesse cui fa capo lo stesso soggetto poetante il cui fine ultimo è scoprire la direzione e il senso proprio della vita.

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EUGENIO MONTALE E LA POETICA DEGLI OGGETTI - A questo proposito, la poesia di Montale è stata strettamente connessa alla “poetica delle cose”, lungo una linea letteraria che ha i suoi maggiori antecedenti in Pascoli e Gozzano, entrambi cari all’autore. La sua scelta letteraria ricade, dunque, sulle “piccole cose”, ovvero su quegli elementi di una realtà povera che l’uomo può ritrovare intorno a sé in qualsiasi momento della sua vita. Gli oggetti, le immagini, le voci della natura diventano per lui degli “emblemi” in cui è trascritto, in forme oscure, il destino dell’uomo, nelle sue rare gioie e speranze, ma soprattutto nell’infelicità di una condizione e di una condanna esistenziale che non può offrire né certezze né illusioni.

La vita, il pensiero e le opere di Eugenio Montale

montale325POETICA DEGLI OGGETTI DI EUGENIO MONTALE - È un destino che l’uomo non può accettare ma contro di cui non può neanche ribellarsi. In esso si riflette il senso di “estraneità” dell’uomo contemporaneo. Da ciò l’esigenza della ricerca del celebre “varco” che spiani la strada al mistero della vita. Tuttavia, gli “emblemi” montaliani sono totalmente differenti dai comuni simboli dei Simbolisti tradizionali. Infatti, a differenza dell’analogia ungarettiana, si è spesso parlato, per Montale, di un “correlativo oggettivo”, in quanto, anche i concetti e i sentimenti più astratti trovano la loro definizione in “oggetti” ben definiti e concreti. Talvolta, la “poetica delle cose” risulta difficile e oscura in quanto un medesimo termine può spesso contenere una pluralità di significati e riferimenti che intrattengono altrettante molteplici relazioni con i contesti circostanti.

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POETICA DI MONTALE: IL CORRELATIVO OGGETTIVO - L’espressione “correlativo oggettivo” è stata originariamente coniata dal letterato statunitense Thomas Stearns Eliot con il quale la ricerca montaliana presente diverse convergenze significative, sia a livello tematico sia strutturale. Il simbolismo tematico potrebbe essere visto come una forma moderna di allegoria medievale, nella misura in cui gli elementi della natura rappresentano condizioni spirituali e morali, che Dante aveva condotto alla massima realizzazione nella Divina Commedia. Proprio l’amore per Dante, che non a caso Montale aveva in comune con Eliot, offre degli elementi importanti per comprendere appieno la genesi e i risultati di quest’operazione poetica. Ciò nonostante, mentre l’allegoria dantesca trova una spiegazione nella mente divina, quella montaliana, al contrario, si dibatte in se stessa, senza ottenere risposte o garanzie. Alla Provvidenza dantesca (e manzoniana) di un mondo che cerca sollievo ai dubbi e alle inquietudini in una fede religiosa, Montale sostituisce la sua “Divina Indifferenza” che, ricollegandosi piuttosto ad una concezione leopardiana, resta passiva e inflessibile di fronte alle gioie o ai dolori degli uomini.

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RIASSUNTO DELLA POETICA DI EUGENIO MONTALE -
Montale svolge un’ulteriore analisi riguardante il rapporto che sussiste tra la poesia e la conoscenza. Questo rapporto indica la volontà di un’intesa e di una solidarietà che coinvolgono il lettore in un comune bisogno di espressione e partecipazione, di fronte all’urgere delle medesime problematiche esistenziali. Infatti, la poesia si apre ad un tono discorsivo e colloquiale, che presuppone la necessaria presenza del lettore, di quell’interlocutore spesso presente nel “tu” dei versi montaliani. Ma proprio perché riflette una realtà cifrata e inconoscibile la poesia non può insegnare nulla. Da ciò il netto rifiuto della tradizionale immagine del “poeta vate” e della concezione della poesia come fonte di educazione e di elevazione spirituale.

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montale-prima-prova_resized_300POETICA E VITA DI EUGENIO MONTALE - La poesia è quindi, per Montale, il manifesto della non-conoscenza, poesia dell’ignorare che sceglie il reale come “correlativo oggettivo” dell’avventura di vivere. Ciò nonostante, non viene meno la funzione della poesia come indagatrice su questa condizione dell’uomo novecentesco, assumendo il valore di una sorta di “testimonianza”. Pur senza speranza resta intatta in lui una vigile fiducia nella ragione, che costituisce il legame più profondo riconoscibile nella collaborazione dell’autore con Gobetti, anche quando sa che l’indagine potrà solo sottolineare i dubbi, i limiti, le assenze e le contraddizioni della sua esistenza.
Nel corso di tutta la sua opera letteraria, Montale resta fedele ad una nozione di stile che si identifica con la lucidità della ragione e con la dignità dell’uomo. Egli non rifiuta l’uso del verso libero, ma concede ampio spazio ai metri tradizionali e in particolare reintroduce l’uso del verso endecasillabo sciolto che era stato completamente abbandonato nel corso degli anni.

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EUGENIO MONTALE, POETICA IN BREVE - Anche le strofe tendono a disporsi secondo corrispondenze regolari. Frequente è l’uso delle quartine all’adozione dell’istituto canonico della rima, accompagnata dalle rime al mezzo e dalle assonanze. Anche il linguaggio comune, con cui Montale nomina i suoi “oggetti”, può facilmente elevarsi, accogliendo termini più rari e ricercati, che donano una rilevante preziosità letteraria.
In sostanza, la sua è una scelta plurilinguistica, che nuovamente lo ricollega a Dante e che lo oppone ancora una volta ad Ungaretti, essenzialmente monolinguista di derivazione petrarchesca e leopardiana. E’ riconoscibilmente deducibile che la ricerca di Montale verso un rigore e verso un equilibrio è strettamente connessa all’esigenza di un controllo da parte dell’intelligenza contro l’irruzione del caos. Ma le infrazioni dell’ordine sono numerosissime, quasi a sottolineare la precarietà dell’equilibrio raggiunto.