Poesie sulla Pasqua: componimenti per la festività

Di Barbara Leone.

Poesie di Pasqua: i componimenti degli autori famosi italiani come Gianni Rodari e Alessandro Manzoni. Scopri i testi da imparare per le vacanze

POESIE DI PASQUA

Poesie di Pasqua
Poesie di Pasqua — Fonte: istock

Le festività pasquali sono alle porte e, come da tradizione, a scuola si iniziano a studiare e ad imparare le poesie sulla Pasqua.

Nella storia della poesia italiana diversi autori famosi hanno scritto poesie di Pasqua. Tra i componimenti più famosi ne troviamo alcuni di Alessandro Manzoni, di Gianni Rodari e Giovanni Pascoli. Ci sono però anche tante altre poesie sulla Pasqua meno conosciute e questa può essere un'occasione per approfondire una tematica diversa dalle solite.

Di seguito vi riportiamo le principali poesie sulla Pasqua con qualche breve informazioni sulla vita del loro autore.

Alessandro Manzoni
Manzoni è nato a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria e dal conte Pietro Manzoni. E' cresciuto tra la casa di Milano e la dimora di campagna presso Lecco, in un clima di dissidi familiari. Dopo la separazione dei genitori, Manzoni è rimasto a Milano con il padre ed ha studiato prima presso i padri Somaschi e poi al collegio dei Barnabiti. La madre lo ha invitato a Parigi quando Manzoni aveva 20 anni. Rientrato a Milano per la morte del padre, ha conosciuto Enrichetta Blondel, di confessione calvinista, che ha sposato un anno dopo con rito evangelico. Con tale evento si individua il momento della conversione di Alessandro al cattolicesimo, avvenuta nel 1810 dopo quella della moglie. Gli anni successivi sono i più fecondi per lo scrittore: scrive i Promessi Sposi. Una serie di sciagure tra cui la morte di Enrichetta hanno accentuato i disturbi psichici del Manzoni, come l’agorafobia e la depressione. Si è sposato in seconde nozze con Teresa Borri. E' morto a Milano nel 1873, circondato dall’affetto di molti amici.

Poesie di Pasqua: Resurrezione di Alessandro Manzoni

E' risorto: il capo santo
più non posa nel sudario
è risorto: dall'un canto
dell' avello solitario
sta il coperchio rovesciato:
come un forte inebbriato,
il Signor si risvegliò.
Era l'alba; e molli il viso
Maddalena e l'altre donne
fean lamento in su l'Ucciso;
ecco tutta di Sionne
si commosse la pendice
e la scolta insultatrice
di spavento tramortì.
Un estranio giovinetto
si posò sul monumento:
era folgore l'aspetto
era neve il vestimento:
alla mesta che 'l richiese
dié risposta quel cortese:
è risorto; non è qui.

Approfondimento di studio su Alessandro Manzoni:


Giovanni Pascoli

Poesie sulla Pasqua
Poesie sulla Pasqua

Pascoli è nato a San Mauro di Romagna nel 1855. Dopo la morte del padre ha dovuto lasciare il Collegio Raffaello, dove studiava. Ha poi continuato gli studi, arrivando ad iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Dopo la laurea ha iniziato la carriera di insegnante di latino e greco. Nel 1905 ha ottenuto a Bologna la cattedra di Letteratura italiana. E' morto a Bologna nel 1912. Il suo pensiero è caratterizzato da una visione dolorosa della vita, dovuta soprattutto ai lutti familiari che ha dovuto affrontare nella sua vita. Questi lutti hanno ispirato in lui il mito del nido familiare da ricostruire. Secondo il poeta in una società sconvolta dalla violenza, la casa è il rifugio nel quale i dolori e le ansie si placano. Il suo pensiero è stato anche influenzato dalla crisi del positivismo, che si è verificata verso la fine dell’Ottocento ed ha fatto crollare i suoi miti della scienza liberatrice e del progresso. La sua poetica è legata al suo modo di vedere il mistero come una realtà che ci avvolge. Solo il poeta, con le sue improvvise intuizioni, può scoprire il segreto della vita universale. Ha elaborato la poetica del fanciullino, che, secondo Pascoli, risiede in tutti gli uomini, ma nella maggior parte di essi però, distratti dalle loro attività, il fanciullino tace. Nei poeti invece il fanciullino fa sentire la sua voce di stupore davanti alla bellezza della natura.

Poesie di Pasqua: La domenica dell'ulivo (da Myricae)

Hanno compiuto in questo dì gli uccelli
il nido (oggi è la festa dell'ulivo)
di foglie secche, radiche, fuscelli;
quel sul cipresso, questo su l'alloro,
al bosco, lungo il chioccolo d'un rivo,
nell'ombra mossa d'un tremolìo d'oro.
E covano sul musco e sul lichene
fissando muti il cielo cristallino,
con improvvisi palpiti, se viene
un ronzio d'ape, un vol di maggiolino.

Poesie di Pasqua: Gesù

E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all'ombra d'una mèta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta.
Egli parlava di granai ne' Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l'inconsutile tua veste.
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
- Il figlio Giuda bisbigliò veloce -
d'un ladro, o Rabbi, t'è costì tra 'piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi
-No-, mormorò con l'ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.

Approfondimento di studio su Giovanni Pascoli:


Fausto Maria Martini
Poeta, drammaturgo e critico letterario, Fausto Maria Martini è nato a Roma nel 1866 e morto a Roma nel 1931. Appartiene alla scuola crepuscolare di ROma, che si è formata nei primi decenni del Novecento, il cui esponente principale era Sergio Corazzini. Dopo la morte di Corazzini, si è recato negli Stati Uniti, dove è rimasto un paio di anni. Tornato in Italia, ha lavorato come critico teatrale alla rivista La Tribuna e al Giornale d'Italia. Ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale, dove è stato ferito gravemente ed è rimasto mutilato.

Poesie di Pasqua: Venerdì Santo

Nulla, credi, è più dolce per i nostri
occhi di questo giorno senza sole,
con i monti velati di viole
perché la primavera non si mostri:::
Venerdì Santo! E ieri sera tu
ti rimendavi quest'abito, tutto
grigio, un abito come a mezzo lutto
per la morte del povero Gesù...
Traevi dalla tua cassa di noce
qualche grigio merletto secolare:
così vestita, accoglierà l'altare
la buona amante con le mani in croce...
Prega per me, prega per te, pel nostro amore,
per nostra cristiana tenerezza,
per la casa malata di tristezza,
e per il grigio Venerdì che muore:
Venerdì Santo, entrato in agonia,
non ha la sua campana che lo pianga...
come un mendico, cui nulla rimanga,
rassegnato si muore sulla via...
Prega, e ricorda nella tua preghiera
tutte le cose che ci lasceranno:
anche il ramo d'olivo che l'altr'anno
ci donò, per la Pasqua, Primavera.
Quante volte l'olivo benedetto
vide noi moribondi nel piacere,
e vide le nostre due anime, in nere
vesti, per noi pregare a capo al letto!
E pregavamo, come se morisse
qualcuno: un poco, sempre, morivamo:
Ma sempre sull'aurora nuova, il ramo
d'olivo i liei amanti benedisse!
Ora col nuovo tu lo cambierai:
anche devi pregare per gli specchi
velati, per i libri, per i vecchi
abiti che tu più non vestirai...
E' sera: un riso labile si perde
sulle tue labbra, mentre t'inginocchi:
io guardo, dietro la veletta, gli occhi...
due perle nere in una rete verde.

Ada Negri
Poetessa e scrittrice, Ada Negri è nata a Lodi il 3 febbraio 1870 ed è morta a Milano l'11 gennaio 1945. Durante l'infanzia ha trascorso molto tempo con la nonna, che lavorava nella portineria del palazzo della nobile famiglia Barni. Ha perso il padre quando aveva appena un anno e la madre ha lavorato duramente per permetterle di studiare. Si è diplomata come maestra presso la Scuola Normale femminile di Lodi. E' entrata in contatto con i membri del Partito Socialista Italiano. Nel 1913 si è trasferita a Zurigo, dopo il fallimento del suo matrimonio con Giovanni Garlanda, dove ha vissuto fino all'inizio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1931 ha ottenuto il Premio Mussolini per la carriera, diventando ufficialmente intellettuale di regime.

Poesie di Pasqua: Pasqua

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l'april l'amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l'eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Enrico Pea
Poeta, scrittore ed impresario teatrale, Enrico Pea è nato a Seravezza il 29 ottobre 1881 ed è morto a Forte dei Marmi l'11 agosto 1958. E' cresciuto con il nonno, che era una persona violenta e generosa al tempo stesso. A 16 anni si è imbarcato come mozzo per raggiungere l'Egitto ed ha vissuto per molti anni ad Alessandria d'Egitto. Ha poi conosciuto Ungaretti, che ha fatto stampare il suo primo libro e l'ha fatto conoscere ad altri intellettuali italiani. Dopo la Prima Guerra Mondiale è tornato in Italia, stabilendosi a Viareggio. Si è avvicinato alla fede cristiana, cercando di dar vita a un nuovo genere di dramma sacro.

Poesie di Pasqua: Il Pettirosso

Il pettirosso, ch'è di me più saggio,
non si lamenta se il raccolto è scarso.
se la neve ha coperto le campagne,
se l'acqua s'è gelata alla sua sede
e se il vento stentegna il suo ricetto.
Dopo l'annata magra ecco che viene
l'abbondanza nell'aria e dopo il verno
il ruscello ricanta, il vento è brezza,
al pettirosso dolce ninna nanna.
Il pettirosso ch'è innocente e bello
sa che la Provvidenza lo sostenta,
sa che chi pate è poi racconsolato,
conosce il sangue, il pianto e la speranza
come ogni creatura che si lagna,
ma non conosce la disperazione.
Il pettirosso che porta le insegne
di Cristo sul candore del suo seno,
che fu presente al pianto di Maria
quando la terra si coprì di nubi,
l'augellino prescelto a colorirsi
d'una stilla di sangue di Gesù,
vive, paziente, d'ogni Provvidenza,
sicuro aspetta, spera, crede e canta,
si specchia al cielo che gli pare suo!

Poesie sulla Pasqua
Poesie sulla Pasqua

Guido Gozzano
Guido Gustavo Gozzano è nato il 19 dicembre 1883 a Torino. Ha frequentato le scuole a Torino con profitto modesto. Nel 1896 è stato iscritto alla seconda ginnasiale presso il Liceo Cavour, mentre l’anno successivo è stato messo in collegio a Chiasso insieme all’amico Ettore Colla. Nel novembre del 1900, dopo la morte del padre avvenuta a marzo, è stato iscritto alla prima liceo presso il collegio privato Ricaldone di Torino. Tra il 1902 e il 1903 ha frequentato l’ultimo anno di liceo a Savigliano, in un collegio. Tra il 1903 e il 1906 si è iscritto alla Facoltà di Legge a Torino, anche se ha frequentato più spesso la Facoltà di Lettere. Nel 1911 sono stati pubblicati in volume i Colloqui. Ha soggiornato per alcuni mesi in India. E' morto a Torino il 9 agosto 1916 a causa di una malattia.

Poesie di Pasqua: Pasqua

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s'affaccia
ai muri della casa centenaria.
Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.
Quand'ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l'antica pia favola dell'ovo.

Approfondimento di studio su Guido Gozzano:


Renzo Pezzani

Poeta italiano, Renzo Pezzani è nato a Parma il 4 giugno 1898 ed è morto a Castiglione Torinese il 14 luglio 1951. Ha conseguito il diploma come maestro elementare e nel 1921 è diventato insegnante ed ha iniziato a scrivere.

Poesie di Pasqua: Ultima cena

Le donne preparano sul desco
un po' di vino e un po' di pane fresco.
E Gesù mesce il vino e il pane tocca,
ma prima d'accostarseli alla bocca
dice per tutti le parole arcane:
«Ecco; chi mangerà di questo pane
di frumento, di me sarà saziato,
e chi berrà del vino che ho toccato
del mio sangue berrà, nè più avrà sete.
Poi la bevanda e il cibo spartirete
e verso il mondo col mio cuore; andrete »,

Gianni Rodari
Scrittore e pedagogista, Gianni Rodari è nato a Omegna il 23 ottobre 1920 ed è morto a Roma il 14 aprile 1980. E' cresciuto a Gavirate, in provincia di Varese, dove si è trasferito con la famiglia dopo la morte del padre. Nel 1931 è entrato nel seminario cattolico di San Pietro Martire di Seveso, in provincia di Milano, per volere della madre, che però ha capito preso di aver sbagliato e nel 1934 lo ha iscritto alle magistrali. Nel 1937 si è diplomato e nel 1939 si è iscritto alla Facoltà di Lingue dell'Università Cattolica di Milano. Ha insegnato a Brusimpiano, Ranco e Cardana di Besozzo. Durante la Seconda Guerra Mondiale è stato esonerato per la sua salute cagionevole. Il 1° maggio 1944 si è iscritto al Partito Comunista Italiano. Dopo la liberazione ha iniziato l'attività di giornalista in Lombardia. Nel 1950 si è trasferito a Roma, dove ha fondato e diretto il giornale per ragazzi Pioniere. Dopo la pubblicazione del suo primo libro pedagogico "Il manuale del Pioniere", nel 1951 è stato scomunicato dal Vaticano, che lo considerava "ex-seminarista cristiano diventato diabolico". Ha scritto libri e rubriche destinate ai ragazzi, dando un contributo notevole al rinnovo della letteratura per l'infanzia.

Poesie di Pasqua: Dall'uovo di Pasqua

Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso la guerra".

Approfondimento di studio su Gianni Rodari:


Andrea Zanzotto
Poeta italiano, Andrea Zanzotto è nato a Pieve di Soligo il 10 ottobre 1921 ed è uno dei principali poeti della poesia letteraria italiana moderna.

Poesie di Pasqua: Elegia Pasquale

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov'è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l'agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.
E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l'esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.
Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell'odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s'accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d'uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.
Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.