Pitagora: biografia e filosofia

Pitagora: biografia e filosofia A cura di Chiara Colangelo.

Pitagora: biografia e filosofia del celebre filosofo con approfondimento sui suoi seguaci, i pitagorici, che ne diffusero il pensiero

1Vita di Pitagora: tra mito e realtà

Mezzobusto ritraente Pitagora
Mezzobusto ritraente Pitagora — Fonte: ansa

Il cronografo Apollodoro pone l’Akmè di Pitagora nel 540 a.C. Alcune fonti (Feredice, Anassimandro e dei sacerdoti egiziani) ci informano su un gran numero di viaggi, compiuti dal filosofo, in quasi tutto il mondo conosciuto. In tal modo ebbe maniera di venire a contatto con la sapienza dei Fenici, dei Caldei, degli indiani, degli ebrei, dei traci, dei druidi: con ciò si giunse a considerare Pitagora come il principale depositario della sapienza del genere umano.   

Di certo è che Pitagora tenne la sua scuola a Samo. Dalla città fu costretto alla fuga in seguito alla tirannia di Policrate e alla minaccia persiana, per stabilirsi (nel 521 a. C.) a Crotone

Secondo alcune fonti Pitagora non scrisse nulla ma la sua immagine è stata da subito associata a quella di un semi-dio e avvolta da un’aurea mitica. Si diceva, infatti, che fosse figlio di Apollo o Ermes e nelle sue precedenti incarnazioni fosse stato capace di profezie e di miracoli, che avesse una coscia d’oro e fosse il solo ad udire l’armonia delle sfere celesti; in ultimo che fosse in grado di ricordare tutto del passato.

La scuola di Pitagora si fondò sul principio d’autorità (Ipse dixit, «l’ha detto lui», solevano ripetere i suoi allievi quando qualcuno osava mettere in discussione degli insegnamenti ufficiali). I commentatori fanno risalire a Pitagora il primo utilizzo del termine Philosophia

2Pitagora: la matematica e il numero come principio delle cose

La scuola pitagorica si differenzia dalle precedenti correnti di pensiero per la ricerca dell’Archè (origine, principio di tutto ciò che esiste). Infatti quest’ultimo non è un principio fisico (come il fuoco, l’aria, l’acqua ecc.) ma matematico. Il nome di Pitagora, non a caso, è indissolubilmente legato alla storia della matematica e della geometria (il teorema di Pitagora, appunto).
Individuando il principio nel numero, i pitagorici notarono, per primi, come in tutte le cose esiste una regolarità matematica, ossia numerica.

Tramite il numero possiamo dunque, secondo Pitagora, ricavare la stessa struttura di tutta la realtà. Determinante per l’approdo a tale teoria fu la scoperta dei suoni e degli intervalli della musica, alla quale i pitagorici dedicarono uno studio approfondito. I rapporti tra gli intervalli dei suoni vennero tradotti in rapporti numerici e vennero rappresentati tramite la matematica. 

Oltre alla musica il numero trova applicazione concreta (in quanto struttura della realtà) in tutti i fenomeni dell’universo. Le leggi numeriche regolano i tempi stessi: gli anni, le stagioni, la riproduzione degli animali, lo sviluppo della vita, la regolarità dei cieli, il comportamento della vita umana. Infatti, ad esempio, per alcuni pitagorici, la giustizia veniva fatta coincidere, in quanto perfezione, con il numero 4 e il numero 9 (che rappresentano i quadrati del primo numero pari 2x2 e del primo numero dispari 3x3, mentre l’Uno, origine di tutti i numeri, era considerato parimpari). 

Ritratto di Anassimene di Mileto
Ritratto di Anassimene di Mileto — Fonte: ansa

Il numero dunque, in Pitagora e nei pitagorici, assume un significato reale, addirittura più reale delle cose stesse, come lo era l’acqua per Talete o l’aria per Anassimene. Tale realtà numerica è presente già nei primi pitagorici che ipotizzarono una contrapposizione tra i numeri pari e i numeri dispari (mentre l’uno, ripetiamo, non appartiene a nessuna categoria, in quanto origine) che corrisponde al rapporto limitato-illimitato. Quest’ultimo si concretizza in una sorta di “opposizione” tra coppie. Tali opposti sono:  

  • limite/illimite;
  • dispari/pari;
  • uno/molteplice;
  • destro/sinistro;
  • maschio/femmina;
  • quieto/mosso;
  • retto/curvo;
  • luce/tenebra;
  • buono/cattivo;
  • quadrato/rettangolo.

I primi termini degli opposti rappresentano l’aspetto positivo (il bene) sia dell’agire umano sia della natura stessa di cui l’uomo è parte e i secondi ciò che è male e va evitato. In tale rapporto “dialettico” vi è un’interdipendenza tra i termini: infatti se non ci fosse il secondo termine, seppur rappresenta il principio del male, non potremmo mai ricavare e riconoscere il principio del bene.  

Porgi aiuto alla legge, fa' guerra alla illegalità; non rovinare né danneggiare la pianta coltivata, né l'animale che non arrechi danno all'uomo.

Pitagora, citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi

La successione dei numeri, origine delle cose dell’universo, trova la massima realizzazione nella Tetraktys, sulla quale i pitagorici avevano l’abitudine di giurare fedeltà, strutturata in questo modo:

°  

° °  

° ° °  

° ° ° °  

   

3La cosmologia e l'anima secondo Pitagora

Mezzobusto ritraente Pitagora
Mezzobusto ritraente Pitagora — Fonte: istock

La tradizione vuole che Pitagora e i pitagorici abbiano introdotto il concetto di Kosmos (ordine universale contrapposto al Chaos) facendolo derivare direttamente dai numeri. Tale ordine regola armonicamente la struttura dell’universo stesso. Le coppie di opposti si trovano tra loro in un rapporto armonico e sulla base di tale armonia si fonda l’intero sistema cosmologico. 

La scuola pitagorica ipotizza che:

  • Al centro di questo universo si trova un fuoco eterno (che chiamano la madre degli dei) e da esso proviene la formazione dei corpi celesti.
  • Tale fuoco ha come scopo quello di plasmare la materia; la perfezione, dunque, non è il principio ma il fine dell’universo stesso.
  • Il mondo è concepito come una sfera (forma geometrica perfetta) e, attorno a questo fuoco originario, si muovono dieci corpi celesti delimitati dal limite estremo dell’universo (poiché l’illimitato rappresenta una mancanza di fine) rappresentato dalle stelle fisse.
  • Questi corpi celesti, muovendosi rapidamente, emettono dei suoni che procedono per “ottave” facendo regnare suoni armonici in tutto il cosmo.

Tutto richiama l’armonia e l’ordine perfetto del Cosmo e anche nella sfera celeste, dunque, regna l’ordine derivato direttamente dai numeri.

Lo stesso avviene anche per quanto riguarda l’uomo nella sua singolarità. Pitagora e i pitagorici, in pieno accordo con l’orfismo, pongono un netto dualismo tra anima e corpo. Quest’ultimi sono due oggetti nettamente separati e l’anima è armonia per il corpo. 

Tali realtà distinte sono destinate a separarsi concretamente alla morte del corpo: l’anima si reincarna (metempsicosi) e andrà incontro al proprio destino, cioè ad una reincarnazione migliore o peggiore a seconda di come si è comportato l’individuo di cui ha fatto parte. Siamo partiti da una realtà perfettamente numerica e anche l’anima appartiene a tale realtà: i pitagorici la concepiscono come un numero in movimento, armonia del corpo.

La virtù, la sanità fisica, ogni bene e la divinità sono armonia: perciò anche l'universo è costituito secondo armonia.

Pitagoria, citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi