La peste: cause e conseguenze

La peste: cause e conseguenze A cura di Elisabetta Graziani.

Tutto sulle cause e le conseguenze della peste, e le sue epidemie più importanti: dalla peste nera del '300 fino alle pestilenze del '600

1Introduzione alla peste

«D'onde è la peste, fuggi, e torna tardi, con pregar sempre Dio, che te ne guardi». Con queste parole il bibliotecario italiano Cristoforo Poggiali, vissuto tra Settecento e Ottocento, si riferiva alla peste, morbo che colpì l'uomo sin dall'antichità.
Fu durante il Trecento, però, che si verificò l'epidemia più famosa e terribile.

2La peste: che cos'è e diffusione nell'antichità

Malati di peste in un'illustrazione del testo volgare umbro "La Franceschina", XVI secolo
Malati di peste in un'illustrazione del testo volgare umbro "La Franceschina", XVI secolo — Fonte: ansa

La peste è una malattia infettiva causata da un batterio presente nelle pulci ospitate da animali come topi e conigli ed è stato uno dei flagelli più pericolosi e catastrofici che hanno colpito l'umanità.
Diffuse per millenni e in ogni parte del mondo, spesso le epidemie di peste hanno avuto dimensioni tali da stravolgere la società e l'economia di intere aree geografiche.

Sebbene alcuni testi egizi del secondo millennio a.C. e la Bibbia ci parlino di pestilenze, la prima vera epidemia di peste descritta con cura fu quella che colpì Atene nel 430-429 a.C. Lo storico greco Tucidide descrisse con attenzione i sintomi e gli effetti della malattia cercando di analizzare le motivazioni e le conseguenze dell'epidemia.
La peste non risparmiò nemmeno Roma. Nel 166 d.C., terminate le campagne militari orientali contro i Parti, le armate romane vincitrici portarono nei territori dell'Impero un'epidemia di peste che decimò di un quarto o di un terzo la popolazione e che forse causò nel 180 d.C. anche la morte dell'imperatore Marco Aurelio.
Tra 260 e 270 d.C. altre due pestilenze si propagarono tra le fila dell'esercito romano degli imperatori Valeriano e Claudio II in lotta contro i Barbari che premevano sui confini dell'impero. 

3La peste nel Medioevo e nel Cinquecento: l'arrivo della Morte Nera

La peste che colpì l'Europa tra 1347 e 1351 è stata l'epidemia peggiore e più famosa della storia.
Migliaia di persone si ammalarono e morirono nello spazio di qualche giorno o poche ore. Il nemico che generava queste morti improvvise era invisibile e si manifestava tramite sintomi devastanti come una forte febbre e la comparsa di bubboni neri, da cui si attribuì il nome di Morte Nera o peste bubbonica all'epidemia.        

Nel terrore generale, agli occhi degli uomini del XIV secolo l'aggressione proveniva da Dio, che voleva punire l'umanità per i suoi peccati. Per questo nel 1348 papa Clemente VI indisse un pellegrinaggio straordinario a Roma, mentre nelle città d'Europa si moltiplicarono le preghiere collettive e le processioni per placare l'ira divina: tutti modi straordinariamente efficaci per propagare il contagio.

Illustrazione del 1376 circa che ritrae la morte che strangola un malato di peste
Illustrazione del 1376 circa che ritrae la morte che strangola un malato di peste — Fonte: ansa

All'origine della peste non vi fu Dio, ma una serie di motivazioni naturali e socio-economiche.
L'epidemia arrivò in Europa attraverso le rotte commerciali con l'Oriente. Nacque probabilmente negli anni venti del XIV secolo nel Deserto del Gobi, dove un batterio insediato nel sangue dei topi neri veniva trasportato agli uomini da una particolare specie di pulci parassite.
Grazie all'abbondanza di documentazione scritta possiamo seguire il percorso della peste mentre travolgeva le regioni dell'Asia e dell'Europa. Il morbo fu portato dai Mongoli negli anni trenta del Trecento dal Gobi alla Cina e nelle pianure dei fiumi russi Volga e Don.
Nel 1347, durante l'assedio di Caffa, importante colonia e scalo commerciale genovese in Crimea, il khan tartaro Gan? Bek fece lanciare dei cadaveri infetti all'interno delle mura cittadine, iniziando il contagio.
Fu in questo momento che gli intensificati scambi commerciali europei con l'Asia divennero il veicolo di propagazione dell'epidemia.
Le navi genovesi di ritorno in Europa dai commerci con l'Oriente trasportarono la peste prima nel porto di Costantinopoli e poi a Messina. Genova rifiutò di accogliere le proprie navi infette, che ripiegarono su Marsiglia, spargendo il contagio in tutti i porti principali del Mar Mediterraneo. 

La peste trovò un'Europa già in difficoltà. Le cause della diffusione capillare del morbo vanno rintracciate in una serie di avvenimenti precedenti il 1347.
Numerose carestie colpirono l'Europa in seguito a un abbassamento improvviso delle temperature nel XIV secolo. La malnutrizione portò a un calo demografico e a un indebolimento delle persone, che insieme alle scarse condizioni igieniche determinò la rapida diffusione dell'epidemia.
Agli inizi del 1348 la peste raggiunse l'entroterra e città come Parigi e Londra.
La mortalità fu altissima e almeno un terzo della popolazione europea morì.
Gli uomini del XIV secolo non avevano infatti alcuna idea delle vere cause dell'epidemia. I medici credevano che la malattia fosse dovuta a:

  • L'aria calda e umida che alterava gli umori del corpo umano, che venivano modificati facendo salassi e purghe
  • La posizione dei corpi celesti, la cui influenza avrebbe fatto salire in superficie esalazioni malsane dall'interno della Terra, che venivano cambiate accendendo falò con sostanze aromatiche per le strade.

Il rimedio più ovvio consisteva nell'abbandonare immediatamente la zona colpita dal contagio: ne troviamo testimonianza nel Decameron di Giovanni Boccaccio in cui un gruppo di giovani e ragazze di Firenze si allontanò in un giardino per difendersi dalla morte che colpiva il mondo circostante.   

Boccaccio così descrive la peste nel suo Decameron: «Nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi ed alle femmine parimenti o nell’anguinaia [agli inguini] o sotto le ditelle [le ascelle] certe enfiature [dette] gavaccioli [che] erano sicuro indizio di futura morte […] infra il terzo giorno dell’apparizione de’ sopraddetti segni».  

Evitare il contatto con i morti e i malati di peste e con i loro oggetti era fondamentale: rigidi regolamenti di sanità vennero emanati in tutte le città e i corpi e i beni dei malati furono sepolti o bruciati.
 

San Carlo Borromeo  somministra i sacramenti ad una vittima della peste nel 1576. Olio su tela
San Carlo Borromeo somministra i sacramenti ad una vittima della peste nel 1576. Olio su tela — Fonte: ansa

Oltre all'epidemia del 1347-1351 notevoli furono quella del 1360, detta peste dei bambini perché colpì in tutta Europa solo i minori, e quella che si diffuse in Italia nel 1575-1577, chiamata peste di San Carlo Borromeo perché l'arcivescovo di Milano si impegnò duramente per curare i malati in Lombardia.

4La diffusione della peste nel Seicento e le ultime epidemie

La peste nera rimase in Europa per altri duecento anni dopo il 1351, ma fino al Seicento colpì per lo più in forma leggera e senza coinvolgere tutto il continente.
Tra 1629 e 1679 altre terribili epidemie colpirono l'Europa.
  

Nel 1629 la peste fu portata nel Nord Italia, controllato dal Sacro Romano Impero, dai Lanzichenecchi scesi dalla Germania per sedare i tumulti generati dai mendicanti e dai vagabondi, che avevano preso d'assalto le città per cercare condizioni migliori rispetto alle campagne colpite da una carestia.

La diffusione in tutto il Nord nel corso del 1630 fu velocissima e oltre a causare ingenti danni all'economia, stravolse tutto il sistema socio-familiare: spesso i parenti malati o morti venivano abbandonati.
Le autorità vietarono feste e viaggi e con delle ronde si controllarono i punti di accesso alla città in modo da non far entrare persone contagiate. Gli untori, coloro che erano accusati di spargere il contagio, vennero puniti.
I ricchi erano curati a casa, mentre la maggior parte delle persone malate veniva trasferita nel lazzaretto, luogo di confinamento e d'isolamento dove:  

  • Potevano avere cure gratuite da medici coperti da lunghe vesti e da maschere
  • Le famiglie del malato ricevevano cibo gratuito.

Tutto questo venne raccontato da Alessandro Manzoni che descrisse nel dettaglio la propagazione della peste a Milano ne I promessi sposi. Ecco come ne parla nel capitolo 33, quando la malattia colpisce il Griso: «in quell'ultima furia del frugare, aveva poi presi [...] i panni del padrone, e li aveva scossi, senza pensare ad altro, per veder se ci fosse danaro. C'ebbe però a pensare il giorno dopo, che [...] gli vennero a un tratto de' brividi, gli s'abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze, e cascò. Abbandonato da' compagni, andò in mano de' monatti, che, spogliatolo di quanto aveva indosso di buono, lo buttarono sur un carro; sul quale spirò, prima d'arrivare al lazzeretto, dov'era stato portato il suo padrone.»    

Incisione raffigurante l'epidemia di peste del 1665 a Londra
Incisione raffigurante l'epidemia di peste del 1665 a Londra — Fonte: ansa

Nel 1656 la peste colpì Napoli e Roma, causando grandi danni economici, mentre nel 1665 e nel 1679 due grandi epidemie si propagarono a Londra e Vienna

A partire dal XVIII secolo il miglioramento delle condizioni socio-economiche e igienico-sanitarie di gran parte della popolazione europea contribuirono al debellamento della malattia, che dal XIX secolo scomparve dallo scenario europeo.