Per lavorare è meglio avere una triennale

Di Valeria Roscioni.

Tre o cinque anni? Questo è il dilemma. Ecco quando rimanere all’università è una scelta che non paga

Sono più giovani, trovano lavoro più in fretta e non rischiano di perdersi in un percorso formativo troppo lungo e poco fruttuoso. Sono i laureati della triennale, probabilmente meno qualificati ma di certo più ricercati dei loro colleghi specialisti.

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Se si escludono le professioni a ciclo unico come il medico o l’avvocato, infatti, la formazione che paga di più è quella composta da una laurea di primo livello con in aggiunta un master o un corso formativo professionalizzante che permetta di fare un po’ di pratica.

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Le statistiche dimostrano che seguendo questo iter, la cui seconda parte è troppo spesso del tutto a carico dello studente, entro un solo anno dalla laurea è più semplice trovare un impiego, si è meno soggetti al precariato e si arriva a guadagnare uno stipendio che arriva a superare i mille euro al mese. Il tutto in nome del learnig by doing che tanto piace ai nuovi settori in espansione come quello della green economy.

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In altre parole sembra che al momento convenga fermarsi dopo il primo giro senza rilanciare i dati. Diverse sono le cose se, però, si tiene in considerazione il lungo periodo dato che i dottori senza specializzazione difficilmente vengono selezionati per impieghi di tipo manageriale.

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Qual è, dunque, la scelta migliore? Molto dipende non solo dalle aspirazioni personali, ma anche dal campo in cui si intende muoversi. Nel settore sanitario, per esempio, bastano tre anni per avere esiti occupazionali degni di nota dato che, stando ai sondaggi ISTAT, dopo una laurea triennale nel settore infermieristico-ostetrico la percentuale dei giovani con un impiego è del 95%