Approfondimenti su Aristotele (I° Parte)

Di Redazione Studenti.

Secondo Aristotele, la logica era la più importante fra tutte le scienze; essa, denominata dallo studioso analitica, è definita come la scienza che studia le regole della conoscenza scientifica.

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Aristotele è stato il primo studioso a considerare la filosofia come attività scientifica articolata in discipline distinte, il cui fine è quello di interpretare tutta la realtà. Secondo lo studioso, questo scopo aveva bisogno di un metodo che garantisse le condizioni che i pensieri e i ragionamenti dovevano necessariamente rispettare per giungere a conclusioni certe.
Secondo Aristotele, la logica era la più importante fra tutte le scienze; essa, denominata dallo studioso analitica, è definita come la scienza che studia le regole della conoscenza scientifica. La logica aristotelica si basava sulla teoria del sillogismo e sull'analisi delle proposizioni. Il ragionamento sillogistico consisteva nel pervenire a conclusioni vere se le premesse erano vere; quindi, era necessario controllare e verificare sempre le premesse da cui aveva inizio il discorso. Questo tipo di procedimento aveva come scopo il sapere discorsivo che si attuava nella definizione, nel giudizio e nel ragionamento.
Per interrompere il ragionamento sillogistico, bisognava enunciare principî logici indimostrabili, veri in sé e universali, ovvero validi per tutte le scienze, delle quali non dovevano contenere le singole definizioni; a queste ultime, secondo Aristotele, si perveniva tramite il procedimento induttivo, consistente nel desumere da osservazioni ed esperienze particolari, i principî generali e universali in esse impliciti.
Aristotele sosteneva che fosse impossibile l'esistenza di una scienza della realtà, poiché la deduzione, ossia il procedimento logico che consiste nel derivare da una o più premesse date, una conclusione che sia la conseguenza logica, non si applicava alle esperienze dei singoli individui, di cui non era possibile conoscere i tratti individuali forniti dalla materia, ma soltanto la loro specie. Il filosofo ha proposto una soluzione dualistica, associando la realtà all'idea di specie.
Aristotele ha analizzato la natura e l'uomo per cercare di ricomporre la scissione tra il mondo sensibile e il mondo delle idee, di cui aveva parlato precedentemente Platone, escludendo, peraltro, la realtà empirica da ogni possibilità di conoscenza.
I concetti di partecipazione (metessi) e di imitazione (mimesi) espressi da Platone, non sono stati condivisi da Aristotele; quest'ultimo, esaminando la natura, ha affermato che essa era caratterizzata dalla dualità platonica e presentava l'essere non come principio di fissità, ma dinamico e immanente. Secondo la teoria aristotelica, non tutto quello che poteva essere ideato costituiva la realtà effettiva; ad esempio, i concetti di quantità, qualità, relazione erano solamente dei modi di essere e neanche gli elementi primordiali di cui parlavano i presocratici facevano parte della realtà.
In base alla concezione aristotelica, costituivano la realtà concreta gli individui che nascono, crescono, si riproducono e muoiono, secondo uno sviluppo che rappresentava l'attuazione dell'essere.
Questo sviluppo comprendeva, secondo Aristotele, quattro cause: efficiente, materiale, formale e finale; gli elementi costitutivi di questo processo erano invece due: la materia e la forma, il cui rapporto era uguale a quello esistente fra la potenza e l'atto, in quanto non esisteva una materia che non contenesse la forma. Queste quattro cause, enunciate dal filosofo, costituivano la base del procedimento della realtà che avveniva dinamicamente mediante due tipi di relazione: quella fra la materia e la forma e quella fra la potenza e l'atto. In questo modo, Aristotele spiegava l'evolversi del mondo; in base alla concezione aristotelica, l'universo era ordinato secondo una progressione: dagli esseri inorganici agli esseri organici, dagli esseri organici all'uomo e dall'uomo a Dio, considerato la causa prima, eterna, esterna e il motore immobile del mondo. Dio è trascendente e pertanto, non può conoscere il mondo nel suo divenire.
Inoltre, la teoria aristotelica postulava l'esistenza, tra il limite superiore di Dio e quello inferiore della materia prima, del mondo celeste costituito dall'etere (o quinta essenza), ritenuto il regno del perfetto e inalterabile moto circolare, e del mondo sublunare composto dai quattro elementi di cui aveva precedentemente parlato Empedocle: il regno del moto rettilineo, il regno della trasmutazione, il regno del nascere e il regno del morire. Ai tre gradi della vita terrestre corrispondevano, nella dottrina aristotelica, tre specie di anima: vegetativa, tipica delle piante, sensitiva, appartenente agli animali e intellettiva che nell'uomo si univa alle due precedenti; l'anima sensitiva e quella intellettiva determinavano la conoscenza.
Questa interpretazione è espressa nelle opere raccolte nella Metafisica, basate sulla critica della dottrina platonica del mondo delle idee e sullo studio dell'ordine dell'universo.
Aristotele distinse le scienze in teoretiche (matematica, fisica, filosofia, teologia), pratiche (che riguardano le azioni e i comportamenti dell'uomo) e poietiche (che riguardano la tecnica e l'agire).
Il filosofo sosteneva che il fine principale dell'uomo fosse la felicità, la quale non derivava dal piacere, ma dalla coscienza razionale di uno sviluppo della propria specifica essenza nell'ambito delle attività. La felicità si realizzava con l'esercizio della ragione e mediante le virtù, divise da Aristotele in dianoetiche (di carattere intellettuale) ed etiche (che riguardano il rapporto fra l'intelligenza e la sensibilità).

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