Pensiero di Plutarco

Di Redazione Studenti.

Plutarco ha una concezione filosofica sostanzialmente platonica

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I concetti fondamentali dell'esistenza di Dio, della trascendenza e dell'immortalità dell'anima risalgono al platonismo e presentano anche sia elementi pitagorici che aristotelici. Plutarco accusa gli stoici di esprimere solo chiacchiere vuote e prive di fondamento, contraddizioni, esagerazioni e paradossi, e di essere avversari degli epicurei. In campo religioso, Plutarco crede nell'esistenza degli dèi e sostiene che essi sono capaci solo di compiere del bene. Egli ha tendenze monoteistiche che lo inducono a identificare Zeus con Apollo e a credere che ci sia una sorta di sincretismo fra la religione greca e il culto osirico.
Il problema del male è da lui risolto dualisticamente ed è ammessa l'esistenza dei demoni, dei cattivi e dei buoni. Plutarco contrappone le virtù individuali, familiari e sociali, come il coraggio, la pazienza, la temperanza, la prudenza, la giustizia, la generosità, la dolcezza, agli opposti vizi. In ambito estetico, Plutarco riprende molte concezioni platoniche e aristoteliche, contaminate anche da alcune ideologie dell'antico stoicismo e di Posidonio. Secondo Plutarco, il tentativo di individuazione del piacere estetico deriva dalla rappresentazione ed è indipendente dalla valutazione morale dell'oggetto; esso è inoltre strettamente collegato all'utilità della poesia e all'interesse filosofico e pedagogico della lettura. Plutarco ha avuto notevole fortuna nelle epoche successive, soprattutto per quanto riguarda le Vite Parallele, a cui si sono ispirati famosi autori teatrali. Ad esempio, Shakespeare, rievocando nel Giulio Cesare, l'ultimo addio di Bruto agli amici, riproduce fedelmente il testo plutarcheo della Vita di Bruto.
Le Vite, dopo aver avuto una grande fortuna nel teatro shakespeariano, hanno anche ottenuto un enorme successo presso famosi drammaturghi francesi del XVII secolo, come Corneille e Racine, e successivamente hanno ispirato alcune tragedie di Alfieri. Quest'ultimo sosteneva che Plutarco aveva creato un'opera grandiosa, in quanto aveva reso note le biografie di grandi personaggi della storia, come Bruto, Timoleone, Cesare, Pelopida, Catone, che, per le loro imprese, sarebbero sempre rimasti nella memoria dei posteri. La fortuna delle Vite Parallele, però, non è rimasta circoscritta all'ambito teatrale; infatti, fin dalla sua ricomparsa in Occidente, verificatasi durante il Rinascimento, quest'opera animò le passioni guerresche e politiche di principi e di condottieri, i quali decisero di combattere coraggiosamente, imitando le prodezze e le imprese degli antichi eroi del passato.
Negli anni della rivoluzione francese (1789-1791), le Vite diventarono addirittura il Vangelo laico di tutti coloro che combattevano per la libertà contro la tirannide, sognando l'esistenza di un mondo eroico.
La fortuna di Plutarco subì una fase involutiva verso la metà del XIX, quando si verificò il "tramonto" degli ideali degli antichi eroi. Infatti, in una società disorientata e preoccupata solo della logica del profitto, non c'era più spazio per quei sublimi esempi di magnanimità di cui parlava Plutarco; quelle certezze e quei valori decantati nelle Vite Parallele non avevano più senso in un contesto in cui si sperimentava quotidianamente la propria inettitudine e la propria alienazione. Attualmente, Plutarco è stato rivalutato, non solo per il modo in cui descrive i suoi eroi, ma anche per il suo spirito cordiale, il suo atteggiamento ottimista nei confronti della vita e la sua sconfinata simpatia per l'uomo.
Recentemente, sono state pubblicate alcune opere che hanno per argomento la concezione plutarchea: si tratta dell'opera di Diano, intitolata Ritorno a Plutarco, pubblicata a Milano nel 1965, e dello scritto Demone di Socrate. Ritardi della punizione divina, redatto da Del Corno e pubblicato a Milano nel 1982. La prima delle due opere è incentrata sulla rivalutazione che Plutarco ha ottenuto in epoca moderna e sulle motivazioni della sua inestinguibile fortuna, e la seconda, riportando i testi di due scritti molto famosi dei Moralia, evidenzia la concezione religiosa plutarchea.