Pensiero di Platone

Di Redazione Studenti.

La dottrina delle idee costituisce il nucleo filosofico più importante di Platone, da cui si originano le altre sue dottrine: la concezione dell'uomo, dell'anima, dello Stato e dell'arte

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Prima di tutto, è necessario precisare il significato che la parola "idea" aveva secondo Platone. Il termine greco , così come il suo equivalente , è stato introdotto nel linguaggio filosofico dallo stesso Platone. Questa parola esisteva già nella lingua comune e indicava, come evidenzia la sua etimologia (dal verbo greco che significa "vedere"), ciò che si vede, ovvero l'aspetto visibile delle cose, la loro forma percepibile alla vista degli esseri viventi.
Platone ne modificò leggermente il senso, sostituendo al significato del vedere fisico e corporeo, il riferimento al "vedere intellettuale", ovvero al capire, all'intendere e al comprendere mediante il Contesto Storico e la speculazione filosofica. Così, il termine "idea" venne a significare l'aspetto o la forma intelligibile delle cose, cioè quella realtà che è oggetto del Contesto Storico. Quindi, Platone attribuì a questa parola un significato molto differente rispetto a quello moderno: attualmente il termine "idea" indica una nozione o una rappresentazione mentale che esiste solamente nel Contesto Storico.
La dottrina delle idee è menzionata in diverse opere platoniche: nel Fedone, nella Repubblica, nel Simposio, nel Fedro, nel Sofista, nel Filebo e nel Timeo. L'origine della dottrina platonica delle idee risale all'insegnamento socratico, secondo il quale, per praticare le singole virtù (coraggio, saggezza, giustizia), è necessario conoscere di ognuna di esse, la sua definizione universale, che è applicabile a tutti i casi particolari. Platone estende questa concezione a tutte le cose e indica la definizione universale di ciascuna cosa con il termine "idea".
Il passaggio dalla concezione socratica a quella platonica della parola "idea" è chiaramente evidente in un passo dell' Eutifrone (6 e), uno dei dialoghi "socratici" di Platone, in cui compare per la prima volta il termine "idea" adoperato in senso filosofico. Dall'analisi di questo passo, emerge che l'idea è, secondo Platone, il motivo per cui certe azioni hanno una determinata caratteristica che le distingue dalle altre. L'idea è considerata da Platone, anche come l'essenza immutabile delle cose e dunque come la realtà effettiva, l'unica che può essere conosciuta con verità, in quanto è sempre uguale a se stessa e non è soggetta a mutamenti. L'idea, quindi, essendo immutabile, è, secondo il Contesto Storico platonico, l'unica condizione che consente la conoscenza vera, ossia la scienza.
Platone postulava l'esistenza del mondo delle idee che, essendo eterno e immutabile, si contrapponeva al mondo terreno, soggetto invece a un continuo mutamento. Le idee originavano un sistema armonico che aveva il suo vertice nell'idea del bene, l'ente supremo da cui dipendeva la razionalità del cosmo. Secondo Platone, le idee erano entità metafisiche pre-esistenti nell'anima umana; infatti, il filosofo sosteneva che le idee fossero insite nell'uomo fin da prima della sua nascita e che non derivassero dalla sua esperienza nel mondo terreno.
La natura era, in base alla concezione platonica, un insieme di perfezione, poiché era considerata come il riflesso delle idee, e di imperfezione, in quanto derivava dalla materia. L'uomo era ritenuto una natura composta poiché come materia, era partecipe del divenire, ma in quanto dotato di ragione, era partecipe delle leggi e delle forme immutabili. L'anima umana pre-esisteva e sopravviveva all'unione con il corpo; era considerata come la parte irascibile e concupiscente, essendo la sede delle passioni e dei desideri. Secondo Platone, la liberazione dalle colpe e dalle passioni si otteneva mediante il dominio razionale e attraverso le mitiche incarnazioni orfico-pitagoriche.
È importante considerare anche la concezione platonica dello Stato. In base a questa concezione, le esigenze supreme della vita morale si attuavano nello Stato, in cui la ragione diventava il principio legislatore e governatore della società; quindi, lo Stato poteva essere governato soltanto dai filosofi; in ordine gerarchico discendente, c'erano i guerrieri che salvaguardavano la difesa e i produttori che avevano il compito di soddisfare i bisogni economici della comunità.
Uno dei cardini del Contesto Storico platonico è la concezione dell'arte, di cui Platone parla soprattutto nello Ione. In quest'opera, il filosofo riconosce la divina inconsapevolezza della creazione poetica e polemizza contro l'arte sostenendo che essa non riproduce in maniera fedele la realtà, ma è solamente una sua vana imitazione.
Quindi, quando l'uomo osserva un'opera d'arte, crede di vedere la riproduzione della realtà, invece ha davanti soltanto un'illusoria imitazione di essa. Accanto a questa critica razionalistica, se ne aggiunge anche una moralistica, in base alla quale l'arte è immorale in quanto, quando raffigura gli dèi, fornisce di loro immagini inadeguate ed empie. L'arte è ritenuta anche una corruzione della mente, poiché con il suo fascino e la sua grazia, incita le passioni e gli istinti più bassi. Per tali motivi, essa deve essere bandita dall'ideale repubblica.
È importante notare come l'estetica contemporanea sia fondamentalmente d'accordo con la concezione platonica che attribuisce un carattere alogico all'arte; ma, mentre Platone condanna l'arte come forma di non-conoscenza, l'estetica contemporanea, invece, rivendica all'arte il valore di conoscenza. La condanna dell'arte è sembrata particolarmente anomala in un autore amante della poesia, ma questa sua concezione non gli ha impedito di attingere dal patrimonio letterario greco, elementi poetici e leggendari.