Approfondimenti su Isocrate

Di Redazione Studenti.

Il suo modello di uomo politico non era il filosofo di cui parlava Platone, ma non era neppure il re...

Isocrate: Indice
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Isocrate si può collocare agli antipodi di Lisia; infatti, non solo diventò il modello principale dell'eloquenza epidittica, mentre Lisia era il maggior esponente di quella giudiziaria, ma fu anche un grande sostenitore di una linea ideologica moderata e conservatrice ispirata agli schemi di Teramene, che era l'acerrimo avversario di Lisia; inoltre, mentre Isocrate adoperò un linguaggio piuttosto asciutto e monotono, Lisia diede vita a una prosa elaborata e solenne, tipica di un maestro di retorica.
Isocrate, sebbene condannasse aspramente le tirannidi antiche e recenti, tuttavia non rimase indifferente di fronte alla nuova situazione storica che si era creata, caratterizzata dalla presenza di varie forme di governo assoluto che si erano insediate ai confini della Grecia, e dallo sviluppo dell'ideale monarchico come alternativa alla crisi delle poleis, che segnava la politica interna.
Isocrate reagì a questa nuova situazione storica, con i suoi vagheggiamenti monarchici e, per esprimerli egli si rivolse ai re dell'isola di Cipro, ai quali dedicò alcuni scritti celebrativi, per dimostrare che approvava il loro modo do governare.
Isocrate affermava che la monarchia poteva diventare la forma migliore di governo per alcuni popoli, fra cui i Macedoni, o poteva raggiungere elevati livelli di eticità, come era accaduto nell'isola di Cipro.
Secondo Isocrate, la crisi politica che si era verificata in Grecia non poteva essere risolta con l'instaurazione della monarchia; infatti, sosteneva l'oratore, che i Greci, essendo abituati da molto tempo ai dibattiti, allo scambio di idee e alla partecipazione alla vita pubblica, non erano fatti per la monarchia. Quest'ultima poteva essere utile soltanto nella lotta per il predominio delle poleis, come forza di moderazione e di aggregazione. Isocrate appoggiava la politica espansionistica di Filippo, in quanto la considerava capace di garantire l'unificazione di tutta la Grecia e di risolvere la crisi politica delle poleis.
Molti studiosi si sono chiesti se Isocrate fosse un sognatore avulso dalla realtà, che proponeva soluzioni politiche irrealizzabili e incompatibili con la nuova situazione storica, oppure un profeta divinatore del futuro. Innanzitutto, bisogna notare che le sue idee trovano riscontro nell'attualità della politica ateniese, per cui Isocrate appare spesso come colui che rende note precise scelte della polis e appoggia determinate fazioni politiche. Inoltre, non sono pochi coloro che riconoscono nel Panegirico, il programma della seconda Lega marittima ateniese, nell' Areopagitico, il tentativo della minoranza possidente di bloccare la disgregazione interna durante la guerra sociale, nel Filippo, un sostegno al partito filomacedone.
Da queste considerazioni, si potrebbe dedurre che le idee politiche di Isocrate non erano completamente lontane dalla realtà storica della sua epoca, ma avevano un riscontro con essa; quindi, l'oratore non fu né un profeta né un visionario, ma cercò semplicemente di capire e di interpretare, con esiti talvolta positivi e talvolta negativi, gli eventi che si verificavano al suo tempo.
Deve essere ridimensionata l'opinione che attribuisce a Isocrate una particolare lungimiranza storica che gli ha consentito di prevedere la formazione dei regni ellenistici, e l'ha contrapposto a Demostene, che aveva invece difeso il particolarismo delle poleis.
Anche Isocrate, infatti, essendo convinto che un salvatore dovesse giungere dall'esterno per risolvere la crisi politica che aveva investito la Grecia, rimase legato all'istituzione delle poleise alla tradizione, ma, al contrario di Demostene, si illuse ingenuamente che Filippo potesse affrontare tante fatiche e diventare il "benefattore" dei Greci, senza esserne il re. A volte Isocrate vagheggiava le glorie e i successi del passato, sperando che la Grecia potesse rivivere quei tempi, altre volte, invece, seppe intuire le nuove esigenze politiche, come il panellenismo. Infatti, le caratteristiche essenziali dell'ideologia panellenica, espresse da Isocrate, come la concordia all'interno della Grecia e l'espansione all'esterno, con lo scopo di creare una cultura comune, anticipano lo sviluppo politico e culturale del nuovo contesto storico.
Questo è testimoniato dal fatto che subito dopo la morte dell'oratore, la Grecia trovò una certa unità sotto l'egemonia macedone e Alessandro Magno, seguendo l'appello espresso nel Filippo di Isocrate, a capo di Greci e di Macedoni, intraprese una spedizione militare contro la Persia. Purtroppo non tutto si risolse come avrebbe voluto Isocrate, ma l'importante è che la sua intuizione, ovvero l'idea di cultura come incivilimento e unione dei popoli, si realizzò dapprima nell'età ellenistica e poi nelle successive epoche storiche, diventando così, un "possesso perenne" della storia.
La ricerca di Isocrate ha una sua coerenza e una sua dignità, che gli consentono di ottenere una maggiore credibilità rispetto agli oratori politici e ai logografi. La ricerca di questo oratore si basa su un principio unificatore, il logos, del quale Isocrate, piuttosto che definire la natura come fanno i filosofi, preferisce, ispirandosi alla struttura degli inni, tesserne le lodi, evidenziando i sorprendenti effetti che esso ha sugli uomini. Isocrate considera il logos in una duplice valenza: da un lato, esso è visto come "parola" e "discorso", dall'altro, come "pensiero" e "razionalità"; in quanto razionalità, esso è un principio di ricerca riguardo ciò che è "opinabile" o "ignoto", "giusto" o "ingiusto", "bello" o "brutto"; In quanto parola, invece, esso è ritenuto come uno strumento di comunicazione e come un fondamento della vita pubblica. Dal concetto isocrateo di logos, emerge l'immagine di un uomo dotato di una particolare anima etica, sconosciuta perfino agli "artigiani della retorica".
Quest'ultima non è considerata da Isocrate una semplice tecnica di persuasione, ma è caratterizzata dalla fusione di forma e contenuto, che sono le due valenze fondamentali del logos; la forma deriva dal messaggio trasmesso, il quale acquista la forza persuasiva mediante lo splendore della forma. Secondo Isocrate, la retorica è anche arte e, come tale, deve prestare attenzione ai valori stilistici.
Nell'ultimo secolo, le concezioni isocratee sono state rivalutate, nonostante alcuni errori commessi dall'oratore. Egli, ad esempio, mostra una grave incomprensione della democrazia, non perché ha preferenze oligarchiche, ma per le sue aspirazioni verso leggi e mores appartenenti ormai a un passato molto lontano e impossibile da ripristinare nel presente. Isocrate, riproponendo un ritorno impossibile al VI secolo a. C., diffidando del teatro ed esagerando i difetti della libertà di parola e della lotta, appare come un sognatore nostalgico.