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  Mobbing: se lo conosci lo sconfiggi
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Una volta era dato per scontato: chi entra in un ambiente di lavoro deve fare i conti, presto o tardi, con colleghi e superiori. Ed erano conti salati: umiliazioni, insulti, soprusi fisici e morali. Per anni è stata una pratica diffusa ed accettata come facente parte di quella pressione naturale che si esercita dall'alto in basso, come la stessa forza di gravità. E non si sa il perché: forse retaggio di antichi riti iniziatici, forse irrecuperabile tendenza alle dominanze del branco, o spirito di cameratismo in tempo di pace.
Fatto sta che il fenomeno trova solo in questi anni una sua definizione.
"Mobbing: insieme di pratiche persecutorie, vessazioni e abusi morali perpetrati sul posto di lavoro ai danni di una vittima designata".
Il termine deriva dal verbo inglese "to mob", assalire, ledere, riferendosi al vessatorio terrorismo psicologico, in ambito lavorativo, esercitato sistematicamente da alcuni colleghi pari grado, sovraordinati e/o superiori, quali la mancata considerazione e stima del dipendente, maltrattamento, sguardi di sufficienza, aggressività, insolenza ed ostilità, con lo scopo ultimo della distruzione psicologica e sociale di una persona ritenuta scomoda, affinchè sia costretta a licenziarsi o ad essere licenziata.

Il tema sta tornando alla ribalta senza i panni sbiaditi della discussione salottiera, ma con tutta la forza di una aperta denuncia, nella speranza che venga un giorno annientato con le più dure leggi sulla tutela della salute e le relative applicazioni. Perché? Perché un così diverso atteggiamento verso uno stesso, vecchio, problema?

Il fatto è che la società si trova di fronte ad un nervo scoperto e se ne sconcerta: uno dei pilastri che la regge e la cementa come comunità definita da valori comuni - il valore positivo del lavoro - viene meno ogni giorno, denuncia dopo denuncia, e lascia intravvedere voraggini di ingiustizia, piccoli crimini osceni che si insinuano in uffici apparentemente ordinari e insospettabili. Il mobbing ha dinamiche disparate, a volte difficili da riconoscere e dunque perseguire che gli esperti chiamano "trasversale": coinvolge un'ampia fascia di lavoratori, quasi tutti i mestieri e le professioni, con una tendenza ad insediare le posizioni più qualificate. Del resto il persecutore può agire da solo o costituirsi in gruppo, può colpire il singolo o l'insieme dei subordinati.

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