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Contratta l'aumento di stipendio
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A fine mese arriva
la busta paga: è tempo di bilancio.
Si è pagati il giusto? A volte, senza neppure fare grandi ricerche e perdersi
tra minimi e massimi contrattuali, si ha la sensazione che è arrivato il
momento di affrontare il datore di lavoro: è arrivato il momento di chiedergli
un aumento dello stipendio.
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Sembra
una cosa da niente, ma a volte piuttosto che il coraggio della convinzione
prevale il timore, l'imbarazzo o la paura del rifiuto.
Per trovare la motivazione la prima cosa da fare è essere convinti
di quanto andiamo a chiedere. |
Per farlo
occorre verificare i compensi corrispondenti al tipo di contratto che
istituisce il nostro rapporto di lavoro.
Ma come si decide una retribuzione?
La misura del compenso cui ha diritto il lavoratore viene stabilito dal
Contratto collettivo applicabile al rappotro, ferma restando la possibilità
di introdurre mediante patti individuali deroghe migliorative. I contratti
collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) rispecchiano una precisa suddivisione
dei compensi in base al settore di appartenenza: agricoltura, metalmeccanica,
chimica, servizi, commerciale... Presso i sindacati e gli organi istituzionali
di riferimento per il diritto del lavoro, si possono consultare le tariffe
in questione.
Le tabelle salariali si ritrovano anche in rete, ad esempio a nei nei
siti web come quello del Consiglio nazionale dell'economia del lavoro:
Casi particolari: quando non esite o non viene
applicato il Ccnl
Quando invece si lavora in un settore per il quale non esistono norme
collettive (o quando il datore non si è iscritto alle organizzazioni stipulanti,
né abbia applicato il Ccnl esistente) l'ammonatre della retribuzione viene
determinato asumendo come parametro le tabelle salariali contenute nell'eventauale
Ccnl del settore o di settori affini.
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