Paradiso di Dante Alighieri: analisi e struttura

Paradiso di Dante Alighieri: analisi e struttura A cura di Silvia Corelli.

Il Paradiso di Dante Alighieri: analisi e struttura della terza cantica della Commedia, con approfondimenti su temi, lingua e personaggi nel testo

1La Commedia di Dante Alighieri e il Paradiso

La Commedia è il racconto, in chiave didascalico-allegorica di un viaggio ultraterreno. L’Aldilà per Dante si divide in Inferno, Purgatorio e Paradiso, e sono queste le cantiche di cui si compone il Poema. Rappresentano i tre regni ultraterreni in cui giungono rispettivamente le anime di chi in vita è stato contrario a Dio e a ogni suo insegnamento (cioè i dannati dell’Inferno), le anime di chi ha vissuto secondo le leggi del Signore ma ha commesso peccati che devono essere espiati prima di poter accedere al Paradiso, e infine il Paradiso stesso dove hanno accesso diretto solo le anime pure, beate e che hanno sempre vissuto in modo retto.  

1.1Il termine del viaggio ultraterreno

Dante Alighieri in una immagine per il canto XXVI del Paradiso
Dante Alighieri in una immagine per il canto XXVI del Paradiso — Fonte: ansa

Dante ha compiuto il suo viaggio fino alla vetta del Purgatorio accompagnato da una guida necessaria a comprendere il mondo stravolgente che aveva intorno, Virgilio. Dopo il Purgatorio Dante troverà nel Paradiso un sostegno morale e una guida in Beatrice e San Bernardo (vedremo meglio fra poco il ruolo di queste altre due guide).
Virgilio aveva guidato Dante attraverso l’Inferno, cui si accede attraverso una porta che si trova a Gerusalemme. Dopo i nove cerchi infernali, concentrici e sempre più stretti che scendono verso il centro della terra sede dell’orribile figura di Lucifero, un sentiero stretto e impervio detto “natural burella” porta Dante e Virgilio sulla spiaggia del Purgatorio.

Questo regno è una gigantesca montagna che arriva fino al cielo e che si trova nell’emisfero sud, in una zona diametralmente opposta a Gerusalemme. Anche per il Purgatorio abbiamo nove zone diverse da oltrepassare:

  • una zona detta Antipurgatorio, sette “cornici”, su ciascuna delle quali viene espiato un peccato
  • infine il Giardino dell’Eden in cima. Da questo Giardino Virgilio lascia Dante che ascende al Paradiso, appunto, con Beatrice attraverso una transumanazione

Inferno e Purgatorio avevano in comune la vicinanza, e uno stretto rapporto, con la Terra. Giungendo in Paradiso, nella Divina Commedia ci si discosta nettamente da tutto ciò che è terreno: le zone visitate sono composte da luce e aria e l’unico legame che si ha con la Terra è l’influenza che esercitano i cieli sul mondo sottostante.

2Il Paradiso

Effigie di Dante Alighieri
Effigie di Dante Alighieri — Fonte: ansa

2.1La struttura del Paradiso

Il Regno del Paradiso, descritto da Dante nella sua Commedia, non è più connesso alla Terra: tutto è eterno ed etereo. Le parti che compongono il Paradiso non hanno una struttura fisica e concreta perché ogni elemento è prettamente spirituale. Riallacciandosi alla cosmologia tolemaica Dante immagina che, oltre una sfera detta “sfera del fuoco”, che divide il mondo terrestre dal Regno del Cielo, intorno alla Terra ruotino nove cieli disposti uno dentro l’altro. Questi cieli sono composti di una sostanza detta etere (qualcosa di simile all’aria) e muovendosi brillano, emettono suoni soavi, e riescono ad influenzare gli avvenimenti che hanno luogo sulla Terra e le persone che la abitano.

Ritratto di Dante
Ritratto di Dante — Fonte: ansa

Nell’Inferno e nel Purgatorio ogni dannato e ogni anima avevano una sede precisa in cui restavano puniti in eterno o in cui si fermavano per espiare un particolare peccato commesso. Nel Paradiso le anime beate non hanno restrizione e sono ammesse a godere di ogni luogo: Dio non fa più distinzioni, le varie sedi sono tutte collegate e accessibili. Per poter mantenere una coerenza interna nella sua narrazione e riuscire a spiegare, anche filosoficamente il significato del Paradiso, Dante inventa un espediente: Dio vuole aiutarlo a capire e per farlo fa in modo che, solo durante la permanenza del poeta in Paradiso, ogni anima beata si posizioni dove “dovrebbe” trovarsi se ci fossero dei posti fissi per loro. Le anime vengono allora a disporsi in sette gruppi disposti secondo la virtù che gli è propria, e cioè: spiriti difettivi, spiriti operanti per la gloria terrena, spiriti amanti, spiriti sapienti, spiriti combattenti per la fede, spiriti giusti e spiriti contemplanti. 

2.2La disposizione delle anime nel Paradiso

Disegno raffigurante una scena del canto XXI del Paradiso
Disegno raffigurante una scena del canto XXI del Paradiso — Fonte: ansa

La Luna con il suo influsso rende gli uomini incostanti e non permette che adempiano ai propositi prefissati. Dante troverà nel cielo della Luna le anime di quelli che, pur non avendo mai peccato, decisero di non adempiere al proposito di prendere i voti offerti da Dio, si tratta degli spiriti difettivi e secondo questa idea procede il viaggio verso gli altri cieli e l’Empireo. 
I primi sette cieli del Paradiso dantesco prendono il nome dai pianeti che si trovano al loro interno, rispettivamente abbiamo quindi il cielo della Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno.     

Oltre questi primi sette cieli troviamo un ottavo cielo, quello delle “Stelle Fisse” dove si trovano le costellazioni visibili dalla Terra, e poi il nono cielo, detto “Primo Mobile” perché è il cielo che, muovendosi per primo, trasmette il suo movimento a tutti gli altri. Oltre i nove cieli entriamo in un regno eterno, sterminato, che abbraccia tutto quanto esiste al di sotto di esso: siamo nella sede di Dio e cioè nell’Empireo. In questa zona Dio si trova in un posto preciso, dentro una “Candida Rosa”. Immaginiamola come una sorta di “anfiteatro” dove, sulle tribune, sono disposti i beati, i santi, e tutte le schiere angeliche (angeli, arcangeli, cherubini e serafini).

La successione dei cieli del Paradiso e le rispettive anime che li popolano sono, riassumendo:   

  • Terra (Giardino dell’Eden)
  • Sfera del Fuoco
  • Cielo della Luna (spiriti difettivi, incostanti)
  • Cielo di Mercurio (spiriti operanti per la gloria terrena)
  • Cielo di Venere (spiriti amanti)
  • Cielo del Sole (spiriti sapienti, anime dei Padri della Chiesa)
  • Cielo di Marte (spiriti combattenti)
  • Cielo di Giove (spiriti dei giusti)
  • Cielo di Saturno (spiriti contemplanti)
  • Stelle fisse
  • Primo Mobile
  • Empireo e “Candida Rosa”

E se le fantasie nostre son basse / a tanta altezza, non è maraviglia; / ché sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.

Dante - Paradiso, Canto X

3I personaggi del Paradiso dantesco

3.1Beatrice e San Bernardo

Dante e Beatrice, miniatura veneziana del XIV secolo
Dante e Beatrice, miniatura veneziana del XIV secolo — Fonte: ansa

Virgilio aveva accompagnato Dante fino alle soglie del Giardino dell’Eden, fino alla fine, cioè, dei regni che potevano essere conosciuti e compresi grazie alla sola forza della ragione. Il Paradiso, che non può essere compreso attraverso la ragione ma attraverso la fede, richiede la presenza di guide diverse, Virgilio, inoltre, essendo un’anima condannata a restare in eterno nel limbo, non può accedere al regno dei Cieli.  

Il viaggio in Paradiso vede Dante accompagnato da due diverse guide: Beatrice, che guida il poeta fino al momento prima di vedere Dio, quando interverrà San Bernardo di Chiaravalle. Queste due guide simboleggiano due modi diversi di porsi davanti la fede. La donna amata diventa una maestra di filosofia e di teologia, una guida spirituale ancora aderente a una riflessione ancora razionale intorno alla divinità. Lo aiuta a capire la struttura cieli, la posizione momentanea dei beati, riflette con lui su questioni teologiche e facendo tutto questo porta a compimento il ruolo della donna-angelo stilnovista che aveva la funzione di avvicinare il poeta a Dio attraverso l’amore provato per lei.     

San Bernardo, sostituendo improvvisamente Beatrice, si presenta a Dante come un padre amorevole, e intercede per lui con la Vergine attraverso la preghiera che troviamo in apertura del XXXIII canto. La fede in questa guida diventa un abbandono totale alla visione della divinità: non c’è più riflessione teologica o filosofica intorno al divino ma solo contemplazione e abbandono.
San Bernardo, ricordiamolo, è uno dei santi fondamentali della cristianità, noto soprattutto fra coloro che hanno elaborato le dottrine principali su cui si basa la religione cristiana delle origini e inoltre la sua riflessione teologica ruotava intorno al culto della Vergine Maria: per Dante è logico scegliere San Bernardo come intercessore fra lui e la Vergine.  

3.2Cacciaguida e la sua profezia

Dante Alighieri incontra alcuni spiriti
Dante Alighieri incontra alcuni spiriti — Fonte: ansa

In tutta la Commedia di Dante, e quindi anche nel Paradiso, troviamo una immensa costellazione di personaggi storici o mitologici, tutti portatori di un valore simbolico utile al poeta per tenere le fila del suo racconto. Cacciaguida è un personaggio che riveste un ruolo importantissimo: non solo fornisce al poeta l’occasione per un confronto fra la Firenze antica e quella moderna corrotta e riprovevole (argomento questo molto caro a Dante che già nel XXVI canto dell’Inferno si era espresso con un’invettiva contro la sua Firenze) ma è anche il personaggio che inciterà il poeta a scrivere appunto la Divina Commedia una volta tornato sulla Terra. Inoltre, è anche portavoce di una delle profezie che Dante inserisce nella sua opera.  

Cacciaguida è un avo di Dante, vissuto probabilmente alla fine de secolo XI° a Firenze e proveniente da una famiglia dell’alta nobiltà fiorentina. Partecipò alle crociate in Terrasanta contro i musulmani e per questo Dante lo inserisce, in questa sede, fra gli spiriti combattenti del quinto cielo, quelli che in vita hanno agito sotto l’influsso di Marte. 

È con questo canto, e grazie a Cacciaguida, che Dante espone chiaramente gli intenti dietro la stesura della sua opera. Non spera solo di educare e istruire il pubblico di lettori che, attraverso quest’opera, avranno accesso alle grandi verità escatologiche qui espresse, ma spera anche di ottenere una revoca dall’esilio che, come qui ci spiega a chiare lettere, è un fardello grandissimo per il poeta.