Orlando Furioso di Ariosto: trama, analisi e personaggi

Orlando Furioso di Ariosto: trama, analisi e personaggi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

L'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: analisi della trama e dei personaggi del poema cavalleresco, con accenni alla biografia dello scrittore di Ferrara

1La vita di Ludovico Ariosto, autore dell'Orlando Furioso

Ritratto di Ludovico Ariosto, autore dell'Orlando Furioso
Ritratto di Ludovico Ariosto, autore dell'Orlando Furioso — Fonte: ansa

Nella splendida Ferrara dei duchi d’Este, nel 1474, nasce Ludovico Ariosto. È uno dei poeti più straordinari mai esistiti e la sua opera principale – «l’opera di una vita», come diceva Italo Calvino – ossia l'Orlando furioso, ne è la prova tangibile. Fu iniziato agli studi forensi ma ben presto seguì la vocazione letteraria. Studiò il latino (bene) e un po’ di greco.
Si dedicò alla poesia in lingua volgare: scrisse rime d’amore e satire, secondo il modello oraziano. Cercava, inoltre, le amicizie dei letterati dell’epoca. Ad esempio, conobbe Pietro Bembo (l’umanista autore delle Prose della volgar lingua, 1525) e ne subì l’influenza, come vedremo più avanti.     

Ritratto di Papa Giulio II
Ritratto di Papa Giulio II — Fonte: ansa

Il padre morì nel 1500 e Ludovico Ariosto si prese cura dei fratelli, cercando anche di trovare marito alle sorelle. Svolse numerosi incarichi per conto degli Este, tra cui quello di segretario. Entrò negli ordini minori della Chiesa, come chierico, così da avere una piccola rendita, accettando di rispettare il celibato (che poi non rispettò, in verità, perché si sposò in segreto!).
Curò gli spettacoli della corte estense e compose diverse commedie: La Cassaria (1508) e I Suppositi (1509); più tardi La Lena e Il negromante (1525). Ariosto fu anche ambasciatore e si recò più volte a Roma dall’irascibile papa Giulio II.   

Tuttavia Ludovico guardava con interesse l’ambiente mediceo. Sperava che Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, una volta diventato papa l’avrebbe chiamato presso la fastosa curia romana. In effetti Giovanni divenne papa col nome di Leone X (1513), ma non diede alcun incarico ad Ariosto che tornò sconsolato a Ferrara. Nel 1516 Ariosto pubblica la prima versione del suo capolavoro Orlando furioso a cui stava lavorando da circa un decennio. Siamo a un anno di svolta: il 1517. Ippolito d’Este, che era cardinale, deve prendere possesso di un vescovado in Ungheria e chiede ad Ariosto di seguirlo ma, pur di restare a Ferrara, Ludovico Ariosto preferisce il duca Alfonso, fratello di Ippolito.

Una seconda edizione del Furioso è nel 1521; l’opera stava avendo un successo travolgente, contando addirittura 17 ristampe. Ariosto diventa governatore della Garfagnana, regione turbolenta e piena di banditi, e si dimostra molto bravo e oculato (1522): il duca è contento del suo operato. 

Torna infine a Ferrara dove cura l’ultima revisione dell'Orlando Furioso pubblicata nel 1532 con significativi aggiustamenti (passa da 40 a 46 canti, e revisione linguistica secondo il modello bembiano); qui muore nel 1533, in contrada Mirasole, nella sua piccola e dignitosa casa, circondato dagli affetti familiari. Del'Orlando Furioso avanzarono 5 canti, pubblicati a parte, postumi.  

2L'Orlando Furioso

2.1Il poema cavalleresco e il rapporto con l'Orlando innamorato di Boiardo

Il poema cavalleresco godeva a Ferrara di grande successo. Alcuni anni prima dell'uscita dell'Orlando Furioso, sempre a Ferrara, intorno al 1494, il poeta Matteo Maria Boiardo, morendo, aveva lasciato incompiuto un altro poema sul celebre paladino: L'Orlando innamorato. Diceva: «Non vi par già, signor, meraviglioso / odir cantar de Orlando inamorato» (O. Inn., I, 2), rivendicando la novità della sua idea: Orlando, che nelle antiche canzoni francesi era incorruttibile e animato solo da eroismo e devozione, si innamora follemente. Ludovico Ariosto, con l'Orlando Furioso, dichiara di voler fare una «gionta» (un’aggiunta) all’Innamorato; e quindi la sua narrazione parte proprio da dove Boiardo l’aveva interrotta. Rispetto al predecessore, Ariosto porta alle estreme conseguenze l’amore disperato di Orlando per Angelica, principessa del Catai. Da quest’amore egli esce pazzo: ossia Furioso.

2.2La trama dell'Orlando Furioso ed i tre nuclei narrativi

Orlando Furioso: frontespizio dell'edizione del 1533
Orlando Furioso: frontespizio dell'edizione del 1533 — Fonte: ansa

Definire la trama dell'Orlando Furioso è quasi impossibile perché ci troviamo di fronte a una selva intricatissima di trame e sotto-trame, come già fa intendere Ariosto nei primi due versi del proemio (Orlando Furioso I, 1: «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto…», utilizzando un doppio chiasmo, segno che l’intreccio è fittissimo).  

Il poema cavalleresco è molto simile ad una serie TV, come How I met your mother. Abbiamo cioè una trama principale (Ted, il protagonista, che incontra la sua futura moglie) e tutte sotto-trame rappresentate dalle storie degli altri personaggi come Marshall, Lily, Robin e Barney. Ogni episodio, tuttavia, è compiuto in sé. Non molto diversamente funziona il nostro Orlando Furioso.    

Ci sono tre trame principali nell'Orlando Furioso:     

  1. La guerra dei Franchi contro i Saraceni;
  2. L’amore di Orlando per Angelica;
  3. Le vicende di Ruggiero e Bradamante

Quest'ultima, in particolare, ha un profondo intento encomiastico: dall'unione tra i due personaggi nascerà la casata estense (Ludovico Ariosto lavorò per gli Este e in questo romanzo decide di esaltarne le origini). Il resto è una selva di sotto-trame.    

Orlando impazzisce di gelosia, illustrazione di Paul Gustave Dore
Orlando impazzisce di gelosia, illustrazione di Paul Gustave Dore — Fonte: ansa

I personaggi principali dell'Orlando Furioso, oltre ad Orlando e Angelica, sono appunto Carlo Magno, Rinaldo, Astolfo, Rodomonte, tutti appartenenti al ciclo carolingio, mentre del ciclo bretone, abbiamo la magia e il meraviglioso, che ritroviamo in personaggi come la maga Alcina e il mago Atlante. Tanti personaggi, tante storie: Bachtin, un grande critico letterario, definisce opere di questo genere «polifoniche», dalle moltissime voci al punto che non esiste un unico protagonista. L'Orlando Furioso è un labirinto in cui tutti i personaggi sono alla ricerca inutile e frustrante di qualcosa. Ognuno è impegnato nella propria ‘queste’ (dal francese, ricerca o inchiesta), sempre fallimentare, al punto che il movimento è perenne e circolare; il cavaliere ‘erra’.      

2.3Spazio, tempo e linguaggio nell'Orlando furioso

Lo spazio dell'Orlando Furioso non è più quello della Divina Commedia, uni-direzionale, e verticale (ovvero dall'Inferno verso il Paradiso); ma orizzontale e multi-direzionale (i personaggi si muovono quindi sullo stesso piano e vanno in diverse direzioni). Lo spazio è orizzontale; e il tempo? Il tempo è pieno di intrecci e infatti Ariosto si serve dell’entrelacement, seguendo la storia di un personaggio fino al punto di tensione, poi zac! Taglio: e si riparte da un altro personaggio, e così via, intrecciando una trama all’altra.      

Da un punto di vista stilistico, Ludovico Ariosto nell’edizione definitiva utilizzò una lingua che avesse un respiro nazionale, e quindi si affidò alle teorie di Bembo che proponeva come modello il fiorentino scritto di Boccaccio e Petrarca. Abbiamo quindi un linguaggio dai toni medi pronto a impennate sublimi, tanto quanto a discese pacate nel comico. Il metro usato nell'Orlando Furioso è l'ottava, tipica del poema epico-cavalleresco. 

2.4Le tematiche nell'Orlando furioso

Angelica e Medoro, illustrazione di Paul Gustave Dore
Angelica e Medoro, illustrazione di Paul Gustave Dore — Fonte: ansa

Come allegoria di tutta l’opera, c’è il misterioso palazzo di Atlante (Orlando Furioso, XII). Qui ognuno crede di vedere quel che sta cercando, e si perde alla sua ricerca: forse, suggerisce Ariosto, quel che desideriamo, non è che un fantasma: possiamo solo godere di quel che abbiamo, quando l’abbiamo; come Medoro che, senza far nulla, si ritrova tra le braccia Angelica, e se la gode. Gli uomini, secondo Ariosto, sono in preda al caos e alla fortuna, ma il poeta cerca di affidarsi alla grazia, all’ironia e all’armonia.  

E l’Amore? È il supremo dei godimenti (sono molte le scene erotiche in quest’opera: trovale, perché a scuola non le studierai!), ma è anche trappola pericolosa. Eppure, questa follia, l’Amore, è la molla che fa agire tutti; la bella Angelica, donna volubile e sensuale, ne è l’emblema: tutti la inseguono. Rinaldo la ama non ricambiato, Orlando impazzisce di gelosia per lei e vagherà senza senno per buona parte dell’opera (Orlando Furioso, XXIII-XXIV).  

Astolfo sulla luna, illustrazione di Filippo Pistrucci
Astolfo sulla luna, illustrazione di Filippo Pistrucci — Fonte: ansa

A questo tema si lega quello dell’oblio. Dove finisce il dolore dedicato a chi abbiamo amato inutilmente? Ariosto inventa così la sua Luna, come prolungamento della Terra, un archivio in cui finisce tutto ciò che è stato perduto sulla Terra. Astolfo vola lì a recuperare il senno di Orlando; e vi trova città scomparse, sospiri d’innamorati, il tempo perduto nel gioco (Orlando Furioso, XXXIV). Un passo meraviglioso.   

Gli ultimi canti dell'Orlando Furioso accentuano di più l’aspetto epico: si va verso lo scontro finale contro i Saraceni; le trame tendono a risolversi pur lasciando un finale aperto. Quest’opera, quindi, sintetizza la visione della realtà dell’Umanesimo cogliendone già gli elementi di crisi. Ariosto sembra presagire che molte delle guerre che di lì a poco si combatteranno, saranno causate da ciechi idealismi.   

Le lacrime e i sospiri degli amanti, / l’inutil tempo che si perde a giuoco, / e l’ozio lungo d’uomini ignoranti, / vani disegni che non han mai loco, / i vani desideri sono tanti, / che la più parte ingombran di quel loco: / ciò che in somma qua giù perdesti mai, / là su salendo ritrovar potrai.

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso (XXXIV, 75)