Cicerone: le opere

Di Micaela Bonito.

Le Opere Filosofiche e l'Epistolario di Cicerone ampiamente trattato dai tutor di latino di studenti.it


Cicerone: Indice

Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Le opere di Cicerone possono essere distinte in:

  1. Orazioni
  2. Opere retoriche
  3. Opere politiche
  4. Opere filosofiche
  5. Epistolario



LE OPERE FILOSOFICHE

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: dedicato a bruto, è considerato il capolavoro di Cicerone filosofo.
Tratta questioni etiche, e cioè il problema del sommo bene e del sommo male, che è affrontato in 5 libri comprendenti 3 dialoghi.

TUSCULANE DISPUTATIONES: anche quest'opera è dedicata a Bruto ed è ambientata nella villa di Cicerone a Tuscolo (da cui il titolo).
L'opera, in 5 libri, che segna il punto di massimo avvicinamento di Cicerone all tesi dello stoicismo più rigoroso, è condotta in forma di dialogo tra Cicerone stesso ed un anonimo interlocutore.
In un passo importante dell'opera (V, 83) Cicerone definisce il metodo che egli segue nel trattare dei problemi di maggiore importanza astenendosi dal formulare un'ipotesi, si sforza di esporre tutte le opinioni possibili e di confrontarle per vedere se alcune siano più coerenti i altre.
L'eclettismo filosofico di Cicerone obbedisce alle esigenze di un metodo rigoroso che si sforza di stabilire tra le diverse dottrine un dialogo senza spirito polemico.
La stessa ideologia di humanitas, che invitava ad un atteggiamento aperto e tollerante.
L'eclettismo ciceroniano presenta però una rigida chiusura verso l'epicureismo
, prima di tutto perchè questa filosofia conduceva al disinteressa per la politica e poi perchè escludeva la funzione provvidenziale della divinità e indeboliva i legami con la religione tradizionale.

CATO MAIOR DE SENECTUTE: scritto in un periodo di inattività politica, poco prima dell'uccisione di Cesare, Cicerone scrive questo dialogo ambientandolo nel 150, l'anno prima della morte del protagonista del titolo, Catone il Censore.
Proiettandosi nella figura di un anziano che conserva autorità e prestigio, Cicerone si rifugia in un passato ideale per eludere la propria inattività.

LAELIUS DE AMICITIA: Scritto dopo la morte di Cesare, questo dialogo segna il ritorno di Cicerone alla politica. Ambientato nel 129, poco dopo la morte di Scipione, Lelio rievocando la figura dell'amico fa alcune riflessioni sull'amicitia. Per amicitia i Romani intendevano la creazione di legami personali a scopo di sostegno politico.
Cercando di superare la tradizionale logica clientelare e di fazione dello stato aristocratico, il dialogo muove alla ricerca dei fondamenti etici delle società nel rapporto che lega fra loro la volontà degli amici.
La novità nell'impostazione ciceroniana consiste nello sforzo di allargare la base sociale delle amicizie al di là della cerchia ristretta della nobilitas.
La fiducia in un rinnovato sistema di valori, in cui l'amicizia occupi un ruolo centrale, deve servire a cementare la coesione dei boni.

DE OFFICIS: quest'opera venne iniziata nel 44. Si tratta non di un dialogo, ma di un trattato dedicato al figlio Marco.
Mentre divampava la guerra tra Antonio e i cesaricidi, Cicerone cerca nella filosofia i fondamenti di un progeto di vasto respiro, indirizzato all formazione di una morale della vita quotidiana che permetta all'aristocrazia di riacquistare il controllo sulla società.
La base filosofica viene offerta da Panezio di Rodi, filosofo stoico del II sec a.c. Nel De Officis, Cicerone afferma di rivolgersi soprattutto ai giovani: ciò conferma la funzione pedagogica che egli attribuisce al suo lavoro di divulgazione filosofica.I 3 libri in cui l'opera è divisa trattano rispettivamente l'honestum l'utile e del conflitto fra di essi.
I primi due libri hanno come fonte Sul conveniente di Panezio, il filosofo che all'epoca degli Scipioni, aveva impresso alla dottrina stoica un'impronta fortemente aristocratica, epurandola degli elementi rozzi e plebei e addolcendole l'eccessivo rigorismo morale, in modo da renderla praticabile da parte di una classe dirigente, colta, ricca e raffinata.
Il sistema delle virtù prevedeva al primo posto la beneficentia, ovvero il mettere a disposizione della comunità gli averi del singolo.
Questa però non doveva sfociare nella corruzione, ma doveva essere lontana dalle ambizioni personali.
Molto importante è la magnitudo animi, che per Panezio era l'istinto naturale a primeggiare sugli altri: Cicerone però sottopone tale virtù ad un disprezzo quasi ascetico nei confronti dei beni terreni e del potere.
Ogni istinto naturale deve essere dunque regolato dal logos, cioè la ragione. Essa trasforma l'istinto in virtù svuotandolo di ogni traccia di egoismo e ambizione.
Solo allora l'istinto può mettersi al servizio dello stato e della collettività.
Nel sistema etico fin qui descritto, il regolatore generale degli istinti e delle virtù che permette di integrarsi in un tutto armonico è la temperanza, che si manifesta all'esterno in un'apparenza di approrpiata armonia di gesti e pensieri, che assume il nome di decorum.
L'autocontrollo che Cicerone caldeggia persegue un fine ben determinato: l'approvazione degli altri. La costante attenzione a ciò che gli altri possono pensare, la preoccupazione a non urtarne la suscettibilità sono un portato necessario della fitta rete di obblighi sociale in cui a Roma si trovano inseriti i membri degli strati superiori.

L’EPISTOLARIO

L’epistolario di Ciceone è la raccolte di lettere più famosa del mondo antico: essa divenne per il mondo classico un modello per un vero e proprio genere letterario, l’epistolografia.
Le lettere ciceroniane si dividono in due tipi: il primo è caratterizzato da lettere private, rivolte ad amici e parenti, che sono solitamente abbastanza brevi e hanno carattere informativo o affettivo.
Al secondo tipo appartengono quelle che potremmo definire “aperte”: si tratta di lettere che,pur avendo un primo destinatario esplicito, erano in realtà rivolte ad un pubblicopiù allargato.
Esse trattavano argomenti di maggiore rilevanza, anche politici e filosofici.
Le Ad familiares si collocano a metà tra la lettera privata e lo scritto con intento letterario.
Alcune sono indirizzate ad amici o parenti, altre invece, per il nome dei destinatari (Cesare, Pompeo o Catone l’Uticense) sembrano essere più delle lettere ufficiali.
Tra le lettere personali ricordiamo quelle indirizzate al suomigliore amico Attico le quali raccolgono commenti, notizie, pettegolezzi e informazioni minute della realtà quotidiana ai tempi di Cicerone.
Esse sono anche un prezioso documento di quello che era il latino parlato: scritte in un vivace sermo cotidianus, ci mettono di fronte alla viva voce del latino parlato dei Romani dell’alta società