Seneca: le opere (2° parte)

Di Micaela Bonito.

Descrizione sul periodo di collaborazione con Nerone e le opere scritte in quel periodo

Seneca: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Le opere e i periodi più salienti di Seneca:
- Durante l'esilio: Le Consolationes
- Al ritorno dall'esilio: L' Apolokuntosis (o Ludus de Morte Claudii)
- Collaborazione con Nerone: De ira, De clementia, De tranquillitate animi
- Rottura con Nerone e ritiro dalla politica: De otio, De beneficiis, De beneficiis, Naturales quaestiones, Epistulae ad Lucilium
- La produzione drammatica

IL PERIODO DI COLLABORAZIONE CON NERONE

Seneca rimase al fianco di Nerone fino al 62 a.C.; insieme al prefetto del pretorio Afranio Burro fu il consigliere più influente ed onorato dall’imperatore. La tradizione storiografica filonobiliare attribuisce alla buona influenza di Seneca i primi anni di buon governo di Nerone; in seguito si sarebbe rivelata la vera natura dell’imperatore che lo avrebbe condotto al suo dominio tirannico e sanguinario di cui fu vittima lo stesso Seneca.
Il ruolo di Seneca a fianco dell’imperatore mirava ad attuare un progetto pedagogico che doveva portare a forgiare il principe secondo il modello e le virtù del buon sovrano. Ma il progetto senechiano mirava non solo a fornire un modello di sovrano, le cui virtù fossero tratte dalla speculazione stoica e dalla tradizione romana, ma anche di gettare le basi per una collaborazione fra l’uomo di cultura e il detentore del potere, grazie al quale l’intellettuale avesse la funzione di pedagogo e di orientatore della coscienza del principe.
A livello politico mirava a gettare le basi per un compromesso tra l’imperatore e la nobilitas, in virtù del quale l’aristocrazia riconosceva il potere del principe, e quest’ultimo si impegnava a conformarsi al modello del buon sovrano, garantendo così la nobilitas dal pericolo di eventuali abusi di potere nei suoi confronti.
Il vasto e ambizioso progetto senechiano è documentato dagli scritti contenuti nella raccolta dei dialoghi. Già in uno degli scritti giovanili di Seneca si può cogliere un primo accenno al progetto del principe ideale che occuperà gli anni centrali della sua attività : si tratta del De ira, in tre libri, composto probabilmente nei primi anni del regno di Claudio.
L’argomento centrale dell’opera è la collera, di cui si indagano le ragioni psicologiche e le conseguenze in campo sociale. La collera incontrollata è considerata una caratteristica saliente del tiranno, di colui che non conosce nessun freno al proprio sconfinato potere: non a caso nel trattato ricorre molto spesso il nome di Caligola, che viene additato come esempio di principe folle che si lascia trascinare dalle proprie passioni, fino a sconfinare in atti sanguinari; al contrario invece Augusto è nominato come modello di saggezza e moderazione: di lui vengono narrati molti aneddoti per provare che il suo dominio delle passioni e il controllo dell’ira lo hanno reso come modello del buon sovrano.
La necessità della moderazione e del sacrificio in vista del benessere dei sudditi è il tema centrale del De clementia, l’opera di Seneca che tratta in modo più organico il problema delle virtù del principe ideale. Il trattato era dedicato a Nerone, da pochi anni giunto al potere: tema centrale dell’opera è la necessità che un sovrano, il quale aspiri ad essere un rex iustus, amato dai suoi sudditi, usi la clementia come principio basilare del proprio governo.
Nel De clementia troviamo anche i motivi già presenti nell’Ad Polybium, che testimoniano il sorgere dell’ideologia del burocrate. Nell’opera il principato è definito come una nobile servitù, a cui l’imperatore è costretto per il bene dello stato.
Il potere diventa dunque non più un privilegio, ma un onus, cioè un peso che l’imperatore deve sobbarcarsi per il bene dei suoi sudditi.
Nel De tranquillitate animi Seneca dibatte il problema dell’aristocratico, seguace della filosofia stoica, all’interno della corte imperiale. L’opera è dedicata ad Anneo Sereno, prefetto delle guardie imperiali, deluso e disgustato dalle alterne vicende della vita politica. Seneca ricorda all’amico che il saggio stoico non si lascia trascinare dagli ondeggiamenti della fortuna, perché è in grado di imporsi il controllo assoluto delle passioni.
La parte più interessante del De tranquillitate animi è quella che riguarda la partecipazione alla vita politica: secondo Seneca, la filosofia stoica impone al sapiente di occuparsi attivamente delle vicende dello Stato, anche se ciò ostacola il raggiungimento dell’equilibrio interiore. Il De tranquillitate animi, completa il progetto pedagogico senechiano, sottolineando la funzione centrale che l’intellettuale aristocratico deve avere a fianco del principe.