Sallustio: le opere 2/2

Di Micaela Bonito.

Nozioni sulla monografia De Bello Iugurthino e opera storica di carattere annalistico: Historiae

Sallustio: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Le opere di Sallustio più importanti:
- De coniuratione Catilinae
- De Bellum Iugurthinim
- Historiae


De Bello Iugurthino

La seconda monografia di Sallustio, composta fra il 41 e il 39 a.C., narra le vicende della guerra sostenuta da Roma contro il re Giugurta, re della Numidia (111-105 a.C.). Nel proemio dell’opera l’autore afferma di essersi interessato a queto episodio perché fu quella l’occasione che alcuni incominciarono ad opporsi alla superbia nobilitas.
Egli interpreta tale evento in chiave di un conflitto tra aristocratici e democratici: i primi che intendono mantenere la gestione della politica estera a favore del proprio tornaconto personale, i secondi che invece vogliono intervenire nei processi decisionali per spezzare una volta per tutta questo monopolio.
L’accusa contro l’aristocrazia romana era motivata, oltre che da dati oggettivi, anche dalla origine sociale dello storico: egli infatti era ricco, ma era un homo novus (cioè la sua famiglia non vantava magistrati), di conseguenza sosteneva le forze politiche emergenti. Egli si fa portavoce delle esigenze degli equites e dei provinciali che aspiravano ad una partecipazione più massiccia nella gestione dello stato; esalta il valore individuale dei cittadini e il diritto di ognuno a emergere per i propri meriti.

Pur condividendo il programma politico dei populares Sallustio non ne approvava l’estremismo: è contrario ad ogni tentativo di rivoluzionare le istituzione di Roma o di mettere in crisi la proprietà.
Per questo la sua ammirazione per Mario, l’uomo che seppe opporsi all’arroganza militare è limitata dalla consapevolezza della sua responsabilità nelle guerre civili: la sua riforma nel reclutamento dell’esercito, infatti, avrebbe portato all’affermazione del proletariato militare e alla formazioni di eserciti personali, che sarebbero stati la chiave del crollo della repubblica.

Il suo ritratto emerge indirettamente dal discorso che Sallustio gli fa pronunciare davanti al popolo quando, console incaricato di portare a temine le operazioni in Numidia, chiede l’arruolamento della plebe. Mario si presenta come l’erede del mos maiorum, come difensore degli interessi dello stato e valido combattente.
Nelle sue parole viene esaltata la virtus derivante dalle proprie capacità e dai propri meriti e non da una nobile discendenza. Attraverso di lui Sallustio esalta i valori della tradizione e nello stesso tempo si fa interprete di quei ceti emergenti che reclamavano un ruolo nella direzione dello stato: solo con l’ingresso di elementi nuovi e vitali la nobilitas corrotto avrebbe ritrovato le proprie originarie virtù

Il moralismo austero del De coniuratione Catilinae lo ritroviamo anche tra le pagine del Bellum Iugurthinum: Giugurta, l’eroe negativo, si corrompe a contatto con la società romana, dove impara che tutto si può comprare e se ne serve a suo vantaggio; l’eroe positivo invece è Mario che è dotato di tutte le doti dell’uomo grande, ma anche lui si mostra incapace di rifondare lo stato perché privo di moderazione.

Historiae

Le Historiae, in 5 libri, di cui ci restano 4 discorsi, 2 lettere e numerosi frammenti, narravano le vicende dello Stato romano dal 78 a.C., anno della morte di Silla, fino al 67 a.C., data della vittoria di Pompeo sui pirati.

Con le Historiae Sallustio abbandona il genere monografico per passare a quello tradizionale di tipo annalistico.
Dai frammenti in nostro possesso deduciamo che anche quest’opera era dominata da una tendenza anti-aristocratica di fondo e da un severo moralismo.
Come nelle monografie, lo storico professa l’imparzialità di giudizio, condannando i personaggi democratici che erano ricorsi alla demagogia e lodando i personaggi aristocratici per essersi opposti alla degenerazione della lotta politica.

Un elemento di novità è dato dalle digressioni geografiche ed etnografiche: prendendo spunto dalle varie popolazioni con cui Roma veniva in contatto durante la sua espansione, Sallustio descrive la Spagna, l’Armenia, la Gallia e l’Africa.