Cicerone: le opere

Di Micaela Bonito.

Le Opere Retoriche e le opere politiche di Cicerone. Di seguito i dettagli e gli approfondimenti


Cicerone: Indice

Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Le opere di Cicerone possono essere distinte in:

  1. Orazioni
  2. Opere retoriche
  3. Opere politiche
  4. Opere filosofiche
  5. Epistolario


LE OPERE RETORICHE

Quasi tutte le opere retoriche di Cicerone sono state scritte a partire dal 55, dopo l'esilio: esse nascono dall'esigenza di dare una risposta politica e culturale alla crisi.

DE INVENTIONE: Il De Inventione (dove inventio indica il reperimento dei materiali da parte dell'oratore) tratta il problema se per un buon oratore sia sufficiente la conoscenza delle tecniche retoriche e se gli sia utile solo la cultura nel campo del diritto della filosofia e dela storia.
Nel proemio Cicerone si pronuncia in favore di una sintesi di eloquentia e sapientia (cioè cultura filosofica), quest'ultima ritenuta necessaria alla formazione morale dell'oratore.

DE ORATORE: Composto nel 55, il dialogo è ambientato nel 91,al tempo dell'adolescenza di Cicerone, e vi prendono parte Licinio Crasso e Marco Antonio, nonno del triumvro.
Anche in quest'opera si discute sulla formazione ideale dell'oratore: nel I libro Crasso sostiene la necessità di una vasta formazione culturale, Antonio, invece, gli contrappone un oratore più istintivo e autodidatta la cui arte si fondi sulle proprie doti naturali e sulla pratica del foro. Nel II e III libro si discutono questioni di ordine stilistico.
Nell'ottica di Crasso, alla fine l'oratore, che deve avere doti di probitas e prudentia, finisce con identificarsi con il vir bonus, ovvero la formazione dell'oratore viene a coincidere con quella dell'uomo politico della classe dirigente.
Il modello a cui si ispira Cicerone per i suoi dialoghi è sicuramente quello di Platone, la cui ripresa segna un notevole scarto rispetto agli aridi manuali dei retori latini e greci, che si limitavano a enunciare regole. Cicerone ha saputo creare un'opera viva e interessante, che, riprendendo la tradizione platonica, è stata arricchita dalla tradizione dell'esperienza romana.

BRUTUS:Scritto nel 46, questo dialogo affronta la storia dell'eloquenza e dibatte le polemiche di stile che contrapponevano all'epoca i sostenitori della corrente atticista e di quella asiana.
La rivendicazione della capacità di muovere gli affetti come compito principale dell'oratore nasceva proprio dalla polemica nei confronti della tendenza atticista i cui sostenitori rimproveravano a Cicerone di non aver reso le distanze dall'asianesimo: le accuse si riferivano alle numerose rindondanze del suo stile oratorio, al frequente uso di figure retoriche, all'abuso di facezie.Gli avversari di Cicerone prediligevano uno stile semplice asciutto e scarno e individuavano il loro modello nell'otratore attico del IV secolo a.C Lisia.
Il Brutus vede come protagonisti Marco Bruto, uno dei principali rappresentanti della corrente atticista, Attico e lo stesso Cicerone. Qui egli traccia una storia dell'eloquenza greca e romana, che diventa un pretesto per rievocare le tappe culminanti della sua carriera oratoria: l'ottica in cui Cicerone guarda al passato è quella di una rottura degli schemi tradizionali che contrapponevano i generi di stile asiani e atticisti.
La rottura rispecchia la pratica oratoria di Cicerone: le varie esigenze, le diverse situazioni richiedono il ricorso all'alternanzadi registri diversi. Questa oratoria senza schemi trova il suo modello in Demostene, oratore ateniese del IV secolo a.C.

LE OPERE POLITICHE

DE RE PUBLICA: Scritto fra il 54 e il 51, questi dialogo cerca di identificare la migliore forma di stato nella costituzione romana al tempo degli Scipioni. Il dialogo si svolge nel 129 nella villa di Scipione l'Emiliano, che con l'amico Lelio è uno dei principali interlocutori.
Il dialogo ci è giunto in modo frammentario: una parte cospicua venne trovata agli inizi del secolo scorso in un palinsesto vaticano; altre sezioni sono state trasmesse attraverso le citazioni di altri autori antichi come Agostino, mentre indipendentemente dal resto ci è giunta la sezione finale dell'opera il cosiddetto Somnium Scipionis.
Nel I libro Scipione parte dalla dottrina aristotelica delle 3 forme di governe e della loro degenerazione nele forme estreme, la monarchia che degenera in tirannide, il regime aristocratico in oligarchia (governo di pochi) e la democrazia in oclocrazia(governo della "folla" quindi della feccia).
Riprendendo la tesi dello storico greco Polibio, Scipione afferma che la costituzione romana è quella migliore perchè è mista, cioè presenta i caratteri della monarchia nella figura dei due consoli, i caratteri della aristocrazia nel senato e quelli della democrazia nell'istituzione dei comizi.
L'esaltazione del regime misto vale come un'esaltazione della repubblica aristocratica degli Scipioni.
Nel III libro si tratta del problema della iustitia ed era in parte dedicato ad un tentativo di confutazione dell'acutissima critica che l'accademico Carneade (n.d.r:"Carneade chi era costui?"chi pronucia questa famosa frase?) aveva svolto all'imperialismo romano: soprattutto la critica si incentrava sul bellum iustum, ovvero il concetto al quale i Romani ricorrevano per estendere il loro impero col prestesto di soccorrere i propri alleati(cioè sudditi) in difficoltà.
Negli ultimi libri viene introdotta la figura del princeps, ovvero del governatore ideale.
Questo non deve far pensare che Cicerone abbia in questo modo anticipato i futuri esiti augustei: probabilmente egli si ispirava semplicemente al ruolo che aveva ricoperto Scipione nella repubblica romana.
Non pensa dunque ad una riforma costituzionale, ma alla coagulazione del consenso politico intorno a leader prestigiosi, che siano sostegno del senato e della repubblica

DE LEGIBUS: Iniziato nel 52 e probabilmente pubblicato postumo, il De Legibus viene ambientato nella villa di Cicerone ad Arpino, dove avviene il dialogo sulle leggi tra lo stesso Cicerone, il fratello Quinto e l'amico Attico.
Nel I libro viene esposta la tesi stoica secondo la quale la legge non è nata per convenzione(cioè per un accordo tra gli uomini) ma si basa sulla ragione innata di tutti gli uomini quindi è data da dio.
Nel II libro si espongono le leggi che dovrebbero essere in vigore nel migliore degli stati.
Nel III libro Cicerone presenta il testo delle leggi riguardanti i magistrati.